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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17777/2026 del 18/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza della Corte d'Appello di Bari che aveva confermato la responsabilità per rapina impropria, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali in continuazione. I motivi: (1) contestazione della qualificazione come rapina impropria ai sensi dell'art. 628, co. 2 c.p., sostenendo che si sarebbe trattato al più di tentata rapina impropria o tentato furto con lesioni poiché l'imputato non avrebbe mai acquisito il possesso dell'autoarticolato; (2) censura per violazione dell'art. 61, n. 2 c.p. (nesso teleologico), deducendo che la descrizione del capo di imputazione non dimostrerebbe il nesso teleologico tra la rapina impropria e la successiva resistenza, e che, al più, l'aggravante avrebbe dovuto riguardare i reati satellite; (3) mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche; (4) diniego della sostituzione della pena detentiva con la detenzione domiciliare ai sensi degli artt. 53 ss. L.689/81.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato i motivi volti a riformulare la fattispecie come tentata rapina o furto con lesioni, confermando che ai fini della rapina impropria è sufficiente che l'agente, dopo la sottrazione della cosa mobile altrui, usi violenza per assicurarsi il possesso, non essendo necessario il conseguimento dell'impossessamento. Ha però ritenuto parzialmente fondato il secondo motivo: l'aggravante del nesso teleologico (art. 61 n. 2 c.p.) era stata applicata in modo erroneo alla pena base per il delitto di rapina prima di conteggiare l'aumento per la continuazione con i reati satellite; in realtà l'aggravante emergeva con riferimento alle condotte di lesioni e resistenza. Per tale errore la sentenza impugnata è stata annullata limitatamente al trattamento sanzionatorio. La Corte ha rideterminato la pena eliminando l'aumento indebito: pena definitiva stabilita in 3 anni e 6 mesi di reclusione e euro 638,00 di multa (già ridotta per il rito). Sono stati invece rigettati gli altri motivi: la valutazione negativa sulle attenuanti generiche e sul diniego della detenzione domiciliare è stata ritenuta congrua e insindacabile in sede di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 628 co. 2 cod. pen.

    La Corte conferma che per la rapina impropria è sufficiente che l'agente, dopo aver sottratto la cosa mobile, adoperi violenza o minaccia per assicurarsi o mantenere la disponibilità della res; non è necessario che consegua l'impossessamento materiale, che è elemento del dolo specifico.

  • art. 61 n. 2 cod. pen.

    L'aggravante del nesso teleologico può concorrere con la rapina impropria quando la violenza ecceda la soglia funzionale all'azione predatoria; tuttavia va valutata e imputata correttamente: nel caso di specie l'aggravante risultava riferibile alle condotte di lesioni e resistenza e non doveva essere applicata alla pena base della rapina prima del calcolo della continuazione.

  • art. 522 cod. proc. pen.

    La Corte ha ritenuto che non sussistesse nullità per difetto di specificazione del capo di imputazione, poiché l'intestazione e la descrizione contestavano adeguatamente l'aggravante del nesso teleologico tra le condotte.

  • artt. 53 ss. L.689/81

    La Corte territoriale ha valutato negativamente la prognosi di rieducazione e il rischio di recidiva del ricorrente, ritenendo insufficiente la concessione della detenzione domiciliare; questa valutazione, motivata sui precedenti, è stata ritenuta insindacabile in Cassazione.

  • art. 620 lett. l) cod. proc. pen.

    La Corte di Cassazione ha esercitato il potere di riformare il trattamento sanzionatorio ai sensi di tale disposizione, annullando l'aumento errato e rideterminando la pena.

  • art. 337 cod. pen.

    Richiamato nel capo di imputazione come riferimento al fine della violenza contro i pubblici ufficiali; la Corte non ha ritenuto che tale richiamo pregiudicasse la corretta contestazione dell'aggravante teleologica.

Massime di principio

  • La rapina impropria (art. 628, co.2 c.p.) può essere configurata anche se il soggetto non consegue l'impossessamento materiale del bene: è sufficiente che dopo la sottrazione venga usata violenza o minaccia per assicurare o mantenere la disponibilità della cosa.
  • Il requisito dell'immediatezza nella rapina impropria non richiede la contemporaneità assoluta tra sottrazione e violenza: è ammesso un arco temporale purché non interrompa l'unitarietà dell'azione volta a impedire il ritorno in possesso delle cose sottratte o a garantire l'impunità.
  • L'aggravante del nesso teleologico (art. 61, n.2 c.p.) può concorrere con il reato-fine (es. rapina impropria) e con i reati 'satellite' (es. lesioni, resistenza), ma deve essere imputata con corretto riferimento alle singole condotte; errori nel calcolo della pena derivanti da errata applicazione dell'aggravante possono essere corretti in Cassazione.
  • Le valutazioni giudiziarie su attenuanti generiche e su misure sostitutive (es. detenzione domiciliare) sono sindacabili in legittimità solo se carenti di motivazione specifica o manifestamente illogiche; la presenza di precedenti negativi, motivati adeguatamente, legittima il diniego.
  • In caso di vizi limitati al trattamento sanzionatorio, la Cassazione può annullare solo la parte relativa alla pena e rideterminarla, senza riaprire il giudizio sulle pronunce di responsabilità se non censurate in modo fondato.

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