Cassazione Penale, Sentenza n. 46875/2023 del 22/11/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I tre ricorrenti impugnano la conferma delle condanne per importazione di oltre 84 kg di cocaina occultata in sostegni metallici di una cisterna importata dal Cile. Le censure principali erano: incompetenza territoriale del Tribunale di Livorno (le difese indicavano sedi alternative legate a società coinvolte: Prato, Firenze, Milano, Velletri, Latina); vizio di motivazione e mancata corrispondenza tra fatto contestato (importazione) e condotta accertata (secondo i ricorrenti: solo trasporto o tentato trasporto); nullità del decreto di citazione per indeterminatezza dell'imputazione; richiesta di riapertura dell'istruttoria per assumere una prova ritenuta decisiva; contestazione della qualificazione di alcuni reati (es. natura consumata vs tentata, idoneità del documento contraffatto all'espatrio); contestazione della sussistenza dell'aggravante di cui all'art. 73, comma 6, d.P.R. 309/1990 e della mancata concessione delle attenuanti generiche. Inoltre un ricorso a firma dell'avv. Petrella relativo ad Aversano è stato presentato dopo che il mandato era stato revocato, dunque rilevato come irrituale.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato tutti i ricorsi infondati e ha altresì escluso l'efficacia dell'impugnazione redatta dall'avv. Petrella per mancanza di mandato all'epoca del deposito. In particolare: - È stata respinta l'eccezione di incompetenza territoriale: la competenza si è radicata nel luogo del primo attracco (porto di Livorno) poiché l'importazione era già stata perfezionata al momento degli atti successivi; il coinvolgimento delle società con sedi in altre città non è emerso come consapevole partecipazione al reato e quindi non ha alterato la competenza. - È stata confermata la qualificazione del fatto come importazione e la continuità fra le varie fasi (importazione, sdoganamento, trasporto) come manifestazione di un unico progetto criminoso anche se dilazionato nel tempo; perciò le successive condotte sono state assorbite nella fattispecie di importazione. - La richiesta di riapertura dell'istruttoria è stata ritenuta infondata per insussistenza di ragionevole utilità e per scelta discrezionale non affetta da manifesta illogicità. - Il vizio di indeterminatezza del capo di imputazione (richiamato da Pitolli) è stato qualificato come nullità relativa e sanata/omessa dalla difesa se non riproposta nei termini processuali (prima discussione). - La Corte ha ritenuto correttamente contestata e motivata l'applicazione dell'aggravante di cui all'art. 73, comma 6, d.P.R. 309/1990, avendo i giudici di merito indicato le condotte specifiche poste in essere dai tre imputati e la loro cooperazione. - Sono confermate le condanne e le pene già inflitte in primo e secondo grado: Aversano Benito: 9 anni e 8 mesi di reclusione e euro 46.000,00 di multa; Ciarelli Luigi: 12 anni di reclusione e euro 62.000,00 di multa; Pitolli (Pitoni/ Pitolli) Claudio: 9 anni e 4 mesi di reclusione e euro 41.000,00 di multa. In sintesi, la Cassazione ha respinto i motivi di gravame e confermato la validità degli accertamenti di responsabilità e delle congruità sanzionatorie operate dai giudici di merito.
Norme richiamate
d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 73, comma 6
L'aggravante per il concorso di tre o più persone è stata ritenuta sussistente solo se la pluralità di soggetti è riferibile a una delle condotte previste dalla fattispecie (es. importazione, detenzione, offerta ecc.). La Corte ha accertato che i tre imputati hanno svolto ruoli concreti e coordinati nelle pratiche di sdoganamento e nel tentativo di trasporto, giustificando l'applicazione dell'aggravante.
Codice penale, art. 61, n. 2
Richiamato in relazione alla valutazione della personalità del condannato e alla determinazione della pena: la Corte territoriale ha motivato la pena più grave per Ciarelli in ragione della sua maggiore 'caratura criminale' e dei precedenti, applicando criteri di personalità ai fini della determinazione della pena ai sensi di quest'articolo.
Codice di procedura penale, art. 429
Stabilisce i requisiti del decreto che dispone il giudizio; la Corte ha considerato le eccezioni di indeterminatezza del capo di imputazione come relative e dunque sanabili e non rilevabili d'ufficio se non tempestivamente contestate.
Codice di procedura penale, art. 491, comma 1
Richiamato per indicare il termine entro il quale deve essere proposta l'eccezione di nullità del decreto di citazione (prima apertura del dibattimento): la mancata riproposizione in dibattimento comporta la perdita della eccezione.
d.P.C.m. 26 agosto 1999, n. 437, art. 3, commi 1 e 2
Norma richiamata in tema di validità della carta d'identità ai fini dell'espatrio; la Corte ha osservato che chi contesta l'idoneità di un documento a consentire l'espatrio deve fornire prova di tale inidoneità, onere che nel caso non è stato soddisfatto.
Codice penale, art. 497-bis, comma secondo
Riferito alla riqualificazione di una delle imputazioni relative ai documenti falsificati; la Corte ha ritenuto corretta la riqualificazione operata in sede di merito purché fondata e motivata.
Codice di procedura penale, artt. 518, 521, 546, comma 1, lett. c)
Citati come doglianza dai difensori (richieste di applicazione/interpretazione relative al processo e al vizio di imputazione); la Corte ha ritenuto le doglianze generiche o infondate e ha rigettato i rilievi relativi ad eventuali violazioni procedurali dedotte dai ricorrenti.
Principio di competenza territoriale (giurisprudenza: primo attracco della nave)
La Corte ha applicato il principio consolidato secondo cui, in materia di importazione di stupefacenti, la competenza può essere radicata nel luogo del primo attracco della nave sul territorio nazionale quando il reato di importazione si sia già perfezionato in quel luogo.
Massime di principio
- Competenza territoriale: quando l'importazione di stupefacenti è già perfezionata al primo attracco, la competenza si radica nel luogo di primo approdo (es. porto) anche se società coinvolte hanno sedi in altre città; la responsabilità consapevole dei vertici societari deve risultare dagli elementi investigativi per spostare la competenza.
- Continuità del progetto criminoso: fasi distinte (importazione, sdoganamento, trasporto) possono essere considerate un unico reato unitario se perseguono lo stesso finalismo e si collocano in un progetto operativo unitario, anche se dilazionate nel tempo; in tal caso le fasi successive sono assorbite dalla fattispecie principale.
- Nullità del capo di imputazione: l'indeterminatezza del decreto che dispone il giudizio costituisce nullità relativa, rilevabile solo se tempestivamente eccepita (in dibattimento entro i termini stabiliti) e può essere sanata dalla mancata tempestiva opposizione della difesa.
- Onere della prova specifica: contestare la natura di un documento (es. idoneità alla espatrio) richiede adeguata allegazione probatoria da parte dell'imputato; mere affermazioni alternative non bastano a scalfire la motivazione dei giudici di merito.
- Aggiornamento e specificità della contestazione dell'aggravante: l'aggravante per il concorso di tre o più persone richiede che la pluralità di soggetti sia riferita a una specifica condotta prevista dalla norma (non è sufficiente la sola pluralità di attori senza indicazione dei ruoli concreti).
- Ricorsi redatti da difensori privi di mandato: atti di impugnazione depositati da un difensore dopo la revoca del mandato sono irripetibili e non rilevabili; il difensore che non ha più procura non può validamente proporre ricorso.
- Discrezionalità del giudice del gravame: la decisione di riaprire o meno l'istruttoria in appello è discrezionale e sindacabile in cassazione solo per manifesto vizio di logica o illogicità; la mera prospettazione di utilità probatoria non è sufficiente.
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