Cassazione Penale, Sentenza n. 41103/2024 del 07/11/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione della conferma della condanna per appropriazione indebita (art. 646 c.p.) relativa al possesso e trattenimento di documentazione appartenente a Pietro Forte, nel periodo in cui l'imputato era suo procuratore generale. Il ricorso in Cassazione articolava quattro motivi: (1) carenza o contraddittorietà della motivazione circa l'elemento oggettivo (ingiusto profitto) e rilievo delle fotocopie; (2) carenza di motivazione sull'elemento soggettivo (dolo specifico/animus domini), sostenendo che la ritenzione sarebbe stata mera garanzia di credito/compenso e non appropriazione; (3) mancata valutazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p. e modifiche del d.lgs. n.150/2022); (4) illegittimità della determinazione della pena alla luce della sentenza della Corte costituzionale n.46/2024 che ha inciso sulla formulazione della pena prevista dall'art. 646 c.p.
La decisione
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza della Corte d'appello di Palermo, accogliendo il secondo motivo relativo alla insufficiente motivazione circa il dolo specifico (animus domini). I primi profili del primo motivo sono stati ritenuti inammissibili o manifestamente infondati, mentre una parte del primo motivo (rilievo sulle fotocopie) è stata considerata nuova e quindi non consentita; il terzo e quarto motivo sono assorbiti dall'accoglimento del secondo. La Cassazione ha precisato che la motivazione impugnata non ha adeguatamente spiegato perché la ritenzione dei documenti fosse espressione di volontà di fare propria la cosa (e non mero esercizio di ritenzione a garanzia di un credito), e ha rinviato per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte d'appello di Palermo, raccomandando che, in caso di nuova conferma della condanna, il giudice di rinvio proceda a nuova determinazione della pena alla luce della declaratoria di illegittimità costituzionale (Corte cost. n.46/2024).
Norme richiamate
art. 646 c.p. (appropriazione indebita)
Norma che disciplina il reato contestato; la decisione esamina se la ritenzione dei documenti costituisca appropriazione mediante animus domini e dolo di procurare un ingiusto profitto.
art. 606 comma 1 lett. b) e e) c.p.p. (motivi di cassazione)
Norme processuali rilevate in relazione ai profili di vizio motivazionale e contraddittorietà della sentenza impugnata; la Corte valuta ammissibilità e fondatezza dei motivi dedotti.
art. 131-bis c.p. (causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto)
Riferita nella valutazione del terzo motivo: la corte richiede motivazione puntuale sui criteri di applicazione della particolare tenuità, soprattutto dopo le modifiche normative (d.lgs. n.150/2022).
Sentenza Corte costituzionale n.46 del 22/03/2024
dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 646, primo comma, cod. pen., nella parte in cui prevedeva la pena della reclusione "da due a cinque anni" anziché "fino a cinque anni"
Ha inciso sulla determinazione della pena per il reato di cui all'art.646: la Corte di Cassazione dispone che, in caso di nuova conferma della condanna, il giudice di rinvio dovrà riconsiderare la pena alla luce della pronuncia costituzionale.
d.lgs. 10 ottobre 2022, n.150
Modifiche rilevanti all'art. 131-bis c.p.; menzionato dal ricorrente come norma applicabile retroattivamente ai procedimenti pendenti in Cassazione.
Giurisprudenza della Cassazione citata (Sez.2, n.15788/2016 Barillà; Sez.2, n.17295/2011 Innocenti; Sez.2, n.10774/2002 Vollero)
Principi consolidati secondo cui la mera ritenzione precaria della cosa a garanzia di un credito, con mantenimento della disponibilità per il proprietario e senza atti di disposizione uti dominus, non integra l'appropriazione indebita; rilevanza dell'animus domini e degli atti materiali di disposizione.
Massime di principio
- Per configurare l'appropriazione indebita è necessario accertare non solo la mancata restituzione della cosa, ma anche l'animus domini: cioè atti o elementi che dimostrino la volontà di convertire il possesso in proprietà (atto di disposizione, uso come proprio, occultamento non giustificato).
- La semplice ritenzione della cosa a garanzia di un credito/compenso (ritenzione precaria) non integra automaticamente l'appropriazione indebita se la cosa resta a disposizione del proprietario e non vi sono atti di disposizione che rivelino l'intenzione di impossessarsene.
- La Corte deve motivare specificamente la correlazione tra la ritenzione della cosa e l'intenzione di procurarsi un ingiusto profitto; affermazioni genericamente "evidenti" senza richiamo a elementi probatori concreti sono insufficienti e possono portare ad annullamento con rinvio.
- Questioni e censure nuove sollevate per la prima volta in Cassazione (non formulate nei gradi precedenti) possono essere inammissibili; è importante dedurre nei gradi precedenti i profili di difesa che si intendono portare in Cassazione.
- In caso di sopravvenuta pronuncia di incostituzionalità o modifica normativa rilevante per la pena, il giudice del rinvio è tenuto a riconsiderare la determinazione della pena secondo la nuova disciplina.
- La causa di non punibilità per particolare tenuità richiede una valutazione concreta e motivata degli indici di applicabilità (esiguità del danno, minima offensività, modesta colpa, condotte riparatorie), e le modifiche normative devono essere considerate retroattivamente quando applicabili.
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