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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7547/2022 del 02/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per cassazione diretta ad ottenere il riconoscimento del vincolo di continuazione tra i reati considerati nella sentenza impugnata e reati valutati in precedenti sentenze irrevocabili. Il ricorrente deduce erronea applicazione di norme sul reato continuato (art. 81 c.p. e art. 671 c.p.p.), censura la mancata valutazione della portata delle condanne passate (richiamando art. 238-bis c.p.p.) e lamenta il mancato riconoscimento della continuazione anche tra la contravvenzione e i delitti ascritti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che la motivazione della Corte territoriale sia logica, congrua e coerente con quella del primo grado, e che non sussista unicita del disegno criminoso necessario per configurare la continuazione. La sentenza di merito ha correttamente distinto una tendenza omogenea a delinquere dalla progettazione originaria di una serie di illeciti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen.

    Usato per richiamare il requisito dell'unicità del disegno criminoso: la mera tendenza o omogeneità dei reati non basta a dimostrare un progetto criminoso concepito sin dall'inizio.

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Rilevante ai fini dell'impugnazione in cassazione delle decisioni di merito; le doglianze meramente di fatto o rianalisi degli elementi probatori non sono ammissibili come motivo di cassazione.

  • art. 238-bis cod. proc. pen.

    Richiamato nella censura difensiva circa la valutazione delle precedenti condanne; la Corte ha ritenuto che le condanne passate non impongano automaticamente il riconoscimento della continuazione quando manchi il progetto criminoso unitario.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma dovuta alla Cassa delle Ammende.

  • art. 98 cod. pen.

    Richiamata nel quadro fattuale della sentenza di merito come attenuante applicata in primo grado; non è stata oggetto di censura decisiva in cassazione.

Massime di principio

  • Per configurare la continuazione occorre la prova di un progetto criminoso unitario concepito sin dall'inizio; la semplice ripetizione di reati simili o una tendenza a delinquere non è sufficiente.
  • La presenza di precedenti condanne non impone automaticamente il riconoscimento della continuazione con reati successivi; va valutata la sussistenza di un disegno criminoso comune e progettato ab origine.
  • In sede di cassazione non è possibile ottenere una riforma basata su una mera rivalutazione del merito o su una diversa interpretazione dei fatti se la motivazione dei giudici di merito è logica e coerente.
  • Per ottenere il riconoscimento della continuazione è utile documentare elementi che evidenzino la progettazione iniziale (programmazione, finalità comuni, coordinamento e complementarietà delle condotte, continuità temporale e funzionale).
  • Le decisioni di primo e secondo grado possono essere lette unitariamente se condividono analisi e criteri valutativi; in tal caso la motivazione di appello si integra con quella di primo grado e la cassazione richiede censure di diritto ben fondate.

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