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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37334/2023 del 13/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione per vizio di motivazione: 1) mancata rinnovazione delle fonti dichiarative nonostante contraddittorietà delle testimonianze; 2) violazione dell'obbligo di motivazione rafforzata rispetto ai punti decisivi (esistenza di controversia sull'accesso all'intercapedine, mutamento della destinazione d'uso, previo possesso delle parti civili e dolo); 3) carenza motivazionale sulla effettiva impossibilità di accesso e sul diritto delle parti civili a fruire dell'intercapedine.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, ha annullato la sentenza della Corte d'appello e ha disposto il rinvio al giudice civile per un nuovo giudizio. La Cassazione ha rilevato che la Corte d'appello non ha effettuato una valutazione concreta sull'incidenza della condotta dell'imputato sullo stato dei luoghi, omettendo di accertare se vi sia stato un mutamento di destinazione d'uso o un impedimento stabile e concreto all'utilizzo dell'intercapedine da parte delle parti civili.

Norme richiamate

  • art. 392 cod. pen.

    Il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni può configurarsi anche mediante violenza sulle cose senza danno materiale, quando vi sia una modifica arbitraria della destinazione della cosa che impedisca l'uso; tuttavia occorre valutare concretamente l'offensività della condotta, verificando la permanenza/continuità e la concretezza dell'impedimento all'uso del bene.

  • Sez. 6, n. 35876 del 20/06/2019, Costantino

    Principio richiamato secondo cui la violenza sulla cosa come elemento del reato va connessa con la valutazione concreta dell'offensività della condotta e dell'incidenza sul mantenimento dello stato dei luoghi.

  • Sez. 6, n. 4373 del 28/10/2008 (dep. 2009), Sola

    Principio richiamato secondo cui il mutamento della destinazione della cosa costituisce violenza soltanto se determina un impedimento all'uso caratterizzato da stabilità o continuità temporale e da un ostacolo attuale e ineludibile.

Massime di principio

  • Per integrare l'esercizio arbitrario delle proprie ragioni mediante "violenza sulla cosa" non è sufficiente una mera chiusura temporanea: è necessario dimostrare che il mutamento o la condotta abbia creato un impedimento stabile, continuo o sufficientemente duraturo all'uso del bene da parte della persona offesa.
  • Il giudice deve valutare concretamente l'offensività della condotta, confrontando lo stato dei luoghi prima e dopo l'intervento e verificando l'effettiva incidenza sull'interesse della parte offesa a mantenere inalterata la situazione.
  • In presenza di contrasto probatorio relativo a dichiarazioni delle parti, la Corte d'appello deve motivare adeguatamente le scelte probatorie e, se necessario, procedere alla rinnovazione delle fonti dichiarative o spiegare perché non lo ritenga necessario.
  • La semplice imposizione di una condizione ordinatoria (es. chiedere autorizzazione per accedere) non è automaticamente idonea a costituire violenza sulla cosa; occorre accertare la concretezza e la persistenza dell'ostacolo.
  • Se la Corte penale omette una valutazione decisiva sulla sussistenza di elementi costitutivi del reato, la Cassazione può annullare e rinviare, anche disponendo che il tema del risarcimento venga trattato dal giudice civile competente.

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