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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21022/2024 del 28/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Conflitto di competenza sorto perché la Corte d'appello, investita di un'istanza di liquidazione dell'indennità di custodia di un bene precedentemente confiscato, aveva declinato la competenza in favore del Tribunale ritenendo che il giudice dell'esecuzione debba essere quello che ha emesso il provvedimento applicativo della misura di prevenzione, anche se tale provvedimento era stato revocato in secondo grado. Il Tribunale ha eccepito che la revoca della misura modifica radicalmente gli effetti del provvedimento originario e, pertanto, la competenza per gli atti esecutivi consequenziali (come la liquidazione di compensi per custodia/trasporto) spettasse al giudice che ha determinato la revoca (la Corte d'appello), sollevando conflitto negativo ai sensi dell'art. 30 cod. proc. pen.

La decisione

La Corte suprema ha dichiarato ammissibile il conflitto e, nel merito, ha affermato che la competenza esecutiva nel sistema delle misure di prevenzione rimane, di regola, attribuita al tribunale che ha emesso il provvedimento impositivo originario anche quando tale provvedimento sia stato riformato o revocato in secondo grado. Ha precisato che la Corte d'appello interviene solo nelle ipotesi specificamente previste dalle norme di settore (es. revocazione della confisca, riabilitazione, o quando la misura sia stata disposta per la prima volta dalla corte a seguito di accoglimento dell'impugnazione del pubblico ministero). Sicché la competenza per decidere sull'istanza di liquidazione dell'indennità di custodia è stata dichiarata del Tribunale di Napoli e gli atti devono essere trasmessi a quest'ultimo.

Norme richiamate

  • d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 (codice antimafia)

    L'art. 24 è la disposizione sulla confisca e sulle conseguenze; l'art. 7, comma 9 rimanda alle disposizioni di rito penale compatibili solo nella fase di cognizione. La Corte ha interpretato il richiamo come limitato, affermando che le norme procedurali dell'esecuzione penale non si applicano pienamente al sistema delle misure di prevenzione e che per la determinazione della competenza esecutiva occorre guardare alle previsioni specifiche del settore.

  • codice di procedura penale

    Articolo invocato per il conflitto negativo di attribuzione tra giudici; la Corte ha ritenuto ammissibile il conflitto ai sensi dell'art. 30 perché il rifiuto di provvedere avrebbe determinato una stasi del procedimento esecutivo.

  • d.l. 28 ottobre 2020, n. 137, conv. dalla legge 18 dicembre 2020, n. 176

    Norma che ha consentito la trattazione scritta del ricorso; la Corte ha proceduto secondo la modalità prevista.

Massime di principio

  • La competenza esecutiva in materia di misure di prevenzione è, di regola, del tribunale che ha emesso il provvedimento impositivo originario, anche se quel provvedimento è stato in secondo grado modificato o revocato.
  • La Corte d'appello interviene come giudice esecutivo solo nelle ipotesi tassativamente previste dalla normativa di settore (es. revocazione della confisca, riabilitazione, o quando la misura è stata disposta per la prima volta dalla corte a seguito dell'impugnazione del pubblico ministero).
  • La revoca della misura in sede d'appello non trasferisce automaticamente la competenza esecutiva alla Corte d'appello: gli effetti connessi all'ablazione del bene e le relative liquidazioni (custodia, trasporto, conservazione) devono essere disciplinati dal giudice che aveva emesso il provvedimento impositivo originario.
  • Nel sollevare o risolvere conflitti di competenza, l'eventuale stasi del procedimento giustifica l'intervento della Corte di legittimità per dirimere il contrasto e ordinare la trasmissione degli atti al giudice competente.

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