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Cassazione Penale, Ordinanza n. 08512/2026 del 04/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il condannato ha proposto ricorso avverso l'ordinanza della Corte di appello che aveva respinto la richiesta di applicazione della continuazione ex art. 81 c.p. in executivis, ai sensi dell'art. 671 c.p.p., tra i reati oggetto di due sentenze esecutive. La difesa ha lamentato la violazione degli artt. 81 c.p. e 671 c.p.p., sostenendo che il giudice di merito avrebbe trascurato gli indici rivelatori dell'unicità del disegno criminoso posto a fondamento delle condotte delittuose. La Corte di cassazione ha ritenuto le censure inammissibili perché in fatto e manifestamente infondate, oltre che meramente riproduttive di doglianze già esaminate e disattese dalla Corte di appello.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha rilevato che il provvedimento impugnato aveva motivato in modo corretto il diniego della continuazione: i reati oggetto delle due sentenze erano episodi estorsivi tra loro svincolati, diversi per vittime, contesto e modalità, e non riconducibili a un medesimo disegno criminoso. Una prima serie riguardava estorsioni commesse, in concorso con il fratello, ai danni di un minorenne libanese fragile, con minacce di gravi conseguenze per indurlo a sottrarre denaro in casa; la seconda riguardava tentate estorsioni, commesse a breve distanza temporale ma in danno di due giovani dediti agli stupefacenti, in concorso con fratello e genitori, al fine di ottenere versamenti di denaro con la falsa prospettazione di aver preso il posto di spacciatori albanesi. Conseguentemente, il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende ex art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 81 c.p.

    Richiamato come norma sulla continuazione e sull'unicità del disegno criminoso; la Corte conferma che, nel caso concreto, tale requisito non è ravvisabile tra fatti eterogenei e autonomi.

  • art. 671 c.p.p.

    Richiamato quale base della richiesta di applicazione della continuazione in executivis; la doglianza è stata ritenuta infondata perché i reati non sono unificabili sotto un medesimo disegno criminoso.

  • art. 616 c.p.p.

    Applicato per la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • La continuazione tra reati richiede la prova di un medesimo disegno criminoso, che non può essere desunto in modo meramente assertivo da una generica vicinanza temporale o da un comune tratto criminale.
  • Episodi delittuosi diversi per vittime, modalità esecutive, contesto e finalità possono esprimere una medesima tendenza criminosa, ma non per questo risultano unificabili ex art. 81 c.p. se manchi un progetto originario unitario.
  • Nel giudizio di legittimità sono inammissibili le censure che si limitano a riproporre questioni di fatto già esaminate e motivatamente disattese dal giudice di merito, quando la motivazione impugnata sia congrua e logicamente coerente.
  • In caso di ricorso inammissibile, la Corte applica la condanna alle spese processuali e al versamento alla Cassa delle ammende, salvo che ricorrano ipotesi di esonero.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniPena e commisurazione
RamiProcesso penaleParte generale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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