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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38094/2022 del 10/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso verteva sull'errata dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione da parte del Tribunale di Venezia. Il capo di imputazione riguardava la violazione prevista dall'art. 1, comma 1, del decreto-legge n. 4 del 2019, convertito con legge n. 26 del 2019, con dies commissi delicti indicato nel decreto di citazione come il 1 settembre 2000 (errore materiale), mentre la richiesta di giudizio immediato del PM e l'intestazione della sentenza indicavano correttamente il 1 settembre 2020. Il Procuratore Generale ha impugnato sostenendo che, con la corretta data 2020, il reato non poteva essere prescritto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ritenendolo fondato: ha qualificato l'indicazione "1 settembre 2000" nel decreto di citazione come errore materiale manifesto che il giudice avrebbe dovuto rilevare ed emendare, ha osservato che la contestazione è chiaramente collocabile al 1 settembre 2020 (data corretta nelle altre fonti processuali) e che, dunque, la dichiarazione di estinzione per prescrizione era erronea. La sentenza del Tribunale è stata annullata e la causa è stata rinviata alla Corte d'appello di Venezia per nuovo giudizio.

Norme richiamate

  • decreto-legge n. 4 del 2019, convertito con legge n. 26 del 2019

    La fattispecie penale contestata è prevista da questo provvedimento; la Corte ha richiamato che la norma non poteva trovare applicazione con riferimento a una data anteriore (2000), confermando che la corretta collocazione temporale è essenziale per valutare prescrizione e responsabilità.

  • art. 2, comma 1, cod. pen. (principio di irretroattività)

    Richiamato dal giudice per spiegare che, se il fatto fosse stato realmente del 2000, la norma del 2019 non poteva retroagire; ciò avrebbe imposto non la proscioglienza per prescrizione ma l'assoluzione ai sensi dell'art. 129 c.p.p., se fosse stato un fatto non tipico al tempo della commissione.

  • art. 129 cod. proc. pen.

    Citato come norma che impone l'assoluzione quando il fatto non è previsto come reato al tempo della sua realizzazione; la Corte osserva che il Tribunale, se avesse preso per buona la data 2000, avrebbe dovuto valutare l'assoluzione più che la prescrizione.

  • Giurisprudenza: Corte di cassazione, Sez. III penale, 5 luglio 2019, n. 29405

    Richiamata per il principio secondo cui la mera modificazione della data di commissione del reato, se si tratta di semplice correzione di errore materiale, non è idonea a violare il diritto di difesa del prevenuto.

Massime di principio

  • Un'evidente discrepanza tra la data indicata nel decreto di citazione e quella riportata in altri atti processuali può essere qualificata come errore materiale; il giudice deve rilevarla e, se manifesto, emendarla.
  • La valutazione della prescrizione dipende dalla corretta determinazione del dies commissi delicti: correzioni di errori materiali che modificano la data rilevante possono incidere sul computo prescrizionale.
  • Se la legge che sanziona il fatto non era vigente al momento indicato (ipotesi di data anteriore), il rimedio non è la dichiarazione di prescrizione ma, se il fatto non era previsto come reato, l'assoluzione ai sensi dell'art. 129 c.p.p.; pertanto il controllo della temporalità è essenziale.
  • La rettifica di un errore materiale nei documenti processuali, quando non pregiudica il diritto di difesa, è lecita e non configura nullità: occorre valutare complessivamente gli atti e le possibilità difensive.
  • Avverso un proscioglimento per prescrizione fondato su errore manifesta nella datazione, il Pubblico Ministero può proporre ricorso per ottenere l'annullamento e il rinvio per nuovo giudizio.

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