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Cassazione Civile, Ordinanza n. 13837/2024 del 17/05/2024

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ente previdenziale)

La controversia

Il pensionato aveva chiesto la riliquidazione della pensione di anzianità, sostenendo che, per la quota di trattamento riferibile alla contribuzione maturata presso l'INPDAI fino alla soppressione dell'ente, dovesse operare la clausola di salvaguardia prevista dall'art. 3, comma 4, del d.lgs. n. 181/1997, in modo da garantire che il trattamento complessivo non fosse inferiore a quello ottenibile con l'applicazione integrale del regime AGO. La Corte d'appello aveva invece ritenuto applicabile il criterio del pro rata tra regime INPDAI e regime AGO, ma aveva negato la salvaguardia invocata. In cassazione il ricorrente denunciava violazione e falsa applicazione dell'art. 4, comma 3, d.lgs. n. 181/1997, richiamando la giurisprudenza di legittimità favorevole alla considerazione della clausola di salvaguardia nel calcolo del pro rata INPDAI.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha riconosciuto in astratto che, per le anzianità contributive acquisite presso l'INPDAI prima della soppressione, il calcolo pensionistico deve tener conto della clausola di salvaguardia che impedisce, a parità di condizioni, un trattamento complessivo inferiore a quello AGO. Tuttavia ha rilevato che il motivo non conteneva gli elementi fattuali necessari per dimostrare, con un giudizio comparativo corretto tra i due regimi e tenendo conto anche della contribuzione versata, che il pro rata INPDAI fosse concretamente deteriore. Il ricorso si limitava a riportare due conteggi, senza spiegare i criteri giuridici e fattuali utilizzati e senza dimostrare il presupposto delle "medesime condizioni" richiesto dalla norma. Per questo il ricorso è stato respinto, con condanna alle spese e applicazione dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 3, comma 4, d.lgs. n. 181/1997

    clausola di salvaguardia; operatività a parità di condizioni

    La clausola di salvaguardia impedisce che il trattamento pensionistico complessivo degli iscritti all'INPDAI risulti inferiore a quello AGO, ma opera solo a parità di condizioni e richiede un giudizio comparativo che consideri anche la contribuzione versata, le diverse retribuzioni pensionabili e i relativi massimali.

  • art. 4, comma 3, d.lgs. n. 181/1997

    La norma è invocata dal ricorrente come parametro violato; la Corte ritiene infondato il motivo perché non dimostra in concreto i presupposti applicativi della salvaguardia nel calcolo del pro rata.

  • art. 13, comma 1 quater, D.P.R. n. 115/2002

    In caso di rigetto del ricorso, il giudice dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

Massime di principio

  • La clausola di salvaguardia nei sistemi pensionistici sostitutivi opera solo se il confronto tra i regimi avviene a parità di condizioni e sulla base di dati concreti, non di affermazioni apodittiche.
  • Nel giudizio di legittimità non basta invocare un principio giurisprudenziale favorevole: il motivo deve allegare e spiegare gli elementi di fatto necessari a verificare il corretto giudizio comparativo tra i regimi pensionistici.
  • Quando si contesta il calcolo della pensione secondo il criterio del pro rata, il ricorrente deve indicare in modo chiaro i parametri applicati, i conteggi effettuati e il loro fondamento giuridico, così da consentire il controllo di legittimità.
  • La verifica della non deteriorità del trattamento complessivo richiede di considerare non solo l'anzianità e la retribuzione, ma anche la contribuzione versata, i massimali e le specificità dei diversi regimi assicurativi.

Come è indicizzato

MateriePensioni
RamiPrevidenza
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