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Sentenza

Sentenza n. 330/2026 - L'aquila, Sezione 1

per l'annullamento del silenzio inadempimento mantenuto dalla suindicata Amministrazione in relazione all'istanza presentata dal ricorrente in data 13 novembre 2020.

Giustizia amministrativa202100105

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Abruzzo - L'Aquila, Sez. ISentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio-inadempimento sull'istanza presentata il 13 novembre 2020 per il rilascio del permesso di soggiorno

Esito

CESSATA MATERIA DEL CONTENDERE

Favorevole al resistente (amministrazione procedente)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha agito contro il silenzio-inadempimento mantenuto dal Ministero dell'Interno e dalla Questura di Chieti sull'istanza diretta al rilascio del permesso di soggiorno. Nel corso del giudizio, dopo la reiezione della domanda cautelare — motivata dalla pendenza del procedimento e dalla conseguente regolarità della posizione dello straniero fino alla sua definizione — il TAR ha disposto incombenti istruttori. All'esito, l'Amministrazione ha riferito che, nelle more del giudizio, era intervenuto il diniego del permesso di soggiorno, con conseguente conclusione del procedimento. Il ricorrente non ha dedotto ulteriori motivi contro il diniego nell'ambito del presente giudizio.

La decisione

Il TAR ha dichiarato la cessazione della materia del contendere. L'interesse fatto valere con l'azione avverso il silenzio consisteva nella rimozione dell'inerzia amministrativa; tale interesse è venuto meno perché l'Amministrazione ha adottato il provvedimento conclusivo, sebbene sfavorevole al ricorrente. La definizione negativa del procedimento non rende persistente l'interesse al giudizio sul silenzio: il diniego deve essere eventualmente contestato con l'ordinaria azione impugnatoria, nel rispetto dei termini decadenziali. Le spese sono state compensate, mentre il contributo unificato, ove versato, è rimasto a carico del ricorrente, avendo dato causa alla lite. È stata inoltre disposta l'oscurazione dei dati identificativi del ricorrente.

Norme richiamate

  • art. 34, comma 5, c.p.a.

    Consente di definire il giudizio quando, nel corso del processo, viene meno l'utilità della decisione richiesta; nel caso concreto, la sopravvenuta adozione del provvedimento conclusivo ha determinato la cessazione della materia del contendere.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Costituisce, unitamente alla disciplina europea richiamata, il presupposto per l'oscuramento delle generalità e degli altri dati identificativi della parte.

  • art. 9, paragrafo 1, Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamato quale ulteriore presupposto per la tutela dei dati personali della parte mediante oscuramento delle generalità e dei dati identificativi.

Massime di principio

  • Nel giudizio avverso il silenzio-inadempimento, l'interesse azionato consiste nella rimozione dell'inerzia e nella conclusione del procedimento; esso viene meno quando, nelle more del processo, l'amministrazione adotta il provvedimento conclusivo.
  • La sopravvenuta adozione di un provvedimento conclusivo sfavorevole non mantiene l'interesse al giudizio contro il silenzio: il provvedimento deve essere contestato mediante l'ordinaria azione di annullamento, nel rispetto dei termini decadenziali.
  • La mancata tempestiva comunicazione della sopravvenuta definizione del procedimento può giustificare la compensazione delle spese, ferma restando la possibilità di porre il contributo unificato a carico della parte che ha dato causa alla lite.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoTermini del procedimento e silenzioEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneSopravvenuta carenza di interesseTermini del procedimento

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