Cassazione Penale, Sentenza n. 30223/2025 del 03/09/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il Procuratore generale impugna la sentenza della Corte d'appello che aveva confermato l'assoluzione/proscioglimento di D'Ambrosio per il reato di minaccia (capo B), deducendo errore di applicazione dell'art. 416-bis.1 c.p. (aggravante "metodo mafioso") ritenendo che le espressioni minacciose e il riferimento al fratello detenuto (sottoposto al regime 41-bis) evocassero la capacità intimidatoria di una cosca e rendessero il fatto procedibile d'ufficio; il ricorso censura la valutazione secondo cui non sarebbe rilevante la percezione della vittima circa il contesto mafioso.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la Corte di appello avesse motivatamente escluso l'aggravante dell'art. 416-bis.1 perché le minacce non contenevano riferimenti intelleggibili alla cosca Lanzino e la persona offesa non aveva percepito alcun collegamento mafioso; la configurabilità del "metodo mafioso" richiede, oltre al contenuto della minaccia, la percezione da parte della vittima dell'evocazione del vincolo con un contesto mafioso. La Corte ha inoltre osservato che il ricorso non conteneva una specifica deduzione di travisamento probatorio, ma solo una diversa valutazione delle prove, materia non sindacabile in sede di legittimità.
Norme richiamate
art. 416-bis, comma 1, cod. pen.
Aggravante legata al "metodo mafioso" che incide sulla procedibilità (passa da querela a procedibilità d'ufficio): per essere applicata è necessario che la minaccia evochi nei destinatari la percezione del legame con un contesto di criminalità organizzata
art. 336 cod. pen.
Delitto di violenza o minaccia a pubblico ufficiale: norma contestata in capo A ma la sentenza di merito ha assolto l'imputato perché il fatto non sussisteva
art. 612, comma secondo, cod. pen.
Norma relativa alla fattispecie per cui l'imputato è stato prosciolto per difetto di querela; indica che per quel reato è necessaria querela per la procedibilità salvo aggravanti
art. 41-bis Ord. pen.
Regime detentivo speciale evocato nei fatti (detenzione del fratello sotto 41-bis): richiamato come elemento fattuale ma non automaticamente idoneo a provare il metodo mafioso se la vittima non ne è consapevole
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
Limiti di motivazione in cassazione richiamati per definire l'ambito in cui il ricorso è stato enunciato e valutato; la cassazione valuta errori di legge e travisamenti probatori, non una semplice diversa apprezzamento delle prove
Massime di principio
- Per integrare l'aggravante del "metodo mafioso" non basta che l'autore conosca legami con la criminalità organizzata; è essenziale che la minaccia evochi la capacità intimidatoria del sodalizio e che tale evocazione sia percepita dal destinatario.
- La rilevanza dell'aggravante è decisiva anche ai fini della procedibilità: se l'aggravante è necessaria per trasformare un reato perseguibile solo su querela in reato procedibile d'ufficio, l'accertamento della percezione da parte della vittima assume rilievo determinante.
- In territori con presenza mafiosa non si può automaticamente qualificare ogni minaccia come "metodo mafioso": occorre valutare il contenuto delle espressioni e la loro intellegibilità come richiamo alla forza intimidatrice di un'organizzazione.
- In sede di legittimità la Corte non può sostituirsi alla valutazione concreta delle occorrenze probatorie compiuta dal giudice di merito, salvo specifiche e motivate doglianze di travisamento probatorio.
- Per chi impugna una decisione in cassazione è importante indicare chiaramente eventuali errori probatori specifici; la mera richiesta di diversa valutazione delle prove è inidonea a ottenere la riforma in sede di legittimità.
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