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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28279/2022 del 19/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza che ha negato l'autorizzazione ad accedere a un'area cortiliva pertinenziale dell'abitazione mentre si trova agli arresti domiciliari. Sosteneva che l'ordinanza genetica non proibiva l'uscita nel cortile, che il cortile è pertinenza esclusiva dell'abitazione e che la giurisprudenza consente l'accesso alle pertinenze salvo divieto espresso. Ha contestato la motivazione del Tribunale e della Corte d'appello, ritenendola illogica rispetto alla mancanza di pregiudizio per i controlli di polizia e rispetto alla natura chiusa della pertinenza.

La decisione

La Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha ritenuto congrue le ragioni del Tribunale e della Corte d'appello, che hanno limitato l'accesso al cortile per prevenire possibili contatti con estranei e il rischio di agevolazione della reiterazione di reati (trattandosi di detenzione di rilevanti quantitativi di stupefacenti e armi). La Corte ha anche richiamato il principio secondo cui il giudice può circoscrivere la nozione di abitazione e vietare l'accesso a pertinenze quando le caratteristiche logistiche rendono incompatibile la misura cautelare. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 284 cod. proc. pen.

    art. 284, comma 2 e art. 284, comma 1-bis, cod. proc. pen.

    L'autorità giudiziaria può limitare i contatti dell'interessato con terze persone e valutare le esigenze di tutela nella scelta del luogo degli arresti domiciliari, adattando la misura alle peculiarità del caso concreto

  • Cass. Sez. 6, n. 32371 del 27/03/2019

    pronuncia richiamata dalla sentenza che afferma la possibilità per il giudice di 'circoscrivere' la nozione di abitazione inibendo l'accesso alle pertinenze quando le caratteristiche logistiche non salvaguardino le esigenze cautelari

    La giurisprudenza di legittimità ammette che, anche in assenza di una norma espressa, il giudice possa prescrivere divieti sulle pertinenze dell'abitazione se ciò è necessario per garantire l'efficacia dei controlli e le finalità della misura cautelare

  • Orientamento giurisprudenziale sulla nozione di abitazione e pertinenze

    richiami a precedenti che considerano parte dell'abitazione anche aree condominiali, giardini o cortili, salvo diversa valutazione del giudice

    Sebbene le pertinenze usualmente siano accessibili, tale regola non è assoluta: la loro fruizione può essere limitata quando caratteristiche come affaccio sulla pubblica via, bassa recinzione o presenza di punti di contatto con terzi possano compromettere le finalità cautelari

Massime di principio

  • La qualifica di 'pertinenza' dell'abitazione non garantisce di per sé il diritto ad accedervi durante gli arresti domiciliari se il giudice ritiene che le sue caratteristiche logistiche possano ostacolare le esigenze cautelari
  • Il giudice può restringere spazialmente la nozione di abitazione e vietare l'accesso a cortili, giardini o dipendenze quando esiste un concreto rischio di contatti con estranei o di agevolazione di attività criminose
  • Fattori rilevanti per consentire o vietare l'accesso sono: affaccio sulla pubblica via, altezza e efficacia della recinzione, possibilità di contatto con passanti o altri condomini, e gravità/oggetto dei reati contestati
  • L'assenza di un divieto espresso nell'ordinanza genetica non esclude che in sede di riesame il giudice possa imporre limitazioni supplementari per esigenze cautelari motivate
  • Se l'area è effettivamente chiusa, senza affacci pubblici e senza possibilità di contatti esterni, e non sussistono rischi specifici legati all'attività criminosa, la tendenza giurisprudenziale è più favorevole all'accesso; al contrario, rischi concreti giustificano il divieto

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