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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17975/2023 del 28/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva confermato la custodia cautelare in carcere disposta dal GIP per il reato di tentata estorsione aggravata dal "metodo mafioso" (art. 416-bis.1 c.p.). Le censure riguardavano: 1) nullità della ordinanza e perdita di efficacia della misura per mancata trasmissione dei decreti autorizzativi delle intercettazioni (violazione art. 309 co.5 c.p.p.); 2) carenza di gravità indiziaria, in particolare con riferimento all'aggravante del metodo mafioso; 3) carenza di motivazione sulle esigenze cautelari e sulla necessità della custodia in carcere (art. 274 lett. c) c.p.p.).

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto infondate le doglianze sulla nullità per mancata trasmissione dei decreti autorizzativi, poiché la difesa non aveva chiesto l'acquisizione e i decreti sono stati comunque acquisiti prima della decisione, permettendo l'efficace controllo di legittimità. Ha confermato la sussistenza della gravità indiziaria relativamente alla contestata aggravante del "metodo mafioso", valorizzando intercettazioni, dichiarazioni della persona offesa e le dichiarazioni del collaboratore di giustizia che collegavano il coimputato Carrisi a un clan; ha ritenuto che il materiale dimostrasse la creazione di una condizione di soggezione nella vittima. Quanto alle esigenze cautelari ha richiamato la presunzione relativa prevista dall'art. 275 co.3 c.p.p. per i reati aggravati dal metodo mafioso e, quindi, la correttezza della custodia in carcere. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 416-bis.1 cod. pen. (circostanza aggravante "metodo mafioso")

    La norma è stata interpretata nel senso che punisce un "metodo" capace di creare nella vittima una particolare condizione di soggezione: non è necessaria la prova di un'origine mafiosa concreta della minaccia, bastando che l'evocazione di una contiguità mafiosa sia funzionale a generare il timore caratteristico del metodo mafioso

  • art. 309 co. 5 c.p.p. (trasmissione dei decreti autorizzativi delle intercettazioni)

    La mancata trasmissione dei decreti autorizzativi non determina automaticamente l'inefficacia della misura cautelare né l'inutilizzabilità delle intercettazioni se il tribunale acquisisce i decreti prima della decisione; la difesa deve allegare interesse specifico per chiedere l'acquisizione

  • art. 271 c.p.p. (inutilizzabilità)

    Richiamata nelle argomentazioni giurisprudenziali contrastanti: la Corte ha ritenuto non applicabile l'effetto estremo dell'inutilizzabilità quando i decreti siano acquisiti tempestivamente al fascicolo prima della decisione

  • art. 274 lett. c) c.p.p. (motivazione delle esigenze cautelari)

    Il tribunale deve motivare le esigenze cautelari; nel caso di reati per i quali opera la presunzione di necessità (es. aggravante di metodo mafioso) l'onere motivazionale è assolto valorizzando elementi probatori che inducano la ritenuta gravità indiziaria e la pericolosità

  • art. 275 co. 3 e co. 3-bis c.p.p. (presunzione relativa delle esigenze cautelari e adeguatezza della custodia)

    Per i reati indicati opera una presunzione relativa di sussistenza delle esigenze cautelari e di adeguatezza della custodia in carcere; in tali ipotesi non si applica l'obbligo di motivare puntualmente l'inidoneità degli arresti domiciliari con controllo elettronico

  • art. 51 co. 3-bis c.p.p. (richiamata per la presunzione insieme all'art. 275)

    Richiamata insieme all'art. 275 per confermare l'operatività della presunzione anche per i delitti tentati aggravati dal metodo mafioso

  • art. 180, 181, 183 c.p.p. (regole sulle nullità e relative ricadute)

    Il Collegio ha richiamato il sistema delle nullità e la distinzione tra nullità insanabile e rimedi procedurali, ritenendo la tesi del ricorrente contraria al complesso delle norme sulle nullità

  • art. 618 c.p.p. (rimessione alle Sezioni Unite, richiesta dalla difesa)

    La Corte ha escluso la rimessione alle Sezioni Unite perché nel caso concreto mancavano i presupposti: la difesa non aveva richiesto l'acquisizione dei decreti né sollevato questioni specifiche sulla loro legittimità

Massime di principio

  • La mancata trasmissione al riesame dei decreti autorizzativi delle intercettazioni non comporta automaticamente la nullità della misura: se i decreti sono acquisiti prima della decisione il materiale intercettivo può essere valutato regolarmente
  • Per sollevare efficacemente l'eccezione di inutilizzabilità o nullità per intercettazioni, la difesa deve manifestare interesse specifico e chiedere l'acquisizione dei decreti o sollevare tempestivamente questioni di legittimità
  • L'aggravante del "metodo mafioso" si valuta sul piano del metodo e dell'effetto intimidatorio/assoggettamento prodotto sulla vittima: non è necessaria la prova di una struttura mafiosa formalmente costituita, ma la concreta percezione del pericolo da parte della vittima
  • Quando sia contestata un'aggravante che comporta la presunzione relativa di esigenze cautelari (es. metodo mafioso), opera una presunzione favorevole alla custodia in carcere e il giudice non è tenuto a motivare come in altri casi l'inidoneità degli arresti domiciliari con controllo elettronico
  • La mera riproposizione in cassazione degli stessi argomenti già valutati dal giudice del merito, senza un confronto puntuale con la motivazione adottata, è insufficiente a fondare il ricorso
  • Le dichiarazioni di persone offese e di collaboratori, integrate da elementi intercettivi e dal contesto (es. riferimenti a preminenze locali, comportamento omertoso), possono essere valorizzate per fondare la gravità indiziaria in casi di estorsione aggravata

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