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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40358/2023 del 04/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza di appello che confermava condanne per associazione a delinquere finalizzata a furti ed estorsioni, vari furti aggravati, detenzione illecita di stupefacenti e detenzione di arma. Le censure principale sono: (a) travisamento della prova e vizi di motivazione rispetto al possesso dell'arma contestata; (b) eccessiva affidamento sulle dichiarazioni del collaboratore per il reato di spaccio e mancata corroborazione; (c) carenza della descrizione in fatto delle aggravanti del furto (art. 625 nn. 2,5,7) e violazione del principio di correlazione fra accusa e sentenza; (d) insussistenza del vincolo associativo per mancanza di stabilita e permanenza dell'organizzazione; (e) vizio nella qualificazione della recidiva reiterata e conseguente impatto sulla prescrizione e sul calcolo della pena; (f) questioni processuali relative al diritto di difesa e tempestività delle eccezioni (art. 491 c.p.p. e altri rimedi processuali).

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato solo il ricorso di Giovannelli: ha annullato senza rinvio la condanna limitatamente al capo M (furto aggravato) perche il reato non poteva essere perseguito alla luce del mutato regime di perseguibilita introdotto dalla cosiddetta riforma Cartabia e per l'assenza della necessaria querela/condizione di procedibilita. Tale annullamento ha effetto estensivo anche nei confronti dei coimputati per il medesimo capo (Cipriano, Muscatelli, Cavalieri Foschini), comportando la rimozione dell'aumento di pena di cinque mesi relativo a quel capo e la rideterminazione della pena complessiva. Tutti gli altri ricorsi (Cipriano, Cavalieri Foschini, Muscatelli) sono stati dichiarati inammissibili o manifestamente infondati per motivi di genericita o perche deducevano valutazioni di merito non sindacabili in Cassazione. Di conseguenza la sentenza di merito e' annullata parzialmente per capo M (in favore di Giovannelli e, per estensione, degli altri imputati), mentre per il resto la condanna e' confermata.

Norme richiamate

  • art. 416 cod. pen.

    La Corte valuta la sussistenza del reato associativo richiedendo prova di una struttura stabile, di una divisione dei compiti e di una durata non meramente episodica; nel caso si e' ritenuta provata la permanenza del vincolo per un periodo ritenuto superiore agli episodi immediati.

  • art. 416 bis cod. pen.

    Richiamato nel ragionamento sul rapporto tra reato associativo e aggravante teleologica: la Corte osserva che l'aggravante teleologica non e' stata in concreto applicata e che, in linea teorica, vi sarebbe incompatibilita tra l'elemento costitutivo del reato associativo e la medesima aggravante.

  • art. 625 cod. pen. (n. 2, 5, 7)

    Le aggravanti del furto (effrazione o mezzo fraudolento, concorso di piu persone, esposizione a pubblica fede) devono risultare adeguatamente desumibili dall'imputazione in diritto e dagli atti; tuttavia la Corte conferma che la indicazione della sola norma in diritto puo' essere sufficiente se il capo d'imputazione consente all'imputato di conoscere i fatti e difendersi. Nel caso la mancata esplicita descrizione in fatto e' stata ritenuta, in molti punti, eccepibile ma talune eccezioni sono state dichiarate tardive.

  • art. 73, quinto comma, D.P.R. 309/90

    Il fatto di detenzione di stupefacenti e' stato riqualificato ai sensi di questa disposizione (rideterminazione della pena), con riconoscimento di una diversa fattispecie applicabile alla condotta.

  • art. 497 cod. pen.

    Utilizzato per la qualificazione dell'illecito relativo alla detenzione della cartuccia calibro 9; la Corte ha dichiarato estinta per prescrizione la contravvenzione relativa a tale condotta.

  • art. 491 cod. proc. pen.

    La Corte ha ritenuto che l'eccezione di nullita relativa alla mancata contestazione in fatto delle aggravanti fosse tardiva se sollevata oltre i termini di legge; pertanto molte doglianze sulla contestazione delle aggravanti sono state dichiarate inammissibili per decadenza.

  • art. 69 cod. pen.

    Richiamato nel bilanciamento tra aggravanti e attenuanti: la Corte ricorda che, per reati unificati, il bilancio va fatto sul reato piu grave e che l'esistenza della recidiva reiterata puo' precludere la prevalenza delle attenuanti.

  • art. 99 cod. pen. (comma quarto)

    Evidenziato nell'ambito delle interazioni tra recidiva e possibilita' di prevalenza delle attenuanti: la recidiva reiterata impedisce, in concreto, che le attenuanti prevalgano sull'aggravante.

  • art. 163 cod. pen.

    Citato nel quadro della discussione sull'estinzione degli effetti penali di sentenze di patteggiamento: la Corte osserva che l'estinzione opererebbe solo se fosse stato concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena e non fossero intervenute ulteriori condanne nei cinque anni successivi.

  • art. 2 cod. pen.

    Richiamato per l'applicazione della norma penale piu favorevole: la Cassazione applica le norme piu favorevoli intervenute nel frattempo, come la riforma che ha inciso sulla perseguibilita dei furti aggravati.

  • art. 521 cod. proc. pen.

    Richiamato dalle difese in relazione a presunte violazioni del principio di correlazione tra imputazione e sentenza; la Corte valuta la rilevanza e l'ammissibilita' delle censure mosse con riferimento a questa norma.

  • art. 157 cod. pen.

    Invocato per sostenere l'estinzione del reato associativo in una certa epoca; la Corte ha comunque ritenuto infondata la censura o priva di adeguato interesse.

  • Convenzione europea dei diritti dell'uomo, art. 6

    Richiamato dalle difese con riferimento al diritto a un giusto processo e al diritto di difesa; la Corte ha valutato tale profilo ma lo ha considerato non sussistente o le censure non sufficientemente specifiche.

  • Costituzione italiana, artt. 24 e 111

    Invocate per ragioni di diritto di difesa e giusto processo; la Corte ha ritenuto che le doglianze fossero, in larga parte, generiche o tardive.

Massime di principio

  • Per censurare in Cassazione vizi di motivazione occorre indicare punti specifici e dimostrare manifesti travisamenti della prova; le valutazioni alternative di merito in genere non sono ammesse.
  • La mancata descrizione in fatto delle aggravanti nel capo di imputazione puo' costituire vizio, ma l'eccezione deve essere sollevata tempestivamente (art. 491 c.p.p.); se tardiva, e' inammissibile.
  • L'accertamento del reato associativo richiede prova della stabilita, durata e divisione dei compiti; conversazioni isolate e incontri episodici possono non essere sufficienti a fondare l'associazione.
  • La recidiva reiterata incide sul calcolo della pena e sulla possibilita' che le attenuanti prevalgano; la qualificazione della recidiva richiede motivazione e verifica dei precedenti e dei loro effetti penali.
  • Mutamenti normativi favorevoli sopravvenuti (principio di favore) devono essere applicati e possono rendere improseguibile l'azione penale se ricorrono condizioni nuove (es. modifiche sulla procedibilita' del furto aggravato); verificare sempre la sussistenza di querela o condizione di procedibilita.
  • Un annullamento in Cassazione non esclusivamente personale puo' avere effetto estensivo sui coimputati per lo stesso capo di imputazione, producendo vantaggi anche a chi non ha proposto ricorso.
  • Le accuse basate su dichiarazioni di collaboratori vanno corroborate da elementi indipendenti; le intercettazioni possono corroborare ma richiedono interpretazione cauta e motivata.
  • Richieste processuali e eccezioni procedurali devono essere formulate con precisione e documentate: la genericita' conduce in Cassazione all'inammissibilita'.

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