Sentenza del 14/01/2022 n. 1045 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale l’amministrazione
La controversia
La controversia riguarda un avviso di accertamento emesso dall'Ufficio di Varese su p.v.c. redatto dalla Direzione Regionale dell'Abruzzo contro una società consolidata della contribuente, con ripresa a tassazione di costi ritenuti non deducibili per acquisti da imprese con sede in Paesi a fiscalità privilegiata. La contribuente aveva contestato la deducibilità dei costi sulla base dell'effettività e della rilevanza imprenditoriale dell'operazione e aveva impugnato la legittimità del potere istruttorio/ispettivo della Direzione Regionale, sostenendo che, in base alla riforma dell'organizzazione tributaria, le Direzioni Regionali non potevano svolgere attività istruttorie e impositive, riservate agli uffici periferici. L'Avvocatura dello Stato ha proposto ricorso per cassazione con due motivi, incentrati sulla corretta attribuzione delle competenze tra Direzioni provinciali e Direzioni regionali e sulla conseguente legittimità dell'atto impositivo.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il primo motivo del ricorso dell'Avvocatura Generale dello Stato, ritenendo che la giurisprudenza di legittimità abbia consolidato il principio secondo cui la normativa del 29 novembre 2008, n. 183 (convertita con L. 28 gennaio 2009, n. 2) non ha creato ex novo una competenza impositiva delle Direzioni regionali, ma ha semplicemente ribadito su fonte primaria la ripartizione delle competenze già operata per via regolamentare. Ne consegue che le Direzioni Regionali, in particolare con riferimento ai c.d. grandi contribuenti, possono svolgere attività di verifica fiscale e redigere processi verbali ai fini dell'emissione di avvisi di accertamento. Il secondo motivo è stato assorbito. La Corte ha cassato la sentenza impugnata e ha rinviato alla CTR per la Lombardia (Milano), demandandole anche la regolazione delle spese del giudizio di legittimità.
Norme richiamate
D.P.R. n. 600 del 1973, art. 33
Richiamato in relazione alle norme procedurali sull'accertamento fiscale; la Corte ha valutato la competenza dell'organo che ha redatto il p.v.c. alla luce della ripartizione interna delle funzioni dell'Agenzia.
D.P.R. n. 633 del 1972, art. 52
Citato come riferimento normativo sulle procedure di accertamento IVA; la questione principale rimaneva l'organo competente a svolgere le attività istruttorie.
D.P.R. n. 107 del 2001, art. 23
Richiamato tra le norme regolamentari relative all'organizzazione e competenze interne; utilizzato per valutare l'assegnazione delle funzioni tra Direzioni provinciali e regionali.
D.Lgs. n. 300 del 1999, artt. 57, 62 e 66
Norme richiamate per i poteri dell'amministrazione pubblica e per la legittimazione dell'organizzazione interna dell'Agenzia delle Entrate; la Corte ha osservato che la ripartizione delle competenze è funzione dell'attuazione di questi poteri.
D.L. n. 185 del 2008, art. 27 (c.d. riforma 2008)
La Corte ha interpretato tale intervento normativo nel senso che non ha conferito ex novo competenze istruttorie alle Direzioni regionali, ma ha posto su base primaria la riserva di competenza per le Direzioni regionali sui grandi contribuenti, con conferma della possibilità per le Direzioni regionali di svolgere attività di verifica.
Normativa regolamentare e determinazioni del Direttore dell'Agenzia delle Entrate
La sentenza richiama la ripartizione interna delle competenze operata dal Direttore dell'Agenzia come diretta attuazione dei poteri conferiti dalla normativa, ritenendo legittimo che le Direzioni regionali svolgano anche attività di verifica fiscale.
Massime di principio
- La legittimità di un avviso di accertamento basato su un p.v.c. redatto da una Direzione Regionale va valutata alla luce della normativa e della ripartizione interna delle competenze: se la Direzione Regionale rientra tra gli organi competenti per i grandi contribuenti, l'atto è presumibilmente valido.
- La riforma del 2008 (D.L. 185/2008 convertito) non ha creato necessariamente una nuova competenza delle Direzioni regionali, ma ha confermato e posto su base primaria la riserva di competenze in relazione alla rilevanza economico-fiscale del contribuente; dunque occorre verificare la qualità soggettiva del contribuente (es. 'grande contribuente') al momento dell'accertamento.
- Quando si contesta la competenza dell'ufficio che ha svolto l'attività istruttoria, è fondamentale esaminare le determinazioni e gli atti organizzativi interni dell'Agenzia delle Entrate (decreti/direttive del Direttore) nonché la normativa applicabile all'epoca del p.v.c.
- Se la competenza regionale risulta conforme alla normativa e agli atti di ripartizione interna, il contenzioso dovrà concentrarsi sul merito (prova dell'effettività dell'operazione, business purpose, documentazione probatoria) piuttosto che sull'illegittimità procedurale.
- In giudizi analoghi, l'impugnazione basata esclusivamente su un'apparentemente errata attribuzione di competenza rischia di essere disattesa se la giurisprudenza e gli atti organizzativi dell'Agenzia confermano la competenza dell'organo che ha redatto il processo verbale.
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