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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19981/2026 del 29/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti, in qualità di terzi intestatari, chiedevano la revocazione del decreto di confisca di prevenzione riguardante beni a loro formalmente intestati perché ritenuti nella disponibilità di Antimo Morlando, la cui pericolosità sarebbe stata qualificata e i cui acquisti sarebbero stati finanziati con proventi illeciti mascherati da intestazioni fittizie. Il ricorso per cassazione solleva quattro profili: (1) questioni di ammissibilità procedurale e trasmissione degli atti (contestazione della competenza e mancata/incompleta trasmissione degli atti, con produzione documentale successiva); (2) rilievi sull'efficacia probatoria di sentenze di assoluzione e provvedimenti di revoca precedenti ai fini della revocazione della confisca preventiva (anche alla luce della disciplina previgente, legge n.1423/1956); (3) effetto sull'assetto processuale dell'annullamento disposto in sede di legittimità del decreto di confisca della Corte d'appello di Napoli e conseguenze sulla posizione dei terzi; (4) rispetto del termine semestrale di cui all'art. 28, comma 3, d.lgs. 6 settembre 2011, n.159, con riferimento alla decorrenza dal passaggio in giudicato della sentenza ritenuta novum.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Pur affermando che la richiesta di revocazione può essere proposta anche nella cancelleria del giudice incompetente (che provvederà a trasmettere l'istanza al giudice competente), la Corte ha ritenuto che i presunti novità invocate dai ricorrenti non fossero idonee a determinare la revocazione: le pronunce rilevate risultano, in parte, provvisorie o non idonee a incidere definitivamente sui presupposti della confisca di prevenzione nei confronti dei terzi. In particolare la sentenza penale di condanna/ confisca nei confronti di Antimo Morlando era divenuta irrevocabile con sentenza di questa Corte del 23/05/2024, e una successiva pronuncia di annullamento con rinvio del decreto della Corte d'appello di Napoli (del 14/07/2025) risultava ancora sub judice e dunque non poteva costituire novum definitivo. Per tali ragioni la revocazione richiesta non poteva trovare accoglimento. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e all'ammenda di euro 3.000 a favore della cassa delle ammende (art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 582 cod. proc. pen.

    Riferimento alla regola sulle forme di impugnazione e sulla competenza del giudice per la proposizione del rimedio; la Corte conferma che, anche se proposta presso cancellerie incompetenti, l'istanza deve essere trasmessa al giudice competente

  • art. 568, comma 5 cod. proc. pen.

    Principio del "favor impugnationis" applicato anche alle istanze di revisione/revocazione richiede che l'atto sia comunque trasmesso al giudice competente

  • art. 11 cod. proc. pen.

    Criteri di individuazione del giudice competente cui va trasmessa l'istanza presentata in cancelleria incompetente

  • art. 28, comma 3, d.lgs. 6 settembre 2011, n.159

    Il termine per proporre la revocazione decorre dal momento in cui la decisione novativa è divenuta definitiva; le sentenze non definitive non possono essere considerate novum valido ai fini della decadenza

  • legge 27 dicembre 1956, n.1423

    Riferimento alla disciplina previgente della prevenzione patrimoniale per sostenere l'importanza di valutare la successione temporale di decisioni (assoluzioni/condanne/revoche) nella ricostruzione del bis in idem e della pericolosità

  • art. 630 e seguenti cod. proc. pen.

    Richiamati come disciplina di riferimento per rimedi che possono essere compatibili con l'art. 28 d.lgs. 159/2011; la Corte usa il parallelismo per confermare il regime delle impugnazioni e della trasmissione degli atti

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che autorizza la condanna alle spese processuali in cassazione; applicata insieme alla statuizione di responsabilità per la formulazione dei motivi e all'irrogazione dell'ammenda

Massime di principio

  • La richiesta di revocazione della confisca può essere depositata anche presso la cancelleria di un giudice formalmente incompetente; l'atto sarà trasmesso al giudice competente secondo il principio del "favor impugnationis"
  • Per costituire novum idoneo a giustificare la revocazione occorre una decisione definitiva: sentenze o provvedimenti ancora sub judice o non passati in giudicato non possono essere assunti a base della revocazione
  • Le sentenze penali (assoluzioni o condanne) influenzano la valutazione della revocazione della confisca solo se risultano definitive e attinenti alla pericolosità o al titolo di provenienza dei beni al momento dell'acquisto
  • Il termine semestrale previsto dall'art. 28, comma 3, d.lgs. 159/2011 decorre dal momento della definitiva conoscenza del fatto o della decisione novativa (passaggio in giudicato); è quindi essenziale monitorare le date di irrevocabilità per valutare la tempestività dell'istanza
  • In caso di ricorsi infondati o formulati con negligenza i ricorrenti possono essere condannati al pagamento delle spese e a sanzioni (es. ammenda), quindi è necessario curare la completezza e la solidità probatoria delle istanze di revocazione
  • La revocazione della confisca preventiva richiede accertamenti specifici sulla pericolosità dell'interessato al tempo dell'acquisto dei beni e sulla riconducibilità effettiva dei beni ai proventi illeciti; elementi processuali parziali o provvisori non bastano

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