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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43504/2023 del 26/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza del 31/05/2022 con cui il Tribunale del riesame confermava la custodia cautelare in carcere disposta dal GIP di Locri (ordinanza del 14/05/2022). Il reato contestato è quello previsto dall'art. 12, commi 1 e 3-bis, del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 (favoreggiamento/agevolazione dell'immigrazione clandestina). I ricorrenti, con unico atto e tramite difensore d'ufficio, hanno proposto due motivi: (1) violazione di legge processuale e vizio di motivazione (art. 606, comma 1, lett. c) ed e) c.p.p.), lamentando che il Tribunale si sarebbe limitato a richiamare per relationem la motivazione del GIP senza fornire risposte puntuali alle censure difensive; (2) violazione di legge in ordine alla sussistenza delle esigenze cautelari (art. 606, comma 1, lett. b) c.p.p.), deducendo l'assenza del pericolo di fuga e di reiterazione del reato.

La decisione

La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili perché generici e manifestamente infondati. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame non si sia limitato a un rinvio formale ma avesse ricostruito i fatti sulla base delle dichiarazioni concordanti di tre migranti che hanno riconosciuto gli indagati e riportato dichiarazioni auto-accusatorie. Ha confermato l'esistenza di un grave quadro indiziario e ha ritenuto adeguata la custodia cautelare in carcere, valutando il concreto e attuale pericolo di fuga (i ricorrenti erano privi di dimora in Italia e avevano tentato di fuggire con un tender) e il pericolo di reiterazione connesso all'appartenenza ad organizzazioni transnazionali dedite al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e a versare alla Cassa delle ammende la somma di 3.000 euro per profili di colpa connessi alla proposizione dell'impugnazione.

Norme richiamate

  • d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 12

    La norma è stata applicata come capo di imputazione (favoreggiamento/agevolazione dell'immigrazione clandestina); la Corte ha ritenuto sussistenti gravi indizi in ordine al reato alla luce delle dichiarazioni dei migranti e delle circostanze investigative

  • codice di procedura penale, art. 606, comma 1 (lett. b, c, e)

    I motivi di ricorso esperiti ai sensi dell'art. 606 sono stati valutati; la Corte ha ritenuto i rilievi difensivi generici e privi di concrete contestazioni ai fatti e alla motivazione del giudice di merito

  • Corte costituzionale, sentenza n. 186 del 2000

    Richiamata per giustificare la condanna alla somma in favore della Cassa delle ammende per profili di colpa nella proposizione dell'impugnazione; la Corte ha ritenuto l'impugnazione sproporzionata o infondata al punto da meritare sanzione

Massime di principio

  • Un ricorso per motivo di vizio di motivazione deve contenere censure specifiche e riferimenti fattuali puntuali: censure generiche rischiano l'inammissibilità
  • Il giudice di merito può fondare la propria decisione su dichiarazioni concordanti di vittime/testimoni; riconoscimenti e dichiarazioni auto-accusatorie, se ritenuti attendibili, costituiscono grave quadro indiziario
  • La custodia cautelare in carcere è giustificata quando sussistono concrete esigenze cautelari: pericolo di fuga (es. assenza di dimora in Italia, tentativi concreti di fuga) e pericolo di reiterazione, specialmente se gli indagati sono sospettati di far parte di organizzazioni transnazionali
  • Tentativi di fuga concreti (anche non andati a buon fine) e la partecipazione a reti criminali costituiscono elementi rafforzativi del rischio cautelare
  • La proposizione di ricorsi infondati o meramente formali può comportare sanzioni economiche per i ricorrenti, inclusa la condanna alla Cassa delle ammende quando sussistono profili di colpa

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