Cassazione Penale, Sentenza n. 20720/2022 del 27/05/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorso mirava all'annullamento dell'ordinanza del Tribunale di Brescia che aveva rigettato l'istanza di riesame avverso il decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente (fino a € 6.874.582,00) emesso dal Gip. L'indagato era accusato, ai sensi dell'art. 10-quater d.lgs. n. 74/2000, di avere contribuito a indebite compensazioni attestando crediti d'imposta per ricerca e sviluppo, poi utilizzati da società acquirenti per compensare debiti d'imposta. La difesa contestava: 1) la mancata motivazione in relazione alla insussistenza del fumus del reato associativo (art. 416 c.p.) e la necessità di ridimensionare il sequestro; 2) l'assenza di indizi rispetto al concorso nell'indebita compensazione, sostenendo che il ricorrente aveva svolto solo attività formale di certificazione senza conoscenza della falsità o partecipazione agli adempimenti successivi (es. invio F24); 3) la mancanza degli elementi soggettivi necessari (dolo) e la prova non completa per una delle società; 4) l'erronea applicazione della confisca per equivalente e la mancata valutazione della pertinenzialità e del rapporto temporale tra reato e beni sequestrati.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che, nei ricorsi ex art. 325 c.p.p. avverso provvedimenti cautelari reali, il sindacato in Cassazione è limitato a vizi di legge (mancanza o apparente motivazione), non alla rinnovazione del giudizio di merito o alla valutazione degli indizi. Sulla questione della confisca per equivalente la Corte ha confermato la legittimità dell'applicazione subordinata della confisca per equivalente nei confronti del legale rappresentante/indagato quando il profitto non è aggredibile nel patrimonio dell'ente e ha richiamato giurisprudenza secondo cui non è necessaria l'inutile escussione preventiva del patrimonio sociale se vi sono elementi che indicano l'assenza di beni nell'ente. La Corte ha altresì osservato che l'ordinanza impugnata conteneva una motivazione analitica sui gravi indizi a carico dell'indagato, perciò le censure difensive attengono al merito e non a vizi di legittimità. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di € 3.000,00 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 10-quater d.lgs. n. 74 del 2000
Norma relativa alle indebite compensazioni; la Corte ne valuta l'applicabilità in relazione al fumus commissi delicti e al sequestro preventivo finalizzato alla confisca
art. 12-bis d.lgs. n. 74 del 2000
Disciplina la confisca per equivalente nei reati tributari; la Corte conferma che può essere disposta se il profitto non è aggredibile nel patrimonio dell'ente e che il giudice deve verificare la riconducibilità dei beni alle categorie confiscabili
art. 416 cod. pen.
Riguarda il reato associativo; la Corte osserva che l'eventuale esclusione di tale delitto nell'ambito del riesame personale non pregiudica la legittimità del sequestro reale disposto per altri reati accertati
art. 110 cod. pen.
Principio del concorso di persone nel reato; richiamato dalla difesa per contestare la partecipazione dell'indagato ma la Corte ritiene la censura meramente di merito
art. 125, comma 3, cod. proc. pen.
Obbligo di motivazione del provvedimento di riesame; la Corte ritiene che l'ordinanza del riesame abbia dato adeguata motivazione rispetto ai gravi indizi
art. 321 cod. proc. pen.
Regolamenta il sequestro preventivo impeditivo e le condizioni di periculum in mora; la Corte distingue la verifica richiesta per la confisca per equivalente (verifica delle categorie di beni confiscabili) dalle valutazioni di periculum
art. 325 cod. proc. pen.
Stabilisce i limiti del sindacato di legittimità in Cassazione contro provvedimenti cautelari reali: ammissibili solo i motivi attinenti a violazione di legge, non la revisione del merito
art. 616 cod. proc. pen.
Prevede le conseguenze economiche e la misura della somma da versare alla Cassa delle ammende in caso di declaratoria di inammissibilità del ricorso; applicata per condannare il ricorrente al pagamento di € 3.000,00
Massime di principio
- In Cassazione avverso provvedimenti cautelari reali il sindacato è limitato a vizi di legge (es. mancanza assoluta di motivazione); le critiche sulla valutazione degli indizi o sulla fondatezza delle acquisizioni probatorie sono, di regola, inammissibili perché attengono al merito
- Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente è legittimo quando risulti, allo stato degli atti, l'impossibilità di aggredire il profitto del reato nel patrimonio dell'ente e non è sempre necessaria una preventiva, formale escussione del patrimonio sociale se ci sono elementi che lasciano presumere l'assenza di beni
- Il giudice che dispone la confisca per equivalente deve limitarsi a verificare che i beni sottoposti a vincolo rientrino nelle categorie oggettivamente confiscabili; questioni come l'ordine di escussione dei patrimoni o la capienza del patrimonio societario attengono alla fase esecutiva
- Le censure difensive che descrivono un ruolo professionale formale (es. semplice certificatore) e negano il dolo o la partecipazione attiva si risolvono in una valutazione di merito: per contrastare efficacemente il sequestro bisogna dimostrare una carenza di motivazione o un errore di diritto concreto e specifico
- Chi propone ricorso in Cassazione deve focalizzarsi su specifici profili di illegittimità di diritto e non su rivalutazioni probatorie; inoltre l'inammissibilità può comportare condanne alle spese e oneri verso la Cassa delle ammende
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