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Sentenza

Sentenza n. 2549/2026 - Milano, Sezione 3

per l'annullamento previa sospensione del provvedimento della Questura di Milano Prot. -OMISSIS- emesso in data 22/01/2026 recante il rigetto dell’istanza di rilascio del permesso di soggiorno per lavoro subordinato; - di ogni atto o provvedimento presupposto o consequenziale, successivo, preparatorio, anteriore o conseguente, conosciuto e non;

Giustizia amministrativa202601473

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lombardia - Milano, Sez. IIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di rilascio del permesso di soggiorno per lavoro subordinato

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (questura)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il provvedimento della Questura di Milano del 22 gennaio 2026, con il quale era stata rigettata l'istanza di rilascio del permesso di soggiorno per lavoro subordinato, chiedendone l'annullamento previa sospensione. Il testo non espone specifici vizi di legittimità dedotti contro il diniego. Nel corso del giudizio l'Amministrazione ha adottato, in data 4 maggio 2026, una determinazione di revoca in autotutela del provvedimento impugnato, rilevando l'acquisizione di documentazione valutata utilmente ai fini del riesame della posizione amministrativa dell'interessato.

La decisione

Il TAR, avendo verificato l'integrità del contraddittorio e l'esaustiva trattazione delle questioni, ha definito il giudizio con sentenza in forma semplificata ai sensi dell'art. 60 c.p.a. La revoca in autotutela del diniego impugnato ha fatto venir meno l'interesse del ricorrente a una decisione di merito, senza che le parti avessero formulato deduzioni contrarie, e la relativa questione è stata sottoposta al contraddittorio in camera di consiglio ai sensi dell'art. 73 c.p.a. Il ricorso è stato pertanto dichiarato improcedibile ai sensi dell'art. 35 c.p.a. Le spese di lite sono state compensate tra le parti.

Norme richiamate

  • art. 60 c.p.a.

    decisione in forma semplificata

    Consente di definire il giudizio con sentenza semplificata all'esito della camera di consiglio cautelare quando il contraddittorio è integro e le questioni sono esaustivamente trattate.

  • art. 35 c.p.a.

    La revoca in autotutela dell'atto impugnato, in assenza di deduzioni contrarie, determina il venir meno dell'interesse del ricorrente alla decisione di merito e comporta l'improcedibilità del ricorso.

  • art. 73 c.p.a.

    la relativa questione è stata sottoposta al contraddittorio delle parti

    La dichiarazione di improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse è stata adottata dopo aver sottoposto la questione al contraddittorio delle parti in camera di consiglio.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    oscuramento delle generalità della parte ricorrente

    Giustifica l'oscuramento delle generalità della parte ricorrente a tutela dei suoi diritti e della sua dignità.

  • artt. 5 e 6 del Regolamento (UE) 2016/679

    a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata

    Richiamati quali ulteriori presupposti per la tutela dei dati personali mediante oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • La revoca in autotutela dell'atto amministrativo impugnato determina, di regola, il venir meno dell'interesse alla decisione di merito e l'improcedibilità del ricorso, quando non risultino deduzioni contrarie delle parti.
  • La dichiarazione di improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse può essere adottata in camera di consiglio, anche con sentenza in forma semplificata, purché il contraddittorio sia integro, le questioni siano esaustivamente trattate e la questione dell'improcedibilità sia sottoposta alle parti.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoEstinzione, perenzione e improcedibilitàDecisione e riti speciali
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiAutotutela decisoriaSopravvenuta carenza di interesse

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