Cassazione Penale, Sentenza n. 45210/2024 del 09/12/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Esposito aveva impugnato l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza che aveva rigettato la sua richiesta di misure alternative alla detenzione (affidamento in prova al servizio sociale o detenzione domiciliare) per l'esecuzione di una pena residua derivante da condanna irrevocabile del 24/01/2017 per reati collegati alla normativa sugli stupefacenti (commesso il 3/10/2014). Il ricorrente lamentava errata quantificazione del residuo di pena (sostenendo che restassero solo 25 giorni), la sua incensuratezza negli ultimi dieci anni e l'inesistenza di prove nei procedimenti pendenti che lo coinvolgerebbero, chiedendo l'acquisizione di nuova documentazione esecutiva.
La decisione
Il ricorso per cassazione è stato dichiarato infondato e rigettato. La Corte ha ritenuto inammissibile la produzione di nuova documentazione in sede di legittimità e ha confermato la correttezza dello scrutinio del Tribunale di sorveglianza, che ha effettuato una valutazione attuale della personalità del condannato e della prognosi di pericolosità, tenendo conto anche di fatti sopravvenuti e di misure cautelari adottate fino al 2020. Per tali ragioni il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 110 cod. pen.
Norma richiamata nella contestazione dei fatti (concorso di persone nel reato). La sentenza non sviluppa un'interpretazione nuova della norma, la cita solo come riferimento al reato per cui è stata irrogata la pena.
art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/1990
Norma sostanziale sullo specifico illecito in materia di stupefacenti che ha formato oggetto della condanna; la corte la cita come titolo della pena eseguita, senza una interpretazione ermeneutica specifica nella motivazione del rigetto.
art. 80, comma 1, d.P.R. n. 309/1990
Richiamato in relazione alle circostanze del reato e al quadro sanzionatorio; utilizzato come riferimento normativo dell'illecito principale senza ulteriore interpretazione particolare.
Giurisprudenza: Sez. 1, n. 1410 del 30/10/2019 (dep. 2020)
Citate in relazione al principio secondo cui la valutazione per l'ammissione alle misure alternative richiede una prognosi attuale sulla personalità del condannato, fondata sull'esame complessivo degli elementi a disposizione; la Corte afferma che tale valutazione può considerare anche fatti addebitati in altri procedimenti, specialmente se sopraggiunti.
Massime di principio
- In sede di valutazione per misure alternative alla detenzione la corte effettua una valutazione attuale e prognostica sulla personalità del condannato: la mera brevità del residuo di pena non è di per sé sufficiente a garantire l'ammissione.
- È ammissibile che il Tribunale consideri non solo i reati definitivi ma anche fatti addebitati in altri procedimenti, compresi quelli sopraggiunti, quando questi elementi incidono sulla valutazione della pericolosità e del radicamento criminale.
- La produzione di nuova documentazione probatoria non è normalmente consentita in sede di legittimità; eccezioni devono essere fondate su criteri specifici previsti dalla legge.
- Critiche generiche e affermazioni meramente assertive del difensore, senza allegazione o dimostrazione di elementi idonei a smentire il percorso motivazionale del giudice di merito, difficilmente riescono a invertire il giudizio di rigetto in cassazione.
- La sussistenza di precedenti provvedimenti cautelari e la ripetizione di fatti nel tempo sono elementi che influenzano negativamente la prognosi e possono legittimare il diniego delle misure alternative.
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