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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7860/2022 del 04/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Pubblico Ministero ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del riesame di Cosenza che, accogliendo l'istanza di Ciliberti (amministratore della Full Società Agricola s.r.l.), aveva annullato il provvedimento del G.I.P. di Castrovillari che aveva disposto il sequestro preventivo del complesso aziendale per il reato previsto dall'art. 603-bis cod. pen. (sfruttamento del lavoro). Il P.M. deduceva vizi di diritto e di motivazione: errata interpretazione dell'art. 603-bis, omissione nell'esame degli indizi valorizzati dal G.I.P. (intercettazioni e sommarie dichiarazioni dei lavoratori relative a orari, paghe inferiori ai minimi, lavoro in nero, mancati riposi e ferie), violazione dell'art.125 c.p.p. per motivazione apparente e travalicamento del sindacato di merito da parte del giudice del riesame (artt. 321 e 322 c.p.p.), chiedendo l'annullamento dell'ordinanza di dissequestro.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, dato che la difesa dell'imputato ha depositato la sentenza del G.U.P. di Castrovillari del 7 dicembre 2020 con cui Ciliberti è stato assolto "per non avere commesso il fatto" dall'art. 603-bis. La Corte ha ritenuto che l'assoluzione rende insindacabile l'ordinanza del riesame che aveva disposto il dissequestro, richiamando l'art. 323 c.p.p.: anche in presenza di decisione cautelare di segno diverso, l'assoluzione in sede di merito impone il dissequestro e la restituzione dei beni, indipendentemente dall'impugnabilità della sentenza. Perciò non è stato necessario esaminare i motivi di gravame relativi alla valutazione delle prove e all'interpretazione della norma.

Norme richiamate

  • art. 603-bis cod. pen.

    comma 1 n. 2), comma 2 nn. 1,2,3, e comma 3 nn. 1 e 3

    Norma contestata relativa allo sfruttamento del lavoro; nel ricorso il P.M. sosteneva che il Tribunale del riesame avesse frainteso i presupposti di integrazione del reato e non avesse valutato correttamente gli indici di sfruttamento (orari, retribuzioni, lavoro in nero, mancati riposi/ferie). La Corte di Cassazione non ha risolto la questione di merito perché ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta mancanza di interesse.

  • art. 125 c.p.p.

    Richiamata dal P.M. per censurare motivazione apparente dell'ordinanza impugnata; la Corte non ha affrontato il merito della censura perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse.

  • art. 321 c.p.p.

    Richiamato insieme all'art. 322 per contestare un presunto travalicamento del giudice del riesame nell'apprezzamento del merito; la Cassazione non ha pronunciato sulla questione sostanziale, essendo intervenuta l'assoluzione di merito.

  • art. 322 c.p.p.

    Vedi art. 321 c.p.p.; censurato dal P.M. come violato dal Tribunale del riesame, ma non esaminato dalla Corte per sopravvenuta carenza di interesse.

  • art. 323 c.p.p.

    Interpretato dalla Corte come norma che impone il dissequestro e la restituzione dei beni nel caso in cui il giudice di merito assolva l'imputato; principio che ha determinato l'inammissibilità del ricorso perché l'assoluzione ha reso priva di oggetto la censura sull'ordinanza di dissequestro.

  • art. 23 d.l. 137/2020

    Riferimento procedurale: il Procuratore generale aveva chiesto l'inammissibilità del ricorso ai sensi di questa disposizione; la Corte ha poi effettivamente dichiarato l'inammissibilità, ma sulla base della sopravvenuta carenza di interesse dovuta all'assoluzione.

  • art. 240 c.p.p.

    Citato nella giurisprudenza richiamata come eccezione: la restituzione immediata dei beni sequestrati è esclusa solo se i beni sono soggetti a confisca obbligatoria secondo questa norma; nella vicenda ciò non è risultato impeditivo alla restituzione.

  • art. 588 c.p.p.

    Richiamato nella motivazione giurisprudenziale come regola generale sull'esecuzione dei provvedimenti impugnati; la Corte ha osservato che l'art. 323 c.p.p. deroga a tale regola nel caso di assoluzione di merito.

  • Giurisprudenza citata

    Sez. U, Sentenza n. 7 del 23/02/2000; Sez. 6, Sentenza n. 44961 del 15/09/2016

    Richiami giurisprudenziali usati per sostenere principi sul limite del sindacato di merito da parte del giudice delle misure cautelari e sul rapporto fra sentenza di assoluzione e perdita di efficacia del sequestro preventivo; la Cassazione ha fatto proprio il principio secondo cui l'assoluzione di merito impone il dissequestro, salvo casi di confisca obbligatoria.

Massime di principio

  • Se, dopo il dissequestro o altra decisione cautelare, interviene in sede di merito un'assoluzione che dichiari che l'imputato "non ha commesso il fatto", ogni impugnazione avverso il dissequestro diventa in pratica priva di interesse e il ricorso è inammissibile.
  • L'art. 323 c.p.p. obbliga il giudice a ordinare il dissequestro e la restituzione dei beni in caso di assoluzione di merito, a meno che il bene non sia soggetto a confisca obbligatoria (art. 240 c.p.p.).
  • Le questioni relative alla corretta valutazione degli indizi (intercettazioni, dichiarazioni dei lavoratori, riscontri documentali) costituiscono censure di merito che possono restare inesaminate se sopravviene un evento (es. assoluzione) che rende il ricorso privo di interesse.
  • Il sindacato di legittimità sulle decisioni del giudice del riesame è limitato, ma non è escluso: tuttavia la Corte di Cassazione può non entrare nel merito se vi è mancanza di interesse giuridico concreto a proseguire il processo di impugnazione.
  • In procedimenti per reati di sfruttamento del lavoro (art. 603-bis) è essenziale documentare e motivare chiaramente gli indici di sfruttamento (orari, retribuzioni, contribuzione, riposi/ferie) perché tali elementi sono decisivi sia per la misura cautelare reale sia per la decisione di merito.

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