Sentenza n. 7678/2026 - Roma, Sezione 3
per l’esecuzione del giudicato derivante dalla sentenza n. 159/2025 emessa dal Tribunale Ordinario di Roma, Sezione Lavoro, Giudice Dott.ssa Paola Giovene di Girasole, all'esito del procedimento di cui al R.G. n. 29559/2024, pubblicata in data 08/01/2025 e notificata il 15/02/2025, passata in giudicato.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del Tribunale ordinario di Roma, Sezione Lavoro, che aveva riconosciuto il beneficio della Carta elettronica del docente per quattro anni scolastici
Esito
Favorevole al ricorrente (docente)
Prevale il privato
La controversia
La ricorrente ha agito in ottemperanza a una sentenza passata in giudicato del Tribunale ordinario di Roma, Sezione Lavoro, con la quale era stato accertato il suo diritto a beneficiare dell’importo annuo di 500 euro tramite la Carta elettronica del docente per gli anni scolastici 2018/2019, 2019/2020, 2020/2021 e 2021/2022, per complessivi 2.000 euro, oltre interessi o rivalutazione, con condanna del Ministero anche alle spese di lite. Nonostante la rituale notificazione del titolo esecutivo e il decorso del termine dilatorio di 120 giorni previsto dall’art. 14, comma 1, d.l. 669/1996, il Ministero non ha adempiuto. La ricorrente ha quindi chiesto l’esecuzione del giudicato e, in caso di ulteriore inerzia, la nomina di un commissario ad acta.
La decisione
Il TAR ha accolto la domanda di ottemperanza, rilevando che il titolo giudiziale del giudice ordinario era passato in giudicato, era stato ritualmente notificato all’Amministrazione e che era decorso il termine dilatorio di 120 giorni previsto dall’art. 14, comma 1, d.l. 669/1996. Poiché il Ministero non aveva corrisposto le somme dovute, il giudice ha ordinato all’Amministrazione di dare esecuzione alla sentenza del Tribunale di Roma entro 60 giorni dalla notificazione o, se anteriore, dalla comunicazione della sentenza. Per il caso di ulteriore inerzia, ha nominato sin d’ora quale commissario ad acta il direttore generale competente del Ministero, con facoltà di delega e senza compenso, attribuendogli 60 giorni dalla scadenza del termine assegnato all’Amministrazione, previa richiesta della ricorrente. Il Ministero è stato condannato alle spese del giudizio di ottemperanza, liquidate in 800 euro oltre accessori, con distrazione in favore del difensore antistatario. È stata inoltre disposta la trasmissione della sentenza alla Procura regionale della Corte dei conti e all’OIV competente.
Norme richiamate
art. 114 c.p.a.
Costituisce la base processuale dell’azione di ottemperanza, volta a ottenere l’esecuzione del giudicato anche formatosi su una sentenza del giudice ordinario.
art. 14, comma 1, d.l. 669/1996, convertito dalla l. 30/1997
Il pagamento coattivo di somme dovute da un’Amministrazione può essere richiesto dopo la notificazione del titolo esecutivo e il decorso del termine dilatorio di 120 giorni; nel caso concreto tale termine era decorso.
Massime di principio
- L’azione di ottemperanza è esperibile davanti al giudice amministrativo per ottenere l’esecuzione di una sentenza passata in giudicato del giudice ordinario quando l’Amministrazione non adempia agli obblighi da essa derivanti.
- La rituale notificazione del titolo esecutivo e il decorso del termine dilatorio di 120 giorni previsto dall’art. 14, comma 1, d.l. 669/1996 costituiscono presupposti per procedere all’esecuzione coattiva nei confronti della pubblica amministrazione relativamente a obblighi pecuniari.
- Accertata l’inottemperanza dell’Amministrazione, il giudice dell’ottemperanza può assegnare un termine per l’adempimento e nominare sin d’ora un commissario ad acta, subordinando il suo intervento all’infruttuosa scadenza del termine e alla richiesta della parte interessata.
- La condanna alle spese del giudizio di ottemperanza segue la soccombenza dell’Amministrazione inadempiente.
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