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Sentenza

Sentenza n. 929/2026 - Lecce, Sezione 1

Giustizia amministrativa202100864

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Puglia - Lecce, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di autorizzazione paesaggistica per il mantenimento annuale di strutture rimovibili già autorizzate in via stagionale, a servizio di un’attività commerciale

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ha impugnato il diniego comunale dell’autorizzazione paesaggistica relativa alla domanda di permesso di costruire per il mantenimento annuale di pannelli fonoassorbenti e di un bar esterno prefabbricato, strutture rimovibili già autorizzate per uso stagionale. Ha dedotto: violazione e omessa applicazione dell’art. 146 del d.lgs. 42/2004 ed eccesso di potere per omessa istruttoria e contraddittorietà estrinseca; violazione ed errata applicazione dell’art. 3, comma 1, lett. e.5, del d.P.R. 380/2001, oltre a illogicità manifesta, erroneità dei presupposti, contraddittorietà e motivazione errata; violazione ed errata applicazione degli artt. 45, 63 e 56 delle NTA del PPTR, nonché illogicità, irrazionalità, erroneità della motivazione e contraddittorietà. Il Comune si è costituito chiedendo il rigetto. La società ha rinunciato alla domanda cautelare.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, senza esaminare i motivi di merito. Il titolo stagionale delle strutture aveva scadenza il 31 ottobre 2021; al momento della decisione era quindi trascorsa l’annualità cui si riferiva l’istanza di mantenimento annuale, e si erano succedute ulteriori stagioni estive. L’eventuale annullamento del diniego non avrebbe più procurato alla società alcuna utilità concreta e attuale. Il Collegio ha richiamato anche una precedente sentenza della stessa Sezione relativa all’annualità 2023, secondo cui gli atti riferiti a una specifica annualità ormai trascorsa avevano perso efficacia. Le spese di lite sono state integralmente compensate.

Norme richiamate

  • art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.

    Richiamato quale base processuale per la definizione del giudizio in rito per sopravvenuto difetto di interesse.

  • art. 73, comma 3, c.p.a.

    Il Collegio ha dato alle parti l’avviso della possibile declaratoria di improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse.

  • art. 146 d.lgs. 42/2004

    Invocato dalla ricorrente in relazione al procedimento di autorizzazione paesaggistica; la sentenza non ne esamina il merito.

  • art. 3, comma 1, lett. e.5, d.P.R. 380/2001

    Invocato dalla ricorrente per contestare la qualificazione edilizia dell’intervento; la sentenza non ne esamina il merito.

  • artt. 45, 56 e 63 NTA del PPTR

    Invocati dalla ricorrente quali parametri della disciplina paesaggistica regionale; la sentenza non ne esamina il merito.

Massime di principio

  • Un ricorso di annullamento diviene improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse quando l’atto impugnato si riferisce a un’annualità ormai trascorsa e l’eventuale accoglimento non può più procurare al ricorrente un’utilità concreta e attuale.
  • La sopravvenuta perdita di efficacia degli atti riferiti a una specifica e ormai trascorsa annualità elimina l’interesse alla decisione anche quando il ricorso riguardi un diniego di autorizzazione amministrativa per il mantenimento temporale di strutture o attività.
  • La declaratoria di improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse può essere adottata senza esaminare i motivi di legittimità dedotti contro il provvedimento impugnato, previa comunicazione alle parti della questione rilevata d’ufficio ai sensi dell’art. 73, comma 3, c.p.a.

Come è indicizzato

MaterieAutorizzazione paesaggisticaTitoli abilitativi ediliziEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiBeni culturali e paesaggioEdiliziaProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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