Sentenza n. 1459/2026 - Bologna, Sezione 1
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeIl TAR non ha esaminato i vizi dedotti contro l’ordinanza prefettizia, poiché la dichiarazione di sopravvenuta carenza di interesse ha fatto venir meno l’interesse attuale alla decisione. Il ricorso è stato quindi dichiarato improcedibile ai sensi dell’art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a. Le spese di giudizio sono state compensate tra le parti per la sussistenza di giustificati motivi.
Atto impugnato: ordinanza prefettizia istitutiva di divieti di stazionamento e ordini di allontanamento nelle cosiddette zone rosse di Bologna
Esito
Favorevole al resistente (prefettura)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Le associazioni ricorrenti hanno impugnato l’ordinanza del Prefetto di Bologna del 15 settembre 2025, con la quale era vietato stazionare in determinate aree cittadine, nei confronti dei soggetti indicati nel provvedimento, per periodi differenziati, prevedendo altresì l’allontanamento dei trasgressori. Sono stati dedotti, da un lato, la carenza di potere, il difetto dei presupposti e la violazione dell’art. 2 TULPS, anche in relazione agli artt. 16, 23, 25 e 27 Cost., nonché dei principi generali dell’ordinamento; dall’altro, eccesso di potere per travisamento e difetto dei presupposti di fatto e di diritto, difetto di motivazione, violazione del principio di proporzionalità, manifesta irragionevolezza, ingiustizia e illogicità, nonché sviamento della funzione e del potere. Le ricorrenti avevano inizialmente proposto anche domanda cautelare, successivamente rinunciata. In data 1 maggio 2026 hanno dichiarato il sopravvenuto difetto di interesse alla decisione, in considerazione delle modifiche normative introdotte dal d.l. n. 23/2026 e delle pronunce medio tempore intervenute.
Norme richiamate
art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
La sopravvenuta carenza di interesse alla decisione comporta la dichiarazione di improcedibilità del ricorso.
art. 2 TULPS
La disposizione è stata richiamata dalle ricorrenti quale base normativa contestata dell’ordinanza prefettizia; il giudice non ne ha esaminato l’applicazione nel merito.
art. 16 Cost.
Parametro costituzionale richiamato dalle ricorrenti in relazione ai divieti di stazionamento; questione non esaminata per l’improcedibilità del ricorso.
art. 23 Cost.
Parametro costituzionale richiamato dalle ricorrenti; questione non esaminata per l’improcedibilità del ricorso.
art. 25 Cost.
Parametro costituzionale richiamato dalle ricorrenti; questione non esaminata per l’improcedibilità del ricorso.
art. 27 Cost.
Parametro costituzionale richiamato dalle ricorrenti; questione non esaminata per l’improcedibilità del ricorso.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
La disposizione è stata richiamata quale fondamento dell’oscuramento delle generalità e dei dati identificativi delle parti ricorrenti.
art. 9, paragrafo 1, Regolamento (UE) 2016/679
La disposizione è stata richiamata, insieme alla normativa nazionale sulla privacy, a tutela dei diritti e della dignità delle parti interessate.
Massime di principio
- La dichiarazione con cui la parte ricorrente rappresenta il sopravvenuto venir meno dell’interesse attuale alla decisione, quando non emergano ragioni per una pronuncia diversa, impone al giudice amministrativo di dichiarare l’improcedibilità del ricorso ai sensi dell’art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
- La sopravvenuta carenza di interesse impedisce l’esame nel merito dei motivi di illegittimità dedotti contro il provvedimento impugnato.
- La rinuncia all’istanza cautelare e la successiva dichiarazione di sopravvenuta carenza di interesse non determinano, di per sé, l’estinzione del giudizio, ma conducono alla sua improcedibilità quando viene meno l’interesse attuale alla decisione.
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