Cassazione Penale, Sentenza n. 21858/2022 del 07/06/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'Appello di Napoli del 18/11/2020. Fusco deduce violazione dell'art.129 c.p.p. per omissione di controllo circa l'esistenza di cause di proscioglimento. Cervero deduce (1) violazione di legge rispetto ai reati di furto (artt.624-625 c.p.) e all'art.192 comma 2 c.p.p., sostenendo l'insufficienza di prova per il capo ritenuto più grave (capo 4), e (2) vizio per mancata pronuncia sulle cause di proscioglimento ex art.129 c.p.p.. Mutuliga lamenta errata qualificazione giuridica di varie imputazioni e inesatta determinazione della pena, senza però specificare i capi o i criteri. Trifan propone quattro motivi: (1) vizio di motivazione sulla prova della ricettazione continuata, contestando la fondatezza degli elementi ritenuti probatori; (2)-(3) vizi nella quantificazione della pena (assenza di motivazione sull'impostazione della pena base, mancata spiegazione sul diniego delle attenuanti generiche nella massima estensione e mancata indicazione degli aumenti per continuazione); (4) mancata derubricazione da ricettazione (art.648 c.p.) a incauto acquisto (art.712 c.p.). Il Procuratore Generale ha chiesto l'inammissibilità dei ricorsi.
La decisione
La Corte di legittimità ha dichiarato inammissibili i ricorsi di Fusco, Cervero e Mutuliga ritenendo che, avendo gli imputati concordato la pena in appello con rinuncia ai motivi ex art.599-bis c.p.p., le questioni sulle quali avevano rinunciato (anche se rilevabili d'ufficio, come le cause di proscioglimento ex art.129 c.p.p.) erano sottratte alla cognizione del giudice di appello e quindi non ammissibili in cassazione. Il ricorso di Trifan è stato rigettato: la Cassazione ha ritenuto congrua e non illogica la motivazione sulla responsabilità per ricettazione (valutando congiuntamente le sentenze di primo e secondo grado) e infondati i mezzi relativi alla determinazione della pena e alla derubricazione. Conseguenze: rigetto del ricorso di Trifan con condanna alle spese; inammissibilità dei ricorsi di Fusco, Cervero e Mutuliga con condanna alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 ciascuno alla cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 599-bis cod. proc. pen.
Stabilisce la procedura per la pronuncia in camera di consiglio quando le parti concordano sull'accoglimento dell'appello con rinuncia ad altri motivi; la rinuncia limita la cognizione del giudice di appello e rende inammissibili in cassazione i motivi rinunciati.
art. 599 comma 4 cod. proc. pen. (abrogato)
Richiamato per analogia storica: il consolidato orientamento ritiene che la rinuncia ai motivi nell'accordo sulla pena esclude la cognizione del giudice sui motivi abbandonati.
art. 129 cod. proc. pen.
Prevede cause di proscioglimento anche rilevabili d'ufficio; tuttavia, ove l'imputato abbia rinunciato ai motivi di impugnazione nell'ambito dell'accordo sulla pena, tali questioni risultano sottratte alla cognizione del giudice di appello e non sono ammissibili in cassazione.
art. 624-bis e art. 625 cod. pen.
Norme relative ai delitti di ricettazione e alle modalità di ricettazione con più episodi; la Corte ha valutato la sussistenza del dolo (anche eventuale) sulla base di elementi fattuali (orari, linguaggio criptico, coincidenza temporale con i furti).
art. 648 cod. pen.
Delitto di ricettazione: richiede la consapevolezza della provenienza illecita della cosa; il giudice ha ritenuto provato tale elemento in capo a Trifan.
art. 712 cod. pen.
Contravvenzione di incauto acquisto: si distingue dalla ricettazione per l'elemento psicologico (colpa anziché dolo); la mancata derubricazione è stata motivata dalla prova del dolo o del dolo eventuale.
art. 192 comma 2 cod. proc. pen.
Richiamato dal ricorrente Cervero in tema di valutazione della prova; la Corte di cassazione ha però ritenuto che la valutazione probatoria di merito non sia sindacabile in mancanza di vizio logico-giuridico.
art. 589 cod. proc. pen.
Norma richiamata in relazione alle forme previste per l'accordo tra le parti su cui si fonda l'art.599-bis; rilevanza procedurale nella formazione dell'accordo sulla pena.
art. 27 Cost.
Richiamato in rapporto ai principi di individualizzazione della pena; la Corte ha ritenuto congrua la determinazione sanzionatoria adottata in base alla gravità e reiterazione dei reati.
Massime di principio
- Se l'imputato in appello concorda la pena con rinuncia ad altri motivi (art.599-bis c.p.p.), le questioni oggetto di rinuncia non possono essere esaminate in cassazione: il sindacato è limitato ai motivi non rinunciati.
- Le questioni rilevabili d'ufficio (es. cause di proscioglimento ex art.129 c.p.p.) possono comunque risultare inammissibili in cassazione se l'imputato ha espressamente rinunciato alla cognizione di tali profili nell'accordo sulla pena.
- La Corte di Cassazione non riesamina i fatti di merito se non in presenza di vizi della motivazione: le valutazioni probatorie dei giudici di merito costituiscono regola generale a meno che non emergano contraddizioni o illogicità nella motivazione.
- Per la derubricazione da ricettazione a incauto acquisto il discrimine è l'elemento psicologico: occorre verificare se sussiste consapevolezza (dolo o dolo eventuale) oppure solo colpa; prova di circostanze oggettive (orari, linguaggio, modalità di consegna) può giustificare il riconoscimento del dolo.
- Le doglianze generiche sulla determinazione della pena sono inammissibili; la motivazione è congrua se il giudice indica, anche globalmente, le ragioni per cui ritiene adeguata la pena rispetto alla gravità del fatto, alla reiterazione e alla personalità del reo.
- Quando la sentenza di appello conferma quella di primo grado e ne adotta i criteri, le due sentenze si leggono congiuntamente: la Cassazione valuta il corpo decisionale complessivo e pretende coerenza logico-giuridica nella motivazione.
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