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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47171/2022 del 13/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il difensore ha impugnato l'ordinanza che aveva sostituito l'obbligo di presentazione quotidiana con il divieto di dimora nella regione Friuli Venezia-Giulia, denunciando violazione dell'art. 275, comma 1, c.p.p., contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione. Si censura in particolare la mancata proporzionalità e l'eccessiva compressione della libertà personale, perché le condotte contestate (cinque cessioni di modiche quantità di stupefacente) sarebbero state commesse esclusivamente nella città di Trieste e non sarebbe dimostrata una rete regionale di spaccio; a parere della difesa il risultato cautelare poteva essere raggiunto con un divieto di dimora limitato al solo comune di Trieste.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha ritenuto violato l'art. 275 c.p.p. (principi di adeguatezza e proporzionalità), perché il Tribunale di Trieste ha affermato apoditticamente l'esistenza di una rete regionale di contatti sulla base di cessioni avvenute solo nella città di Trieste, senza adeguata motivazione per estendere il divieto a tutta la regione. L'ordinanza impugnata è stata annullata e la causa rinviata alla Corte d'appello di Trento per nuovo giudizio sul punto.

Norme richiamate

  • art. 275 c.p.p.

    "nel disporre le misure, il giudice tiene conto della specifica idoneità di ciascuna in relazione alla natura e al grado delle esigenze cautelari da soddisfare nel caso concreto"

    Stabilisce il principio di adeguatezza: il giudice deve scegliere la misura meno afflittiva idonea a soddisfare le esigenze cautelari e verificare la perdurante idoneità della misura; il principio di proporzionalità impone che la misura sia commisurata all'entità del fatto e alla sanzione prevedibile.

  • art. 275 c.p.p. (comma 2)

    Richiama il principio di proporzionalità: ogni misura deve essere proporzionata all'entità del fatto e alla sanzione che sia stata o si ritiene possa essere irrogata; il giudice deve valutare il tipo di recidiva che si intende prevenire per evitare restrizioni più ampie del necessario.

  • art. 283 c.p.p.

    Il "divieto di dimora" può essere esteso anche a ambiti territoriali più ampi (provincia, regione) rispetto all'obbligo di dimora, ma tale estensione richiede specifica motivazione e un collegamento logico con le esigenze cautelari; non è automatica.

  • Giurisprudenza (Sezioni Unite e altre pronunce richiamate)

    La giurisprudenza di legittimità ribadisce il principio del "minor sacrificio necessario", la necessità di verifica costante dell'idoneità della misura e che la misura più afflittiva è legittima solo se la medesima finalità non può essere conseguita con misure meno invasive; l'estensione territoriale del divieto richiede elementi concreti che ne giustifichino l'adozione.

Massime di principio

  • Il giudice deve scegliere la misura cautelare meno afflittiva idonea a conseguire le esigenze cautelari (principio di adeguatezza e proporzionalità).
  • Per estendere un divieto di dimora oltre il comune (es. provincia o regione) è necessaria una motivazione specifica e prove concrete che colleghino l'indagato a una rete o a condotte che giustifichino l'ampiezza territoriale della misura.
  • La mera ricorrenza di cessioni in un singolo comune non giustifica automaticamente il divieto regionale: occorre dimostrare che la regione costituisce la "piazza" dell'attività illecita o che esistono canali di approvvigionamento/distribuzione a scala regionale.
  • Deve sempre essere valutato il "tipo" di recidiva che si intende prevenire; misure severe sono ammissibili solo per prevenire la reiterazione di reati della stessa entità e gravità che non possano essere bloccati con misure meno invasive.
  • La motivazione del provvedimento cautelare deve essere logica e non apodittica: affermazioni generiche sulla rete di contatti richiedono riscontro probatorio specifico.
  • In caso di difetto di motivazione o sproporzione la Corte può annullare e rinviare per nuovo esame, non necessariamente eliminando ogni cautela ma richiedendo adeguata ritaratura della misura sul caso concreto.

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