Sentenza n. 13531/2026 - Roma, Sezione 5Q
PER L’ANNULLAMENTO DEL 1)PROVVEDIMENTO DELL’AMBASCIATA D’ITALIA A MANAMA (BAHREIN) DEL 21/5/2024 DI DINIEGO DEL VISTO D’ INGRESSO PER MOTIVI DI LAVORO SUBORDINATO, MOTIVATO DA SEGNALAZIONE SIS IN GRECIA; 2)PROVVEDIMENTO DEL 19/1/2025, MERAMENTE CONFERMATIVO DEL PRECEDENTE DINIEGO.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego di visto d’ingresso per lavoro subordinato motivato da una segnalazione SIS in Grecia e successivo provvedimento meramente confermativo
Esito
Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha impugnato il diniego del visto d’ingresso per lavoro subordinato adottato dall’Ambasciata d’Italia a Manama il 21 maggio 2024, motivato dall’asserita esistenza di una segnalazione SIS proveniente dalla Grecia, nonché il successivo provvedimento del 19 gennaio 2025, qualificato come meramente confermativo. Nel corso del giudizio ha prodotto un certificato dell’autorità di polizia greca, dal quale risultava l’inesistenza di registrazioni di rifiuto d’ingresso nello spazio Schengen riferibili ai suoi dati, e un’attestazione del Dipartimento della pubblica sicurezza italiano, secondo cui il soggetto segnalato nella banca dati Schengen era persona diversa dal ricorrente e il ricorrente non risultava presente nella banca dati SIS. Il ricorrente ha inoltre dedotto che, alla luce di tali elementi, l’amministrazione avrebbe dovuto annullare in autotutela i dinieghi, richiesta rimasta disattesa.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso, integrato da motivi aggiunti, ritenendo provata l’inesistenza di una segnalazione SIS a carico del ricorrente proveniente dalla Grecia. Secondo il Collegio, la documentazione acquisita avrebbe dovuto indurre la competente rappresentanza diplomatica ad annullare in autotutela i precedenti dinieghi, fondati su un presupposto fattuale errato. Sono stati pertanto annullati sia il diniego del 21 maggio 2024 sia il successivo provvedimento del 19 gennaio 2025. Il MAECI è stato condannato al pagamento di 2.000 euro, oltre accessori di legge, a titolo di spese di lite.
Norme richiamate
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
La disposizione è richiamata quale base per disporre l’oscuramento delle generalità della parte interessata a tutela dei suoi diritti o della sua dignità.
artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679
Richiamati insieme all’art. 52 d.lgs. 196/2003 quali presupposti per l’oscuramento dei dati identificativi nella pubblicazione della sentenza.
Massime di principio
- Un provvedimento di diniego del visto d’ingresso fondato sull’asserita esistenza di una segnalazione SIS è illegittimo quando sia dimostrato, mediante attestazioni delle autorità competenti, che la segnalazione non riguarda il richiedente o che il richiedente non è presente nella banca dati SIS.
- La sopravvenuta dimostrazione dell’inesistenza del presupposto fattuale posto a fondamento di un diniego amministrativo impone all’amministrazione di rivalutare il provvedimento e, ove ne ricorrano i presupposti, di annullarlo in autotutela; il mantenimento del diniego non può fondarsi su un’identificazione erronea.
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