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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21238/2025 del 05/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la conferma della condanna per due reati: capo 1) resistenza a pubblico ufficiale (art. 337 c.p.) per essersi rifiutato, il 17/08/2021, di indossare la mascherina prevista dal protocollo sanitario durante un colloquio con la moglie; capo 3) minaccia a pubblico ufficiale (art. 336 c.p.) per avere, il 12/09/2021 nella Casa Circondariale di Gela, minacciato il sovrintendente Vincenzo Bartoluccio con la frase "se entro domani non vengo trasferito spacco tutta la cella", proferita davanti ad altri detenuti e agenti. I motivi di ricorso contestavano: 1) l'inidoneità della condotta ascritta al capo 1) a turbare il pubblico ufficiale (mera espressione di disprezzo senza efficacia intimidatoria); 2) l'assenza di qualsiasi possibilità dell'agente minacciato di realizzare l'atto richiesto (trasferimento), per cui la minaccia non sarebbe stata diretta a far compiere un atto contrario ai doveri d'ufficio; 3) la mancata applicazione delle circostanze attenuanti generiche con prevalenza rispetto alla recidiva reiterata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che le valutazioni di merito fossero fondate e insindacabili in sede di legittimità: le minacce erano reiterate, pronunciate davanti a terzi e idonee a incutere timore e a turbare la serenità degli agenti, integrando il reato di minaccia a pubblico ufficiale; non è necessaria la competenza specifica dell'agente minacciato rispetto all'atto richiesto, essendo rilevante l'offesa all'ufficio rappresentato dall'agente e la possibilità che la minaccia induca un atteggiamento remissivo contrario ai doveri d'ufficio; le valutazioni sulla recidiva aggravata e sul diniego della prevalenza delle attenuanti generiche sono state ritenute adeguatamente motivate e conformi ai limiti normativi (art. 69 e art. 99 c.p.). Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 336 cod. pen. (minaccia a pubblico ufficiale)

    La Corte ha ritenuto integrato il reato anche se la minaccia non era diretta a un atto nella specifica competenza dell'agente: è sufficiente la idoneità della minaccia a turbare l'ufficio rappresentato dall'agente o a coartare la sua libertà d'azione, anche mediante minaccia indiretta o rivolta a intermediari

  • art. 337 cod. pen. (resistenza a pubblico ufficiale)

    La Corte ha ritenuto che il rifiuto di osservare le regole sanitarie in carcere, pronunciato con atteggiamento insistente e davanti a terzi, fosse idoneo a opporsi all'azione dell'ufficio e disturbare il pubblico ufficiale, sicché la valutazione di merito sulla turbolenza è stata confermata

  • art. 99 cod. pen. (circostanze attenuanti generiche)

    La Corte territoriale ha correttamente escluso la prevalenza delle attenuanti generiche in presenza di recidiva reiterata, valutando che i precedenti penali e la capacità criminale del ricorrente ne impedivano la prevalenza

  • art. 69 cod. pen. (concetto di recidiva e suoi effetti)

    Richiamato il divieto di prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva reiterata (art. 99, comma quarto, richiamato dall'art. 69, comma quarto): la presenza di recidiva aggravata ha giustificato il rigetto della prevalenza delle attenuanti

  • Giurisprudenza di legittimità richiamata (Sez.6, n.2104 del 16/12/2021 e Sez.6, n.43262 del 12/09/2023)

    È stata richiamata la consolidata interpretazione secondo cui non è necessaria una minaccia diretta o personale: è sufficiente qualsiasi forma di coazione, anche morale o indiretta, se idonea a coartare la libertà d'azione del pubblico ufficiale; inoltre la minaccia può essere diretta all'ufficio tramite intermediario

Massime di principio

  • La minaccia a pubblico ufficiale si concretizza anche quando non è rivolta a ottenere un atto nella specifica competenza dell'agente, purché la minaccia sia idonea a turbare l'ufficio rappresentato dall'agente o a indurlo a comportamenti contrari ai doveri d'ufficio.
  • Non è necessaria la minaccia personale: minacce indirette o rivolte in presenza di terzi possono integrare il reato se hanno efficacia intimidatoria.
  • Le valutazioni probatorie e di merito (idoneità intimidatoria, contesto, reiterazione, platealità della condotta) sono riservate al giudice di merito e difficilmente sindacabili in Cassazione salvo vizio logico-giuridico manifesto.
  • La presenza di recidiva aggravata può impedire la prevalenza delle circostanze attenuanti generiche; il giudice deve motivare adeguatamente la valutazione comparativa tra recidiva e attenuanti.
  • Condotte di rifiuto o opposizione a misure di sicurezza/ordine (es. protocolli sanitari) in carcere possono integrare reati contro la pubblica amministrazione quando si traducono in una reale opposizione all'azione del pubblico ufficiale o creano turbamento nell'ufficio.
  • In situazioni analoghe, documentare il contesto (testimonianze, presenza di terzi, modalità e reiterazione delle espressioni) è cruciale per dimostrare la mancanza di idoneità intimidatoria o, al contrario, la sua efficacia.

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