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Cassazione Penale, Ordinanza n. 04650/2025 del 05/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (giudice dell'esecuzione)

La controversia

Il ricorrente chiedeva il riconoscimento della continuazione tra i reati oggetto di sei sentenze di condanna già passate in giudicato, sostenendo che almeno per due sentenze era già stata riconosciuta la continuazione e che anche le altre decisioni avrebbero dovuto essere ricondotte a un medesimo disegno criminoso. La Corte d'appello, quale giudice dell'esecuzione, aveva invece escluso l'unicità del disegno criminoso valorizzando la disomogeneità materiale dei fatti, la distanza cronologica tra gli episodi, il diverso contesto ambientale, le modalità delle condotte e le diverse oggettività giuridiche dei reati. Nel ricorso per cassazione veniva dedotto, in sostanza, che tale valutazione sarebbe stata errata, ma senza indicare specificamente quale elemento fattuale decisivo fosse stato trascurato dal giudice di merito ai fini della dimostrazione dell'originaria unitarietà del programma criminoso.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che il provvedimento impugnato fosse sorretto da una motivazione lineare e coerente con i criteri giurisprudenziali sull'art. 81, comma 2, c.p., e che il ricorrente non avesse individuato alcun elemento fattuale specifico e decisivo asseritamente omesso nella valutazione del giudice dell'esecuzione. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 81, secondo comma, c.p.

    identità del disegno criminoso

    La continuazione richiede che i reati siano stati previamente rappresentati e unitariamente deliberati in un programma criminoso comune; non è sufficiente un generico programma di vita delinquenziale. Il riconoscimento esige la verifica di concreti indici sintomatici, apprezzati dal giudice di merito con motivazione congrua e non illogica.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di declaratoria di inammissibilità del ricorso, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e, salvo assenza di colpa nella causa di inammissibilità, a una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • La continuazione ex art. 81, comma 2, c.p. non si identifica con una generica inclinazione a delinquere o con un programma di vita criminale, ma richiede la prova di un progetto unitario che abbracci sin dall'inizio i reati successivi almeno nelle loro linee essenziali.
  • Per riconoscere la continuazione, anche in sede esecutiva, occorre valorizzare indici concreti quali omogeneità delle violazioni, contiguità temporale e spaziale, causalità, modalità esecutive, sistematicità e abitualità programmata; nessun indice è di per sé decisivo isolatamente.
  • L'apprezzamento sulla sussistenza del medesimo disegno criminoso è rimesso al giudice di merito e non è sindacabile in cassazione quando sia sorretto da motivazione adeguata, coerente e immune da vizi logici o travisamento del fatto.
  • Nel ricorso per cassazione contro il diniego della continuazione non basta contestare in modo generico la valutazione di merito: è necessario indicare specificamente l'elemento fattuale decisivo che sarebbe stato omesso o mal valutato dal giudice dell'esecuzione.
  • La distanza cronologica tra i reati e la disomogeneità materiale, ambientale e giuridica dei fatti costituiscono elementi idonei a escludere, in concreto, la prova dell'unitarietà del disegno criminoso.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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