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Sentenza

Sentenza del 01/07/2015 n. 3796 - Comm. Trib. Reg. per il Lazio

Accertamento, liquidazione e controlli - Società immobiliare - Attività locazione - Studi settore - Presunzioni semplici - Contraddittorio obbligatorio - Elementi contribuente - Ente impositore - Vaglio critico - Mancata effettuazione - Applicabilità caso concreto - Omessa motivazione - Illegittimità pretesa - Consegue.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

La società ha contestato la pretesa fiscale sostenendo di non poter conseguire i ricavi statistici elaborati dagli studi di settore, in ragione delle caratteristiche concrete della propria attività immobiliare e locativa. Tali elementi erano stati forniti nel corso del contraddittorio, ma l'ente impositore non li avrebbe esaminati criticamente né avrebbe spiegato perché non fossero idonei a escludere o ridimensionare l'applicazione dello strumento presuntivo.

La decisione

La pretesa tributaria è stata ritenuta illegittima. Gli studi di settore costituiscono presunzioni semplici e la loro applicazione richiede un contraddittorio effettivo con il contribuente. Quando quest'ultimo fornisce elementi specifici contrari alla stima statistica, l'Amministrazione deve valutarli concretamente e motivare le ragioni per cui ritiene comunque applicabile lo studio di settore al caso concreto. La mancata effettuazione di tale vaglio critico e l'omessa motivazione comportano l'illegittimità dell'accertamento e della conseguente pretesa.

Norme richiamate

  • Art. 2697 del Codice civile

    La norma disciplina l'onere della prova. Nel contesto degli studi di settore, l'Amministrazione deve fornire elementi idonei a sostenere la pretesa, mentre il contribuente può dimostrare, nel contraddittorio, l'inidoneità della stima standardizzata rispetto alla propria situazione concreta.

  • Art. 7, comma 1, della legge 27 luglio 2000, n. 212 (Statuto dei diritti del contribuente)

    Impone che gli atti dell'Amministrazione finanziaria siano motivati, indicando i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche della decisione. La motivazione deve confrontarsi con gli elementi specificamente forniti dal contribuente.

  • Cassazione, Sezioni Unite, n. 26635/2009

    Gli studi di settore non determinano automaticamente il reddito o i ricavi effettivi, ma costituiscono presunzioni semplici. La loro applicazione richiede il contraddittorio con il contribuente e una valutazione della situazione concreta.

  • Cassazione n. 3923/2011

    Conferma la necessità di una motivazione effettiva e di una valutazione degli elementi addotti dal contribuente per superare o ridimensionare la presunzione derivante dagli studi di settore.

Massime di principio

  • Gli studi di settore non possono essere applicati in modo automatico o meramente matematico: rappresentano presunzioni semplici, soggette a verifica nel caso concreto.
  • Il contraddittorio con il contribuente deve essere effettivo; l'Amministrazione deve esaminare e valutare criticamente le circostanze specifiche dedotte, non limitarsi a recepire i risultati statistici.
  • Per attività immobiliari e locative occorre considerare elementi concreti quali caratteristiche degli immobili, ubicazione, periodi di sfitto, canoni effettivamente praticabili, morosità e condizioni del mercato.
  • Se il contribuente fornisce spiegazioni plausibili sull'impossibilità di raggiungere i ricavi stimati, l'Amministrazione deve spiegare perché tali spiegazioni non siano sufficienti. In mancanza, l'accertamento può essere annullato per difetto di motivazione.
  • La difesa del contribuente è più efficace quando documenta puntualmente le peculiarità dell'attività e le collega ai ricavi effettivamente dichiarati, invece di limitarsi a contestare genericamente lo studio di settore.

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