Corte di giustizia, Sentenza C-718/23
Sentenza della Corte (Ottava Sezione) del 16 ottobre 2025. — Asociación de Empresarios de Salones de Juego y Recreativos de la Comunidad Valenciana (Anesar-CV) e a. contro Conselleria de Hacienda y Modelo Económico de la Generalitat Valenciana. — Domande di pronuncia pregiudiziale proposte dal Tribunal Superior de Justicia de la Comunidad Valenciana. — Rinvio pregiudiziale – Libertà di stabilimento – Articolo 49 TFUE – Restrizioni – Giochi d’azzardo – Normativa regionale – Distanze minime tra diversi stabilimenti di gioco e tra determinati stabilimenti di gioco e gli istituti d’insegnamento – Limitazione nel tempo della gestione delle slot machine e di altri apparecchi ricreativi a premi – Moratoria sull’assegnazione di nuove licenze o autorizzazioni di gestione – Giustificazione – Proporzionalità. — Cause riunite da C-718/23 a C-721/23 e C-60/24
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte ha ritenuto ammissibile il rinvio solo quanto alle censure relative alla libertà di stabilimento, dichiarando irricevibili le questioni basate sulla presunta distinzione tra stabilimenti privati e pubblici. Nel merito, ha affermato che le misure valenciane in materia di distanze minime, rinnovo delle autorizzazioni e moratoria sulle nuove licenze possono essere giustificate da esigenze di tutela della salute pubblica, dei minori e dei consumatori. Spetta però al giudice nazionale verificare in concreto proporzionalità, coerenza e sistematicità della disciplina. La Corte ha quindi escluso, in via di principio, il contrasto con l’articolo 49 TFUE.
Libertà di stabilimento e giochi d’azzardo: compatibilità con l’articolo 49 TFUE di distanze minime, moratoria autorizzativa e limiti al rinnovo delle licenze per sale da gioco e slot machine
La questione giuridica
Se gli articoli 26, 49 e 56 TFUE e i principi di unità del mercato, parità di trattamento e non discriminazione ostino a una normativa regionale valenciana che: introduce distanze minime tra sale da gioco, scommesse e istituti d’insegnamento, nonché tra stabilimenti di gioco; subordina il rinnovo di autorizzazioni preesistenti al rispetto di tali distanze; vieta il rinnovo delle autorizzazioni per alcune slot machine nei locali dell’ospitalità; e prevede una moratoria fino a cinque anni sulle nuove licenze, anche alla luce della possibile disparità di trattamento rispetto agli stabilimenti pubblici.
Principio di diritto
L’articolo 49 TFUE non osta, in linea di principio, a una normativa regionale che imponga distanze minime tra esercizi di gioco e scuole o tra esercizi di gioco, limiti temporalmente il rinnovo delle autorizzazioni per slot machine collocate nei locali dell’ospitalità e preveda una moratoria sulle nuove licenze, purché il giudice nazionale verifichi che tali misure siano realmente dirette a tutelare consumatori, minori e salute pubblica, siano coerenti e sistematiche e non eccedano quanto necessario. La Corte dichiara invece irricevibili le questioni fondate sulla presunta disparità di trattamento tra stabilimenti privati e pubblici per difetto di elementi sufficienti nel rinvio.
Norme richiamate
- Articolo 26 TFUE
- Articolo 49 TFUE
- Articolo 56 TFUE
- Articolo 52, paragrafo 1, TFUE
- Articolo 267 TFUE
- Articolo 94 del regolamento di procedura della Corte
- Articolo 101 del regolamento di procedura della Corte
- Ley 1/2020 de la Generalitat, de regulación del Juego y prevención de la ludopatía en la Comunitat Valenciana
- Decreto 97/2021 del Consell
Libertà di stabilimento e regolazione dei giochi d’azzardo nella Comunità Valenciana
La pronuncia riguarda cinque rinvii pregiudiziali del Tribunal Superior de Justicia de la Comunidad Valenciana relativi alla compatibilità con il diritto dell’Unione di varie disposizioni della legge valenciana 1/2020 e del decreto 97/2021 in materia di giochi d’azzardo, prevenzione della ludopatia e autorizzazioni per sale da gioco, scommesse e slot machine. Le cause sono state riunite e decise dalla Corte nella sua Ottava Sezione.
Fatti e procedimento principale
Le ricorrenti nei procedimenti principali sono associazioni e società operanti nel settore del gioco, delle scommesse e delle macchine ricreative. Esse hanno impugnato disposizioni regionali che introducono:
- distanze minime di 850 metri tra sale da gioco o locali scommesse e determinati istituti d’insegnamento;
- distanze minime di 500 metri tra taluni stabilimenti di gioco;
- il vincolo, per gli stabilimenti preesistenti, di rispettare tali distanze ai fini del rinnovo delle licenze;
- una moratoria fino a cinque anni per nuove autorizzazioni di stabilimenti di gioco e per la gestione di macchine di tipo B nei locali dell’ospitalità;
- limiti al rinnovo delle autorizzazioni per l’installazione di tali macchine nei medesimi locali. Le ricorrenti sostenevano che tali misure costituissero restrizioni ingiustificate alla libertà di stabilimento e alla libera prestazione dei servizi.
Normativa nazionale rilevante
La Corte descrive anzitutto la legge 1/2020, che disciplina il gioco nella Comunità Valenciana e contiene norme su pubblicità, distanze minime e moratoria autorizzativa. In particolare:
- l’articolo 45, paragrafi 5 e 6, stabilisce le distanze di 850 metri dalle scuole e di 500 metri tra determinati stabilimenti di gioco;
- la seconda disposizione transitoria esclude, per i rinnovi di autorizzazioni preesistenti, l’applicazione del requisito della distanza tra stabilimenti di gioco;
- la decima disposizione transitoria prevede una sospensione massima di cinque anni per nuove autorizzazioni;
- il decreto 97/2021 disciplina le modalità applicative, inclusa la gestione delle domande di rinnovo e l’installazione delle macchine di tipo B.
Questioni pregiudiziali
Il giudice del rinvio domanda in sostanza se gli articoli 26, 49 e 56 TFUE ostino a una disciplina regionale che:
- impone distanze minime tra stabilimenti di gioco e scuole, e tra stabilimenti di gioco tra loro, nonostante l’esistenza di altre misure meno restrittive, come il divieto di accesso ai minori e il divieto di pubblicità;
- estende tali distanze anche al rinnovo delle autorizzazioni di esercizi già esistenti;
- introduce una moratoria quinquennale sulle nuove licenze;
- si applichi solo agli operatori privati, lasciando fuori asseriti stabilimenti pubblici.
Ricevibilità
La Corte dichiara irricevibili la quarta questione nelle cause C‑718/23, C‑719/23, C‑721/23 e C‑60/24 e la seconda questione nella causa C‑720/23, relative alla disparità di trattamento tra stabilimenti privati e pubblici. Il rinvio non conteneva elementi sufficienti per definire la nozione di «stabilimenti di gioco pubblici», il contesto normativo applicabile né le restrizioni concretamente gravanti su tali soggetti. Inoltre, le questioni non risultavano adeguatamente collegate all’oggetto del contenzioso principale ai sensi dell’articolo 94 del regolamento di procedura.
Esame della Corte: libertà di stabilimento
La Corte precisa che, nella fattispecie, la normativa incide principalmente sulla libertà di stabilimento ex articolo 49 TFUE, mentre gli articoli 26 e 56 TFUE non richiedono autonoma analisi. Le misure contestate rendono infatti meno attraente, e talvolta impossibile, l’esercizio dell’attività economica nel settore del gioco nella regione interessata.
Giustificazione delle restrizioni
La Corte ricorda che, in assenza di armonizzazione UE, gli Stati membri dispongono di un ampio margine di discrezionalità nella regolazione dei giochi d’azzardo, purché le restrizioni perseguano obiettivi legittimi e siano proporzionate. Nel caso di specie, gli obiettivi indicati dalla normativa regionale sono la tutela della salute pubblica, la protezione dei minori e dei soggetti vulnerabili, la prevenzione della dipendenza da gioco, la riduzione della concentrazione spaziale degli esercizi e il contenimento dell’impatto sociale del gioco. Tali obiettivi sono stati ritenuti, in astratto, idonei a giustificare restrizioni alla libertà di stabilimento.
Proporzionalità delle misure
Quanto alla proporzionalità, la Corte osserva che:
- le distanze minime si fondano su studi e dati relativi alla crescita degli esercizi di gioco e ai rischi di sovraesposizione dei minori;
- la presenza di altre misure, come il divieto di accesso ai minori e il divieto di pubblicità, non esclude di per sé la necessità delle distanze, poiché esse perseguono finalità diverse;
- l’estensione dei nuovi requisiti anche ai rinnovi delle autorizzazioni non è, di per sé, sproporzionata, poiché evita di attribuire un vantaggio concorrenziale agli operatori già presenti sul mercato;
- la disciplina transitoria tiene conto degli esercizi già autorizzati, prevedendo talune eccezioni e possibilità di spostamento della sede;
- il divieto di rinnovo delle autorizzazioni per le macchine di tipo B nei locali dell’ospitalità appare idoneo a impedire l’accesso dei minori in luoghi dove il controllo è più difficile;
- la moratoria quinquennale sulle nuove licenze si inserisce nell’obiettivo di ridurre la concentrazione degli esercizi dopo la rapida espansione del settore. La Corte richiama inoltre la propria giurisprudenza secondo cui non è necessario che lo Stato membro produca studi specifici a fondamento della misura per poterne dimostrare la proporzionalità.
Decisione e dispositivo
La Corte conclude che l’articolo 49 TFUE non osta, in linea di principio, a una normativa nazionale come quella valenciana oggetto dei procedimenti principali, purché il giudice del rinvio verifichi concretamente che le misure siano effettivamente dirette a realizzare gli obiettivi di interesse generale invocati, siano coerenti e sistematiche e non eccedano quanto necessario. Le questioni sulla presunta discriminazione tra operatori privati e pubblici sono invece dichiarate irricevibili.
Principi applicati
La sentenza ribadisce tre punti centrali:
- in materia di gioco d’azzardo, gli Stati membri conservano un ampio margine di regolazione;
- restrizioni territoriali, moratorie e limiti ai rinnovi possono essere giustificati da salute pubblica e tutela dei minori;
- la verifica decisiva resta quella di proporzionalità concreta rimessa al giudice nazionale.
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