Sentenza n. 7441/2026 - Roma, Sezione 5Q
per l'annullamento del provvedimento del 01.08.2025 e notificato il 12.08.2025 dell’Ambasciata d’Italia a Tunisi di diniego del visto per lavoro subordinato, notificato al sig. -OMISSIS-, e degli atti presupposti e connessi, ivi inclusa la presunta revoca del nulla osta da parte della Prefettura di Trento, nonché di ogni altro atto ad esso connesso, presupposto, intermedio, conseguente e/o applicativo;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego di visto per lavoro subordinato adottato dall'Ambasciata d'Italia a Tunisi, unitamente agli atti presupposti e connessi, inclusa la revoca del nulla osta da parte della Prefettura di Trento
Esito
Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha impugnato il diniego di visto per lavoro subordinato adottato dall'Ambasciata d'Italia a Tunisi e notificato il 12 agosto 2025, nonché gli atti presupposti e connessi, inclusa la revoca del nulla osta da parte della Prefettura di Trento. L'Amministrazione si è costituita resistendo al ricorso. Con ordinanza collegiale n. 6780/2025 il Tribunale ha accolto la domanda cautelare ai fini del riesame.
La decisione
Nel corso del giudizio, dopo l'accoglimento della domanda cautelare ai fini del riesame, è emerso dalla documentazione in atti che il visto era stato rilasciato. Il Tribunale ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, non essendo più attuale l'interesse alla decisione sull'impugnazione del diniego. Le spese sono state poste a carico solidale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e del Ministero dell'Interno sulla base della soccombenza virtuale dell'Amministrazione, nella misura di 1.500 euro, oltre accessori di legge e contributo unificato.
Norme richiamate
art. 60 c.p.a.
La sentenza è stata pronunciata in forma semplificata dopo la discussione in camera di consiglio e l'audizione delle parti.
art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
La cessazione della materia del contendere consegue al rilascio del visto, che ha fatto venir meno l'interesse attuale alla decisione sull'impugnazione del diniego.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Ha costituito il presupposto, unitamente alla disciplina europea sulla protezione dei dati personali, per l'oscuramento delle generalità della parte interessata.
artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679
Richiamati quale ulteriore fondamento della tutela dei dati personali mediante oscuramento delle generalità.
Massime di principio
- Quando, nelle more del giudizio contro il diniego di un visto, l'Amministrazione rilascia il visto richiesto, viene meno l'interesse attuale alla decisione sull'impugnazione e il giudice deve dichiarare la cessazione della materia del contendere.
- In caso di cessazione della materia del contendere determinata dall'adozione di un provvedimento favorevole sopravvenuto, le spese possono essere regolate sulla base della soccombenza virtuale, valutando quale parte avrebbe presumibilmente prevalso nel giudizio.
- L'accoglimento della domanda cautelare ai fini del riesame e il successivo rilascio del visto costituiscono elementi idonei a giustificare, nel caso concreto, l'imputazione delle spese alle amministrazioni resistenti secondo il criterio della soccombenza virtuale.
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