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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1190/2025 del 10/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale per il riesame di L'Aquila che aveva annullato la custodia cautelare in carcere: il Tribunale aveva ritenuto che, rispetto al capo b) (descritto come ricettazione), la condotta fosse in realtà riconducibile al furto ma avrebbe mancato una specifica domanda cautelare per il reato così riqualificato; inoltre aveva confermato una misura alternativa (divieto di dimora in Abruzzo) per il capo c), ritenendo che fosse sufficiente a contenere le esigenze cautelari. Il Procuratore ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione sostenendo che la riqualificazione non esclude la sussistenza della domanda cautelare e che il divieto di dimora limitato alla regione non è adeguato a prevenire la reiterazione di delitti patrimoniali eventualmente commessi fuori dalla regione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: ha censurato l'errata valutazione del Tribunale circa l'assenza della domanda cautelare dopo la riqualificazione del capo b), rilevando che la descrizione fattuale conteneva gli elementi del furto e che la domanda cautelare doveva ritenersi sussistente anche rispetto all'inquadramento come furto. Ha altresì condiviso il rilievo sull'inidoneità non motivata del divieto di dimora a impedire la reiterazione di reati patrimoniali commessi fuori dalla Regione Abruzzo. Per questi motivi la Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato al Tribunale di L'Aquila per un nuovo giudizio di riesame, disponendo che il Tribunale valuti la sussistenza della domanda cautelare in relazione al capo b) riqualificato e l'idoneità della misura cautelare.

Norme richiamate

  • art. 23, comma 8, d.l. n. 137/2020

    norma procedurale citata a cornice del procedimento che consente la celebrazione con contraddittorio scritto; indicata per descrivere la modalità del giudizio

  • art. 493-ter cod. pen.

    la fattispecie disciplinata da questa norma è stata ritenuta applicabile al capo c) dell'imputazione provvisoria dal Tribunale

  • art. 309, comma 7, cod. proc. pen.

    richiamata per indicare la competenza ai fini del rinvio disposto dalla Cassazione e la procedura per il nuovo giudizio di riesame

Massime di principio

  • La riqualificazione giuridica di una condotta da parte del giudice non annulla automaticamente la domanda cautelare: se la descrizione fattuale presenta gli elementi del reato riqualificato, la domanda cautelare originaria deve essere considerata sussistente anche per il nuovo inquadramento.
  • Il giudice deve motivare l'idoneità della misura cautelare scelta rispetto al pericolo di reiterazione; una misura limitata territorialmente (es. divieto di dimora in una regione) richiede esplicita giustificazione se i reati possono essere commessi fuori da quel territorio.
  • L'assenza di adeguata motivazione o la valutazione erronea della sussistenza della domanda cautelare comportano l'annullamento dell'ordinanza e il rinvio per un nuovo giudizio di riesame.
  • Quando diversi capi contestano condotte strettamente connesse o riconducibili allo stesso nucleo fattuale, il tribunale deve verificare la corrispondenza sostanziale tra domanda cautelare e riqualificazione, evitando decisioni meramente formali che escludano la misura.
  • Nella valutazione delle esigenze cautelari il tribunale deve tener conto del ruolo del reato nel sostentamento dell'indagato e della concreta possibilità di reiterazione, adottando misure proporzionate e adeguate alla reale pericolosità.

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