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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2513/2023 del 20/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza della Corte d'appello che aveva derubricato il fatto da tentato omicidio a lesioni personali gravi aggravate dall'uso di arma, contestando la valutazione del dolo di omicidio (animus necandi). Ha dedotto vizio di motivazione ed erronea applicazione degli artt. 56 e 575 c.p. e dell'art. 192 c.p.p., sostenendo che la Corte territoriale si era basata unicamente sulla direzione dei colpi (indirizzati agli arti inferiori) tralasciando numerosi elementi convergenti indicativi del dolo omicidiario: uso di arma da fuoco, pluralità e reiterazione dei colpi, distanza ravvicinata, parti del corpo colpite (arteria femorale), gravità delle lesioni, minacce e comportamento post-delictum, nonché la dinamica complessiva e il movente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore Generale, ritenendo insufficiente e parziale la motivazione della Corte d'appello che aveva escluso l'animus necandi limitandosi alla sola direzione dei colpi. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio ad altra Sezione della Corte d'appello di Catanzaro per nuovo giudizio, con l'indicazione di valutare compiutamente tutti gli indicatori del dolo (sequenza dei colpi, localizzazione dei bossoli, gravità delle ferite, minacce e comportamento post delictum, possibilità di dolo alternativo). Il ricorso dell'imputato è stato assorbito; la Cassazione ha inoltre precisato che, in caso di conferma della derubricazione in lesioni, i giudici di merito dovranno operare il giudizio di bilanciamento delle circostanze in modo unitario (comprendendo tutte le aggravanti e le attenuanti coinvolte).

Norme richiamate

  • art. 56 cod. pen.

    Citata in relazione alla desistenza volontaria; la Corte ha rilevato che l'argomento della desistenza non era applicabile perché si era in presenza di un tentativo "compiuto" e punibile, dunque l'asserita desistenza non poteva essere dedotta dal comportamento dell'imputato.

  • art. 575 cod. pen.

    Fornisce la cornice normativa per il reato di omicidio; la Cassazione richiama i principi per accertare l'animus necandi nel tentato omicidio, richiedendo la valutazione dell'idoneità dell'azione in concreto e degli indicatori sintomatici del dolo di omicidio.

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Richiama il dovere del giudice di considerare l'intero compendio probatorio; la Corte ha censurato la motivazione della Corte d'appello per avere dato valutazione parziale delle emergenze probatorie in violazione di tale principio.

  • art. 583 cod. pen.

    Norma relativa alle lesioni personali; rilevante in rapporto alla derubricazione del fatto in lesioni personali gravi, e alla determinazione della pena base da parte della Corte d'appello.

  • art. 585 cod. pen.

    Contiene l'aggravante per l'uso di arma da sparo nelle lesioni; la Corte di merito aveva applicato l'aumento previsto da questa norma nella determinazione della pena.

  • art. 61, primo comma, n. 2) cod. pen.

    art. 61, primo comma, n. 2

    Richiamata come aggravante (nesso teleologico) per i reati in materia di armi; la Corte d'appello aveva confermato la sussistenza di tale aggravante per il reato relativo alle armi.

  • art. 81, comma 4, cod. pen.

    Norma sulla continuazione tra più reati; la Corte di merito aveva aumentato la pena per il concorso di reati ai sensi di questa disposizione.

  • art. 99 cod. pen.

    Riguarda la recidiva e l'aumento di pena; la difesa ha contestato la motivazione della Corte d'appello circa la valutazione della recidiva e della maggiore pericolosità sociale del ricorrente.

  • art. 62-bis cod. pen.

    Norma sulle circostanze attenuanti; citata nella discussione difensiva in relazione al bilanciamento con la recidiva e alla possibilità di prevalenza delle attenuanti generiche.

  • art. 69 cod. pen.

    Disciplina la prevalenza delle circostanze attenuanti; la difesa ha contestato l'applicazione del divieto di prevalenza sulla recidiva e prospettato questioni di costituzionalità alla luce della giurisprudenza recente.

Massime di principio

  • Per distinguere tentato omicidio da lesioni personali gravi occorre una valutazione globale e motivata dell'animus necandi: non è sufficiente basarsi su un solo elemento (es. la traiettoria dei colpi). Devono essere considerati congiuntamente indicatori quali: natura e idoneità del mezzo, numero e reiterazione dei colpi, distanza, parti del corpo colpite, gravità delle lesioni, minacce e comportamento ante/post delictum.
  • Il giudice deve motivare puntualmente la sua valutazione del compendio probatorio (art. 192 c.p.p.); una motivazione parziale o selettiva può essere annullata e determinare il rinvio per nuovo esame.
  • La presenza del dolo alternativo (volere indifferentemente esito morte o lesioni gravi) può integrare il tentato omicidio anche se i colpi non erano diretti esclusivamente al busto o alla testa: va verificata la prevedibilità e l'idoneità concreta dell'azione a cagionare la morte.
  • In caso di concorso di circostanze aggravanti e attenuanti, il giudizio di bilanciamento ha carattere unitario e deve tener conto di tutte le circostanze rilevanti (comuni e ad effetto speciale) nel medesimo processo comparativo.
  • Argomentazioni sulla desistenza o sul fatto che l'autore non abbia infierito ulteriormente richiedono valutazione cauta: la semplice interruzione dell'azione non equivale automaticamente a rinuncia volontaria alla prosecuzione del dolo omicidiario se l'azione è già punibile come tentativo compiuto.

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