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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40569/2024 del 05/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente deduceva: (1) nullità della notifica/eleggibilità di domicilio perché il documento sarebbe stato redatto in una lingua non conosciuta dall'imputato; (2) questioni processuali connesse alla stessa elezione di domicilio e alla mancata assistenza/ traduzione; (3) erronea dichiarazione di colpevolezza per mancanza o insufficienza di prova; (4) eccessività del trattamento sanzionatorio rispetto alla gravità della condotta e alla personalità dell'imputato.

La decisione

Il Collegio ha dichiarato inammissibile il ricorso. Motivazioni: primi due motivi manifestamente infondati e/o tardivi perché il ricorrente non aveva dimostrato la mancata conoscenza della lingua italiana e non aveva eccepito tempestivamente (art. 180 c.p.p.) la nullità, quindi la nullità si è sanata; il terzo motivo è inammissibile perché generico e consistente in una mera richiesta di rivalutazione delle prove senza indicare vizi logico-giuridici dell'argomentazione della sentenza impugnata; il quarto motivo è aspecifico giacché il Giudice di pace ha inflitto il minimo edittale, per cui non vi era spazio per una ulteriore riduzione. Per l'inammissibilità il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Decisione resa a Roma il 18 ottobre 2024.

Norme richiamate

  • art. 180 cod. proc. pen.

    Le nullità verificatesi prima del giudizio devono essere eccepite tempestivamente (termine che coincide con la sentenza di primo grado); se non tempestivamente eccepite si sanano.

  • Giurisprudenza citata (Sez. U. e Sez. 4 e 6)

    Sez. U, n. 5052 del 24/09/2003; Sez. U, n. 12 del 31/05/2000; Sez. 4, n. 14174 del 28/10/2005; Sez. 6, n. 44421 del 22/10/2015

    Principi giurisprudenziali richiamati: l'assistenza mediante traduzione è necessaria se l'imputato non conosce la lingua e ciò deve emergere da elementi probatori; la mancata eccezione tempestiva comporta sanatoria.

  • Corte Costituzionale

    Corte Cost. n. 186 del 2000

    Citata in relazione al riconoscimento di profili di colpa e alla possibilità di condannare il ricorrente al pagamento di somme per la Cassa delle ammende quando il ricorso sia manifestamente infondato o inammissibile.

Massime di principio

  • Le nullità procedurali anteriori al giudizio di primo grado devono essere eccepite tempestivamente (al più tardi con la sentenza di primo grado) o si ritengono sanate; non possono essere sollevate per la prima volta in appello se non sussistono elementi probatori che ne giustifichino l'eccezione precoce.
  • La sola affermazione che un atto sia stato redatto in una lingua non conosciuta dall'imputato non è sufficiente: è necessario dimostrare la mancata comprensione o fornire atti che comprovino la circostanza rilevante ai fini della traduzione/assistenza.
  • L'appello non può limitarsi a una rinnovata valutazione dei fatti: il ricorrente deve indicare specifici vizi nell'apparato motivazionale della sentenza impugnata (contraddizioni, omissioni, errori logici o giuridici) per rendere ammissibile la censura.
  • La critica al trattamento sanzionatorio è aspecifica se la pena inflitta è il minimo edittale: in tal caso non è possibile ottenere una riduzione astratta della pena e la censura deve contenere elementi concreti che giustifichino una diversa applicazione della misura.
  • Il rigetto o l'inammissibilità del ricorso può comportare la condanna alle spese e, se ricorrono profili di colpa, al pagamento di una somma a favore della Cassa delle ammende; pertanto gli appellanti devono valutare cautamente la fondatezza e l'ammissibilità delle censure.

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