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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27063/2023 del 21/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Genovese impugna la sentenza della Corte d'appello di Messina del 07/03/2022 che ha rideterminato la pena per il reato di rapina aggravata in concorso, riconoscendo la continuazione con altra condanna per analoga rapina. Il ricorrente deduce: (1) vizio di motivazione sull'entità dell'aumento per la continuazione, sostenendo che la Corte si sia limitata a una spiegazione "asettica" della maggiorazione; (2) vizio di motivazione per la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche, lamentando che siano stati paradossalmente richiamati elementi positivi (assenza di precedenti e di successive condanne) senza tradursi nell'attenuante.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la Corte di merito avesse motivato l'aumento di pena per la continuazione ricorrendo alla reiterazione in arco temporale molto breve e alle risultanze delle intercettazioni, profili non affrontati dal ricorrente nei motivi di impugnazione. Inoltre, la questione delle attenuanti generiche non era stata adeguatamente devoluta in appello (si contestava solo l'eccessività della pena), perciò non poteva essere oggetto di nuovo scrutiny; il richiamo a elementi positivi nella motivazione è coerente con il risultato complessivamente più favorevole ottenuto dal ricorrente. Conseguentemente la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa per le ammende, ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • D.L. n.137/2020, art. 23, comma 8

    art. 23, comma 8 D.L. n.137/2020

    Richiamata per indicare che il ricorso è stato trattato con contraddittorio scritto secondo la disciplina emergente dai decreti-legge citati

  • D.L. n.198/2022, art. 8

    Ulteriore richiamo alla disciplina sul contraddittorio scritto nei procedimenti trattati davanti alla Corte

  • art. 616 c.p.p.

    art. 616 codice di procedura penale

    Applicato per la condanna al pagamento delle spese processuali e della somma a favore della Cassa per le ammende in caso di inammissibilità del ricorso

  • Corte costituzionale, sent. 13 giugno 2000, n. 186

    sentenza Corte cost. 13/06/2000 n.186

    Richiamata come riferimento giurisprudenziale sull'entità delle sanzioni pecuniarie a carico del ricorrente in caso di inammissibilità

Massime di principio

  • Se in sede di impugnazione si contesta soltanto l'eccessività della pena, non si possono introdurre ex novo censure differenti (es. mancata concessione di attenuanti generiche) senza che esse siano state specificamente dedotte e argomentate in appello.
  • La Corte può aumentare la pena per criterio di continuazione se motiva tale maggiorazione con elementi concreti (es. breve arco temporale di reiterazione, intercettazioni) e tali motivazioni vanno specificamente affrontate dal ricorrente per essere efficaci in cassazione.
  • Il richiamo a elementi 'positivi' nella motivazione (assenza di precedenti, condanne successive) non è per sé incoerente; rileva il risultato complessivamente più favorevole o sfavorevole del trattamento sanzionatorio adottato dal giudice di merito.
  • Un ricorso che non affronta i punti di fatto e di diritto su cui il giudice di merito ha fondato la decisione è normalmente dichiarato inammissibile: il confronto diretto con la motivazione è necessario.
  • In caso di inammissibilità la Corte può condannare il ricorrente alle spese e a una somma a favore della Cassa per le ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; pertanto chi impugna deve valutare la fondatezza delle censure e argomentarle con precisione per evitare sanzioni economiche.

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