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Sentenza

Sentenza del 03/09/2024 n. 2316 - Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Lombardia

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

Impugnazione degli avvisi di liquidazione relativi alla dichiarazione di successione del de cuius xxxx per un totale di €10.201,70. Il Curatore contestava la legittimità dell'avviso per carenza dei presupposti impositivi soggettivi e oggettivi (sostenendo di non essere soggetto passivo dell'imposta), mentre l'Agenzia impugnava la sentenza di primo grado ritenendo errata la ricostruzione normativa e richiamando l'art. 28 e 36 del D.Lgs. 346/1990 e orientamenti giurisprudenziali che avvalorerebbero la pretesa erariale.

La decisione

La Corte di Giustizia Tributaria di II grado della Lombardia ha rigettato l'appello dell'Ufficio e confermato la sentenza di primo grado: l'avviso di liquidazione è illegittimo. La Corte ha ritenuto che il curatore dell'eredità giacente, pur obbligato alla presentazione della dichiarazione, non sia soggetto passivo dell'imposta di successione perché non detiene il possesso dei beni ereditari ma ne ha mera amministrazione/detenzione sotto controllo del Tribunale. Per tali ragioni la soggettività dell'imposizione, legata al possesso ai sensi dell'art. 36 TUS, non ricorre in capo al Curatore. Viste le controversie interpretative e la complessità della materia, le spese di lite sono compensate per entrambi i gradi di giudizio.

Norme richiamate

  • D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 346 (Testo Unico Successioni e Donazioni) - art. 36

    L'art.36 collega la soggettività dell'imposizione al possesso dei beni ereditari; la Corte ha interpretato che il curatore, avendo mera detenzione/amministrazione su incarico del Tribunale, non ha il possesso rilevante ai fini tributari e quindi non è soggetto passivo dell'imposta di successione.

  • D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 346 (Testo Unico Successioni e Donazioni) - art. 28

    Richiamato dall'Ufficio in coordinamento con l'art.36; la Corte conferma che, sebbene il curatore sia obbligato alla presentazione della dichiarazione (funzione dichiarativa), ciò non equivale a soggettività passiva per il pagamento dell'imposta quando manchi il possesso.

  • Cassazione, ordinanza 15.07.2009 (giurisprudenza citata)

    L'Ufficio richiamava principi di legittimità ispirati a questa pronuncia; la Corte però, nel caso concreto, ha ritenuto prevalente la nozione di possesso e la giurisprudenza di merito favorevole al contribuente che esclude la responsabilità tributaria del curatore.

Massime di principio

  • Il curatore dell'eredità giacente è obbligato alla presentazione della dichiarazione di successione ma non è automaticamente soggetto passivo dell'imposta: la soggettività fiscale è rimessa al criterio del possesso dei beni ereditari.
  • La distinzione tra possesso (che attribuisce soggettività passiva) e mera detenzione/amministrazione (tipica del curatore sotto controllo giudiziario) è decisiva per escludere l'imposizione.
  • In assenza di trascrizioni o volture e di acquisizione di fatti patrimoniali rilevanti a favore del curatore, non ricorrono i presupposti oggettivi per l'imposizione sulle successioni.
  • Quando si affronta una controversia simile, è utile documentare il ruolo di mera amministrazione del curatore (provvedimenti del Tribunale, mancata disponibilità effettiva dei beni, assenza di atti dispositivi) e richiamare l'art.36 TUS e la giurisprudenza di merito favorevole.
  • Data l'esistenza di orientamenti giurisprudenziali contrastanti, è opportuno prevedere la richiesta di compensazione delle spese o, comunque, argomentare la complessità della materia per limitare il rischio processuale economico.

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