Cassazione Penale, Sentenza n. 50765/2023 del 20/12/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente ha impugnato la sentenza confermata dalla Corte d'Appello di Milano che lo aveva condannato, con rito abbreviato, per la violazione dell'art. 10, comma 2, del d.l. n. 14/2017 (inosservanza del divieto di accesso disposto dal Questore). CHEAZIM contestava la motivazione in ordine alla sua responsabilità penale, sostenendo che non fosse adeguatamente provato che stesse svolgendo l'attività di parcheggiatore abusivo al momento del controllo e che la sola circostanza di essere "munito di borsello" non fosse sufficiente a comprovare tale attività.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le censure del ricorrente configurassero un sindacato di merito sulle valutazioni probatorie della Corte territoriale (in linea con il primo giudice), sindacato non consentito in sede di legittimità. Ha inoltre affermato che, una volta accertata la legittimità e l'adeguata motivazione del provvedimento del Questore (compresa la reiterata violazione di precedenti ordini e precedenti penali del ricorrente), la contravvenzione prevista dall'art. 10, comma 2, è integrata dalla sola violazione del divieto di accesso, indipendentemente dall'effettivo esercizio in quel momento dell'attività che aveva motivato il divieto. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla rifusione di Euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
d.l. n. 14 del 2017, art. 10 comma 2; art. 9
La Corte interpreta l'art. 10, comma 2, nel senso che il reato si realizza con la semplice inosservanza del divieto di accesso disposto dal Questore (ai sensi dell'art. 9 per le aree indicate), senza che sia necessario dimostrare che l'accesso sia stato effettuato per proseguire l'attività che aveva motivato il divieto. La legittimità e la corretta motivazione del provvedimento amministrativo devono essere previamente verificate, ma se ritenute corrette la violazione integra il reato in sé.
Massime di principio
- La violazione del divieto di accesso disposto dal Questore (art. 10, comma 2, d.l. n. 14/2017) è sanzionata anche se non si prova che l'imputato stesse concretamente esercitando l'attività che aveva giustificato il divieto; la pura presenza in area vietata può integrare il reato.
- In Cassazione non è consentito un nuovo esame delle risultanze di fatto e delle valutazioni probatorie compiute dai giudici di merito; i motivi di ricorso devono riguardare questioni di diritto o vizi formali/di motivazione rilevabili in questa sede.
- La legittimità e la motivazione del provvedimento amministrativo (es. divieto di accesso del Questore) possono essere oggetto di verifica giudiziale: se il giudice di merito le ritiene adeguatamente provate, ciò legittima la condanna per l'inosservanza del divieto.
- Elementi indiziari materiali (come il possesso di strumenti o accessori correlati all'attività, es. un "borsello") possono rafforzare la valutazione che la persona sia collegata all'attività vietata, ma non sono necessari per la sussistenza del reato di inosservanza del divieto di accesso quando il divieto stesso è legittimo e motivato.
- Chi impugna una decisione penale deve cercare di evidenziare errori giuridici o vizi motivazionali specifici e non limitarsi a proporre una diversa ricostruzione dei fatti; altrimenti il ricorso rischia di essere dichiarato inammissibile.
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