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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33752/2023 del 01/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente era stato condannato per peculato per essersi appropriato di circa 70 litri di gasolio dal serbatoio di un autobus affidatogli come incaricato di pubblico servizio (autista di Atac Civitanova s.p.a.). In cassazione ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione sostenendo la marginalità del valore del carburante (circa 90 euro, pari a circa lo 0,08% della posta di bilancio annua per carburante) e l'assenza di un danno apprezzabile al funzionamento del servizio, prospettando dunque un "peculato inoffensivo".

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo che il reato di peculato è plurioffensivo e che l'appropriazione della cosa pubblica integra il reato anche in assenza di un danno patrimoniale apprezzabile alla pubblica amministrazione. Nel caso concreto l'atto di prelevare carburante dal mezzo affidato costituisce appropriazione ai sensi del primo comma dell'art. 314 c.p., per cui non rileva la mancanza di pregiudizio al servizio. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali, a una somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende e alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa della parte civile Atac Civitanova s.p.a., liquidate in euro 3.686 oltre accessori di legge.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. pen.

    L'art. 314 c.p. tutela non soltanto il patrimonio pubblico ma anche l'interesse alla legalità, imparzialità e buon andamento dell'amministrazione; l'appropriazione della "res" da parte dell'incaricato di pubblico servizio integra il reato indipendentemente dall'effettivo pregiudizio patrimoniale o funzionale al servizio.

  • art. 154 ter disp. att. cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata nella sentenza per gli adempimenti di comunicazione a cancelleria dopo la pronuncia; usata per gli effetti processuali della decisione.

Massime di principio

  • L'appropriazione materiale di beni o denaro di pertinenza della pubblica amministrazione da parte di un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio integra il reato di peculato ai sensi dell'art. 314 c.p. anche se il valore sottratto è minimo e non ha determinato un danno patrimoniale significativo.
  • Occorre distinguere tra il peculato per appropriazione (più grave) e il cosiddetto peculato senza appropriazione o uso momentaneo: nel primo caso l'atto di sottrazione è di per sé offensivo dell'interesse alla legalità e non richiede prova del pregiudizio al funzionamento della P.A.; nel secondo caso, essendo fattispecie meno grave, rileva la verificazione concreta del danno o della compromissione del servizio.
  • La difesa basata sulla scarsa entità del valore sottratto o sull'assenza di ripercussioni sul servizio difficilmente è efficace se è accertata l'appropriazione materiale del bene pubblico.
  • In situazioni simili conviene valutare attentamente se l'episodio integri una mera utilizzazione temporanea (che potrebbe richiedere la prova del danno) oppure una appropriazione definitiva; la qualificazione fattuale orienta la prospettazione giuridica e l'esito del giudizio.

Testo integrale

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