Cassazione Penale, Sentenza n. 31011/2026 del 12/08/2026
Sintesi
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Favorevole al ricorrente (imputato)
La controversia
La vicenda riguarda un'istanza di applicazione del reato continuato in sede esecutiva proposta da un condannato con riferimento a tre sentenze irrevocabili. Il Tribunale di Palermo, quale giudice dell'esecuzione, ha rigettato l'istanza ritenendo insussistente il medesimo disegno criminoso, valorizzando sia l'ampio arco temporale dei fatti (indicati dal novembre 2014 al giugno 2024) sia la diversità delle modalità esecutive delle truffe, poste in essere di volta in volta come falso consulente finanziario, venditore online e procacciatore d'affari. Il ricorso deduceva, con il primo motivo, violazione di legge e vizio di motivazione per travisamento di un fatto decisivo, sostenendo che il giudice dell'esecuzione avesse errato nella ricostruzione cronologica, poiché i fatti andavano collocati tra febbraio 2014 e giugno 2015 e non tra novembre 2014 e giugno 2024; con il secondo motivo lamentava la mancata valutazione degli indici dell'unicità del disegno criminoso, quali omogeneità dei reati, ravvicinata collocazione temporale, analoghe modalità esecutive e ricorso a schemi fraudolenti simili nel medesimo contesto territoriale. Il Procuratore generale chiedeva il rigetto osservando che l'errore sulle date non incideva sulla motivazione e che la valutazione di insussistenza del disegno unitario era insindacabile in cassazione.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto fondato il ricorso nei limiti illustrati, rilevando che l'ordinanza impugnata si fondava anche su un dato fattuale errato: per uno dei reati la data corretta era il 3.2.2014 e non il 3.2.2024. Tale inesattezza era rilevante ai fini dell'apprezzamento dell'art. 671 c.p.p., perché il Tribunale aveva escluso il reato continuato anche sulla base dell'erronea convinzione che i fatti fossero separati da oltre dieci anni, mentre in realtà l'intervallo temporale era di poco più di un anno. La Corte ha quindi annullato l'ordinanza con rinvio alla Corte d'appello di Palermo per un nuovo giudizio, imponendo di rivalutare, tra gli elementi indiziari del medesimo disegno criminoso, anche la contiguità temporale dei reati, ferma l'autonomia valutativa del giudice del rinvio.
Norme richiamate
art. 81 c.p.
Richiamato quale base normativa del reato continuato e del medesimo disegno criminoso, da verificare sulla base degli indici fattuali rilevanti.
art. 671 c.p.p.
Norma che consente al giudice dell'esecuzione di applicare la disciplina del reato continuato; la valutazione richiede un corretto accertamento dei dati fattuali, tra cui le date di commissione dei reati.
art. 125 c.p.p.
Richiamato dal ricorrente in relazione al vizio di motivazione dell'ordinanza impugnata.
Massime di principio
- In sede esecutiva, la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato deve essere decisa sulla base di una ricostruzione fattuale corretta, poiché anche un errore sulle date di commissione dei reati può incidere in modo decisivo sulla valutazione del medesimo disegno criminoso.
- L'ampiezza dell'arco temporale tra i reati è un indice rilevante ai fini dell'accertamento della continuazione; se il giudice di merito fonda il diniego su un intervallo temporale erroneamente percepito come molto più esteso, la motivazione risulta viziata.
- Quando l'ordinanza esecutiva si fonda, sia pure non esclusivamente, su un dato fattuale errato e rilevante per la decisione, la sentenza va annullata con rinvio affinché il giudice rivaluti gli elementi indicativi dell'unicità del disegno criminoso.
- La diversità delle modalità esecutive e l'omogeneità dei reati sono indici utili alla verifica della continuazione, ma devono essere esaminati alla luce di una corretta collocazione temporale dei fatti.
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