Cassazione Penale, Sentenza n. 40992/2025 del 19/12/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del 21/05/2025 che ha respinto le istanze di affidamento in prova al servizio sociale e di detenzione domiciliare. Il ricorrente denunciava vizio di motivazione per la mancata concessione dell'affidamento in prova, sostenendo che l'ordinanza si era fondata solo sulla presunta mancanza di revisione critica trascurando elementi favorevoli (buon comportamento carcerario, ruolo di padre, assenza di precedenti, lavoro pregresso, disponibilità della sorella quale domicilio, lunga detenzione ed eventuale relazione da Teramo). Inoltre censurava l'assenza di motivazione specifica sul rigetto della detenzione domiciliare.
La decisione
Ricorso rigettato. La Corte ha ritenuto che l'ordinanza impugnata abbia motivato correttamente il diniego: la mancanza di un "serio avvio del processo di revisione critica" rende non formulabile una prognosi favorevole di non recidiva, impedendo la concessione di misure alternative sia dell'affidamento in prova sia della detenzione domiciliare. I fatti elencati dal ricorrente (buon comportamento carcerario, legami familiari, assenza di precedenti, durata della detenzione, trasferimento a Teramo) non dimostrano di per sé una revisione critica del reato e non sono sufficienti senza elementi oggettivi concreti. La mancata menzione di una relazione successiva non costituisce motivo di invalidità della motivazione. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. Omessa la diffusione dei dati identificativi ai sensi della normativa sulla privacy.
Norme richiamate
legge 26 luglio 1975, n. 354 (Ordinamento penitenziario), art. 47, comma 2
Stabilisce i criteri per l'affidamento in prova; la decisione deve verificare l'assenza di pericolo di recidiva e l'utilità della misura per la rieducazione. La Corte ha interpretato che l'inizio di un percorso di revisione critica è requisito essenziale per escludere il pericolo di recidiva.
ordinamento penitenziario, art. 47-ter, comma 1-bis
Prevede che la detenzione domiciliare sia concessa solo se idonea ad evitare il pericolo che il condannato commetta altri reati; la Corte ha ritenuto che la stessa valutazione sul rischio di recidiva valida per l'affidamento si applica anche alla detenzione domiciliare.
codice di procedura penale, art. 616, comma 1
art. 616, comma 1, c.p.p.
Prevede la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso; applicata qui per condannare il ricorrente al pagamento delle spese.
decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali), art. 52
Impone l'omissione delle generalità e dei dati identificativi in caso di diffusione del provvedimento, applicata dalla Corte per la pubblicazione della sentenza.
Massime di principio
- Per ottenere affidamento in prova o detenzione domiciliare è necessario dimostrare non solo fattori positivi (buon comportamento, legami familiari, lavoro), ma soprattutto l'esistenza di un "serio avvio del processo di revisione critica" rispetto al reato commesso; le mere dichiarazioni non sono sufficienti.
- La valutazione del pericolo di recidiva è centrale: se manca una prognosi favorevole basata su elementi oggettivi che attestino un cambiamento della personalità o del comportamento, il giudice può legittimamente negare qualsiasi misura alternativa, compresa la detenzione domiciliare.
- Elementi documentali e oggettivi utili a provare la revisione critica includono: relazioni psico‑sociali specifiche, percorsi trattamentali completati, valutazioni tecniche, testimonianze concrete di cambiamento comportamentale e piani di reinserimento realizzabili.
- Se nuovi elementi favorevoli emergono durante il procedimento, devono essere prodotti e documentati tempestivamente: la critica alla motivazione basata su ipotesi congetturali o su elementi non prodotti in decisione è generalmente inammissibile.
- In sede difensiva è strategico predisporre una documentazione concreta (perizie psicologiche, rapporti di trattamento, piani di sostegno familiare/occupazionale, misure di monitoraggio) che permetta al giudice di formulare una prognosi positiva e di ridurre il rischio di recidiva.
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