Sentenza n. 2515/2026 - Catania, Sezione 3
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto n. 712 del 2024, recante la condanna all’attribuzione della Carta Docente per € 500,00 oltre interessi o rivalutazione
Esito
Favorevole al ricorrente (docente)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha chiesto l’ottemperanza della sentenza civile che aveva parzialmente accolto la domanda e condannato il Ministero all’attribuzione, in suo favore, della Carta Docente del valore di € 500,00, oltre interessi o rivalutazione ai sensi dell’art. 22, comma 36, della l. n. 724/1994, dalla maturazione del diritto sino alla concreta attribuzione. La sentenza presupposta era divenuta irrevocabile, era stata notificata all’Amministrazione in forma esecutiva ed era decorso il termine dilatorio di 120 giorni previsto per l’esecuzione forzata nei confronti della pubblica amministrazione. Nonostante la rituale notifica del ricorso per ottemperanza, il Ministero non si è costituito e non ha dato esecuzione al titolo giudiziale.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso, rilevando che il titolo giudiziale era irrevocabile, ritualmente notificato in forma esecutiva e azionabile dopo il decorso del termine dilatorio di 120 giorni previsto dall’art. 14 del d.l. n. 669/1996, come modificato dalla normativa successiva. Ha ordinato al Ministero di dare esecuzione alla sentenza civile entro 60 giorni dalla notifica della pronuncia. Per l’eventuale ulteriore inadempimento ha disposto l’intervento sostitutivo, nominando quale commissario ad acta il Direttore generale competente del Ministero, con facoltà di delega, affinché provveda, su richiesta del ricorrente, entro ulteriori 60 giorni. Il Ministero è stato inoltre condannato alle spese del giudizio di ottemperanza, liquidate in € 300,00 oltre accessori di legge.
Norme richiamate
art. 114 c.p.a.
Costituisce la base processuale dell’azione di ottemperanza, diretta a ottenere l’esecuzione del titolo giudiziale nei confronti dell’amministrazione inadempiente.
art. 22, comma 36, l. n. 724/1994
È richiamato nella sentenza presupposta quale fondamento della spettanza di interessi o rivalutazione dalla maturazione del diritto all’accredito fino alla concreta attribuzione.
art. 14 d.l. n. 669/1996
Prevede il termine dilatorio di 120 giorni per la proposizione di azioni esecutive nei confronti della pubblica amministrazione.
art. 147, comma 1, lett. a), l. n. 388/2000
È indicato tra le disposizioni modificative della disciplina del termine dilatorio per l’esecuzione nei confronti della pubblica amministrazione.
art. 44, comma 3, lett. a), d.l. n. 269/2003, convertito dalla l. n. 326/2003
È richiamato quale ulteriore modifica della disciplina del termine dilatorio di 120 giorni per le azioni esecutive contro la pubblica amministrazione.
Massime di principio
- Quando una sentenza civile irrevocabile di condanna nei confronti di una pubblica amministrazione è stata notificata in forma esecutiva ed è decorso il termine dilatorio previsto dalla legge per l’esecuzione contro la pubblica amministrazione, il creditore può ottenere l’ottemperanza davanti al giudice amministrativo in caso di persistente inadempimento.
- Nel giudizio di ottemperanza, accertato l’inadempimento dell’amministrazione rispetto a un titolo giudiziale esecutivo, il giudice deve ordinare l’esecuzione entro un termine prefissato e può disporre, per l’eventuale ulteriore inerzia, la nomina di un commissario ad acta con poteri sostitutivi.
- Il commissario ad acta può essere individuato in un dirigente dell’amministrazione competente, anche con facoltà di delega, e può essere attivato su richiesta della parte interessata dopo la scadenza del termine assegnato all’amministrazione obbligata.
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