Cassazione Penale, Sentenza n. 00240/2026 del 05/01/2026
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente ha proposto ricorso straordinario ai sensi dell'art. 625-bis c.p.p. deducendo un errore di fatto/materiale nella sentenza della Cassazione del 18/03/2025 che aveva rigettato il gravame avverso l'ordinanza del G.I.P. di Roma del 31/05/2024. Sostiene che una decisione "identica" adottata nei confronti di Angelo Della Gatta (stessi reati e stesse condanne) era stata invece accolta dalla Suprema Corte, perciò la Corte avrebbe omesso di rilevare lo stesso vizio di motivazione anche nel suo caso; in sostanza denuncia una valutazione incoerente e un errore di fatto nella diversa trattazione di provvedimenti formalmente uguali, invocando la correzione ai sensi degli artt. 625-bis, 666, 81 e 671 c.p.p. e degli artt. 132 e 133 c.p.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il motivo prospettato rientri, astrattamente, nell'ambito dell'art. 625-bis (errore materiale/di fatto), ma il ricorso è risultato del tutto generico: non indica quale specifico vizio fosse stato rilevato nella pronuncia resa su Angelo Della Gatta né in cosa consista esattamente l'errore di fatto denunciato. La Corte ha richiamato la giurisprudenza secondo cui l'errore di fatto è distinto dagli errori di valutazione probatoria o di diritto, che non sono rimediabili con il ricorso straordinario. Per questi motivi ha dichiarato l'inammissibilità e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 625-bis cod. proc. pen.
Norma che consente il ricorso straordinario per correggere l'errore materiale o l'errore di fatto nella decisione della Corte di cassazione quando tale decisione determina un pregiudizio irrimediabile; la Corte ha precisato i limiti di questo rimedio: ricorre solo l'errore materiale o lo svista interna, non le valutazioni di merito o di diritto
art. 666 cod. proc. pen.
Norma richiamata dal ricorrente tra le disposizioni procedurali collegabili ai rimedi, ma la Corte non ha ritenuto che le censure proposte costituiscano errori riconducibili a questa norma; l'articolo è menzionato come richiamo processuale nelle deduzioni
art. 81 cod. pen.
Norma sostanziale sulla determinazione della pena per più reati e continuazione; la questione concerne la congruità della quantificazione degli aumenti di pena in sede di esecuzione, valutazione che è rimessa al giudice dell'esecuzione e alla Cassazione in sede di legittimità, non corrigibile con il ricorso straordinario se si tratta di valutazioni motivazionali
art. 671 cod. proc. pen.
Norma che disciplina i procedimenti in materia di esecuzione e modifica della pena; la sentenza rileva che le decisioni concernenti la continuazione e la determinazione del quantum sono tra quelle che possono stabilizzare il giudicato e, in casi particolari, giustificare il ricorso per errore di fatto
art. 132 cod. pen.
Norma sulle circostanze e sulla determinazione della pena; citata dal ricorrente nell'ambito delle censure sulla rideterminazione delle pene, ma la Corte ha ritenuto che non sia stato dimostrato un errore di fatto riconoscibile ai fini dell'art. 625-bis
art. 133 cod. pen.
Norma sul trattamento della pena e sulla sua individualizzazione; evocata nelle censure, ma il Collegio ha escluso che le contestazioni attengano a errori materiali o di fatto correggibili con il rimedio straordinario
art. 606, comma 1, lett. b) ed e) cod. proc. pen.
Norme che disciplinano i motivi di impugnazione per cassazione; la Corte ha osservato che le censure dedotte in cassazione attengono in realtà a valutazioni che devono essere centrate nei rimedi ordinari, e non nelle pieghe dell'errore di fatto
art. 616 cod. proc. pen.
Norma che prevede le conseguenze economiche della dichiarazione di inammissibilità del ricorso; la Corte ha applicato l'art. 616 condannando il ricorrente al pagamento delle spese e a una somma per la Cassa delle ammende
art. 670 e art. 673 cod. proc. pen.
Richiamati dalla giurisprudenza e dalla sentenza come esempi di procedure il cui esito può stabilizzare il giudicato e, in casi particolari, giustificare il ricorso per errore di fatto quando vi sia danno irrimediabile
Massime di principio
- Il ricorso straordinario ex art. 625-bis c.p.p. è strettamente limitato agli errori materiali o agli errori di fatto (svisti o equivoci sugli atti interni al giudizio di legittimità); non è rimedio per errori di diritto o per valutazioni probatorie/di motivazione.
- Se si censura una decisione della Cassazione sostenendo incoerenza rispetto a pronunce "identiche" su altri soggetti, occorre indicare con precisione quale sia il vizio effettivo e dimostrare la difformità: mere affermazioni generiche sono inammissibili.
- Quando la decisione della Cassazione ha stabilizzato il giudicato con effetti irrimediabili, il ricorso per errore di fatto può essere ammesso in via eccezionale, ma il ricorrente deve provare chiaramente lo svista materiale o l'errore di percezione degli atti interni.
- Le divergenze apparenti tra pronunce su più soggetti richiedono un confronto motivato tra le decisioni e l'indicazione della specifica discrepanza; non basta l'identità formale degli atti di partenza.
- In caso di inammissibilità del ricorso straordinario è possibile la condanna alle spese e l'applicazione di sanzioni pecuniarie (art. 616 c.p.p.); perciò le doglianze devono essere limpidamente fondate prima di ricorrere.
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