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Sentenza

Sentenza del 04/11/2015 n. 22507 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale il privato

La controversia

La controversia riguardava un avviso di accertamento con cui l'Ufficio del registro aveva qualificato come cessione d'azienda la vendita di una licenza taxi e di un'autovettura dotata di tassametro, aumentando il valore dichiarato dell'atto mediante l'inclusione dell'avviamento. I contribuenti sostenevano invece che si trattasse della cessione di un semplice bene strumentale. Dopo il rinvio disposto dalla Cassazione per difetto assoluto di motivazione, la Commissione tributaria regionale ha ritenuto corretta la qualificazione come cessione d'azienda, ma ha annullato l'accertamento perché l'Amministrazione non aveva dimostrato con quale metodo dovesse essere calcolato il valore dell'avviamento. L'Agenzia delle Entrate ha impugnato tale decisione sostenendo che la CTR non avesse adeguatamente considerato la remuneratività dell'attività e i dati delle dichiarazioni fiscali. I contribuenti hanno proposto ricorso incidentale sulla qualificazione dell'atto.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso principale dell'Agenzia delle Entrate, ritenendolo inammissibile perché generico e non diretto contro l'effettiva ratio decidendi della sentenza impugnata. La CTR non aveva negato l'esistenza dell'avviamento né ignorato gli elementi indicati dall'Ufficio, ma aveva rilevato la mancata indicazione di un criterio concreto e congruente per quantificarlo. Tale onere gravava sull'Amministrazione. Il ricorso incidentale dei contribuenti è stato dichiarato inammissibile per difetto di interesse, poiché, pur essendo soccombenti sulla qualificazione della cessione come cessione d'azienda, erano risultati vittoriosi quanto all'annullamento dell'accertamento. Le spese sono state compensate per reciproca soccombenza.

Norme richiamate

  • Art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c. (testo applicabile ratione temporis)

    "fatto controverso e decisivo per il giudizio"

    Il motivo di ricorso per cassazione relativo alla motivazione deve riferirsi a uno specifico fatto storico, controverso e decisivo, non a una questione generale o a una semplice argomentazione. La censura deve inoltre confrontarsi puntualmente con la motivazione effettivamente posta a fondamento della decisione impugnata.

Massime di principio

  • Quando l'Amministrazione determina un maggior valore imponibile includendo l'avviamento, deve indicare e giustificare concretamente il criterio o metodo utilizzato per quantificarlo; non è sufficiente richiamare in modo generico la redditività dell'attività o i dati fiscali.
  • In Cassazione, una censura sulla motivazione è inammissibile se non individua con precisione il fatto storico controverso e decisivo e se non attacca la reale ratio decidendi della sentenza impugnata.
  • La qualificazione di un'operazione come cessione d'azienda non comporta automaticamente la validità della quantificazione dell'avviamento: la qualificazione giuridica e la determinazione del valore sono profili distinti.
  • La parte che ha ottenuto l'annullamento dell'accertamento per carenza di prova o di motivazione non ha interesse a impugnare incidentalmente una statuizione preliminare sfavorevole, se tale impugnazione non può migliorare il risultato concreto ottenuto.
  • In caso di soccombenza reciproca su questioni diverse, il giudice può compensare integralmente le spese processuali.

Testo integrale

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