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Sentenza

Corte di giustizia, Sentenza C-716/17

Sentenza della Corte (Quarta Sezione) dell' 11 luglio 2019. — Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta da Østre Landsret. — Rinvio pregiudiziale – Libera circolazione dei lavoratori – Restrizioni – Avvio di una procedura di cancellazione di debiti – Requisito di residenza – Ammissibilità – Articolo 45 TFUE – Effetto diretto. — Causa C-716/17

Giurisprudenza europea62017CJ0716

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte, investita in via pregiudiziale dall'Østre Landsret, ha esaminato una norma danese che riservava la cancellazione dei debiti ai debitori residenti in Danimarca o lì soggiornanti. Ha ritenuto che tale requisito costituisca una restrizione alla libera circolazione dei lavoratori, non giustificata né proporzionata rispetto all'obiettivo di valutare la situazione economica del debitore. Ha inoltre chiarito che il giudice nazionale deve disapplicare il requisito di residenza in forza dell'articolo 45 TFUE, anche se la decisione può incidere su crediti di soggetti privati.

Libera circolazione dei lavoratori e cancellazione dei debiti: incompatibilità con l'articolo 45 TFUE del requisito di residenza per accedere alla procedura

La questione giuridica

Se l'articolo 45 TFUE osti a una norma nazionale di competenza che subordina la concessione della cancellazione di debiti al requisito che il debitore abbia la residenza o soggiorni nello Stato membro interessato; e, in caso affermativo, se tale disposizione del Trattato imponga al giudice nazionale di disapplicare il requisito di residenza anche quando la procedura possa incidere sui crediti di soggetti privati.

Principio di diritto

L'articolo 45 TFUE osta a una regola nazionale di competenza che consenta l'accesso alla cancellazione dei debiti solo ai debitori residenti o soggiornanti nello Stato membro, poiché un requisito di residenza del genere dissuade il lavoratore dall'esercitare la libera circolazione ed eccede quanto necessario per verificare la situazione economica e personale del debitore. Il giudice nazionale deve inoltre disapplicare tale requisito in forza del primato e dell'effetto diretto dell'articolo 45 TFUE, senza che rilevi il fatto che la procedura possa incidere sui crediti vantati da privati.

Norme richiamate

  • Articolo 45 TFUE
  • Articolo 267 TFUE
  • Regolamento (UE) 2015/848, articolo 84, paragrafo 1

Libera circolazione dei lavoratori e requisito di residenza per la cancellazione dei debiti

La pronuncia riguarda un rinvio pregiudiziale dell'Østre Landsret (Danimarca) in materia di accesso a una procedura di cancellazione di debiti. La Corte esamina se la normativa danese, che subordina tale procedura a un requisito di residenza o soggiorno nel territorio nazionale, sia compatibile con l'articolo 45 TFUE.

Fatti e procedimento principale

A, cittadino danese residente in Svezia e lavoratore subordinato in Danimarca, ha chiesto dinanzi al Sø- og Handelsretten la cancellazione di debiti contratti verso creditori danesi. Il tribunale di primo grado ha respinto la domanda senza esaminarne i presupposti sostanziali, ritenendo che i giudici danesi non fossero competenti perché A non svolgeva attività economica in Danimarca e non aveva il foro generale nel Paese. L'Østre Landsret ha quindi interpellato la Corte perché la competenza giurisdizionale danese, basata sul requisito di residenza, potrebbe costituire una restrizione alla libera circolazione dei lavoratori.

Normativa rilevante

Sul piano del diritto dell'Unione, la Corte richiama:

  • l'articolo 45 TFUE, oggetto dell'interpretazione richiesta;
  • l'articolo 267 TFUE, base del rinvio pregiudiziale;
  • l'articolo 84, paragrafo 1, del regolamento (UE) 2015/848 sulle procedure di insolvenza, richiamato dal governo danese ma ritenuto inconferente perché il regolamento si applica solo alle procedure aperte dal 26 giugno 2017, mentre la domanda di A era anteriore.

Sul piano nazionale, sono menzionate le disposizioni danesi che:

  • attribuiscono la competenza al tribunale del luogo in cui il debitore esercita un'attività economica o, in mancanza, al tribunale del foro generale;
  • escludono la cancellazione dei debiti se la situazione economica del debitore non è sufficientemente chiarita;
  • consentono la revoca dell'ordinanza di cancellazione solo in caso di frode o grave inadempimento agli obblighi imposti.

Prima questione pregiudiziale: esistenza della restrizione

La Corte richiama la propria giurisprudenza secondo cui le norme sulla libera circolazione dei lavoratori ostano ai provvedimenti nazionali idonei a sfavorire o dissuadere un cittadino dell'Unione dall'esercitare un'attività economica in un altro Stato membro. Un requisito di residenza per accedere alla cancellazione dei debiti è idoneo a dissuadere il lavoratore insolvente dal trasferirsi o dal mantenere la propria mobilità nell'Unione. Di conseguenza, la normativa danese costituisce una restrizione alla libera circolazione dei lavoratori vietata, in linea di principio, dall'articolo 45 TFUE.

Giustificazione e proporzionalità

La Corte riconosce che uno Stato membro può legittimamente voler verificare la situazione finanziaria e personale del debitore prima di concedere la cancellazione dei debiti. Tuttavia, il requisito di residenza, riferito esclusivamente al momento della domanda, non è idoneo a garantire in modo coerente e sistematico tale obiettivo. Secondo la Corte, la normativa danese appare inoltre sproporzionata perché:

  • consente già al giudice di respingere la domanda quando la situazione socio-economica del debitore non possa essere determinata con sufficiente precisione;
  • ammette la domanda anche per chi svolga un'attività economica in Danimarca senza risiedervi;
  • potrebbe essere sostituita da misure meno restrittive, come la richiesta di informazioni credibili sulla situazione del debitore e della sua famiglia nello Stato di residenza. Pertanto, il requisito di residenza eccede quanto necessario per raggiungere l'obiettivo di un'adeguata valutazione della situazione del richiedente.

Seconda questione pregiudiziale: effetto diretto e disapplicazione

La Corte afferma che l'articolo 45 TFUE attribuisce diritti invocabili in giudizio e che il giudice nazionale, in forza del primato del diritto dell'Unione, deve disapplicare ogni disposizione nazionale incompatibile con una norma dell'Unione avente effetto diretto. Questo obbligo di disapplicazione non dipende dal fatto che la procedura di cancellazione dei debiti possa incidere sui diritti di creditori privati. Anche se la decisione nazionale producesse effetti sfavorevoli per tali creditori, il giudice deve comunque non applicare il requisito di residenza contrario all'articolo 45 TFUE.

Dispositivo

La Corte dichiara che:

  • l'articolo 45 TFUE osta a una regola di competenza giurisdizionale che subordina la concessione della cancellazione dei debiti al requisito della residenza o del soggiorno nel territorio dello Stato membro;
  • il giudice nazionale deve disapplicare tale requisito, indipendentemente dalla circostanza che la procedura possa pregiudicare i crediti vantati da privati.

Principio affermato

Un requisito di residenza che condizioni l'accesso di un lavoratore alla procedura di cancellazione dei debiti costituisce una restrizione ingiustificata della libera circolazione dei lavoratori, perché dissuade dall'esercizio della mobilità intra-UE e va oltre quanto necessario per verificare la situazione del debitore. In applicazione dell'effetto diretto dell'articolo 45 TFUE, il giudice nazionale deve disapplicare la norma incompatibile anche se ne derivino effetti sui rapporti tra il debitore e i creditori privati.

Come è indicizzato

Materielibera circolazione dei lavoratoriinsolvenza e cancellazione dei debiticompetenza giurisdizionaleeffetto diretto e primato del diritto dell'unione

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