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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33/2025 del 02/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza che ha rigettato la richiesta di affidamento in prova al servizio sociale, contestando: (i) erronea applicazione dell'art. 47 della legge 26 luglio 1975, n. 354; (ii) omissione di applicazione dell'art. 666, comma 5, cod. proc. pen.; (iii) carenza e manifesta illogicità della motivazione, in particolare per aver attribuito eccessivo rilievo al mancato risarcimento delle vittime senza valutare l'eventuale inesigibilità e senza confrontarsi adeguatamente con la relazione comportamentale e il percorso rieducativo tenuto dal ricorrente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha ritenuto legittima la valutazione discrezionale del Tribunale di sorveglianza che, pur avendo valutato positivamente la relazione di sintesi, ha negato l'affidamento in prova sulla base di elementi ritenuti idonei a sconsigliarne la concessione (annotazione dei Carabinieri del 14/06/2024 e informative di polizia giudiziaria, nonché esigenza di evitare ricongiungimento con l'ambiente criminale). La Corte ha richiamato i principi di gradualità nel trattamento e la limitazione del sindacato di legittimità sulla valutazione prognostica del merito, affermando che una sola ragione plausibile può giustificare il diniego purché adeguatamente motivata. Segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • legge 26 luglio 1975, n. 354 (art. 47)

    L'affidamento in prova al servizio sociale richiede che il percorso rieducativo dimostri l'avvio di una revisione critica dei disvalori e che la misura sia idonea a conseguire la completa emenda; la valutazione dell'idoneità è rimessa al giudice di merito e appartiene alla sua discrezionalità se adeguatamente motivata.

  • codice di procedura penale (art. 666, comma 5)

    La censura della mancata applicazione è stata prospettata dalla difesa ma non ha prodotto un vizio rilevante per la Corte; non emergono specifiche conseguenze dalla mancata invocazione dell'articolo ai fini dell'annullamento dell'ordinanza.

  • codice di procedura penale (art. 606)

    Richiamato come principio limitativo del sindacato in Cassazione: non è consentita la rinnovata valutazione dei fatti e delle prove; le ricostruzioni alternative proposte dalla difesa, di natura fattuale e rivalutativa, non sono idonee a fondare il motivo di cassazione

Massime di principio

  • L'affidamento in prova al servizio sociale richiede un giudizio prognostico sulla idoneità della misura a realizzare l'emenda: tale giudizio è discrezionale e spetta al giudice di merito se adeguatamente motivato.
  • La Corte di legittimità non può rinnovare la valutazione in fatto né sostituirsi al giudice di merito: le censure che consistono in una diversa lettura delle risultanze probatorie sono inammissibili in Cassazione.
  • Per respingere una richiesta di beneficio può essere sufficiente una sola ragione plausibile e adeguatamente motivata, purché coerente con le finalità rieducative e di prevenzione del reato.
  • Informazioni di polizia e annotazioni investigative (es. segnalazioni dei Carabinieri) sono elementi valutabili e possono giustificare il diniego quando indicano rischio di ricongiungimento con ambienti criminali.
  • Il mancato risarcimento delle vittime può essere considerato dal giudice per delineare la personalità del condannato, ma da solo non è di per sé decisivo se bilanciato da altri elementi favorevoli.
  • Il principio di gradualità nel trattamento impone di modulare la concessione dei benefici secondo la pericolosità, la gravità del reato e la contiguità con ambienti criminali: inesistenza di una regola rigida ma criterio interpretativo rilevante.
  • Se la difesa invoca l'omessa istruttoria o la mancata valutazione di atti, è necessario dimostrare concretamente che tale omissione abbia inciso sul giudizio prognostico in modo da integrare un vizio di motivazione rilevabile in Cassazione.

Testo integrale

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