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Sentenza

Sentenza n. 1235/2026 - Catania, Sezione 5

per l'accertamento dell'illegittimità del silenzio serbato dal Comune di Mazzarrone sull'istanza del 28.07.2025 (prot. n. 8541/2025), volta ad ottenere la riqualificazione urbanistica del terreno di proprietà dei ricorrenti, sito nel Comune di Mazzarrone e censito al N.C.T. al foglio 5, part. 1500;

Giustizia amministrativa202600392

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Sicilia - Catania, Sez. VSentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio serbato dal Comune sull’istanza di riqualificazione urbanistica di un terreno rimasto privo di disciplina a seguito della decadenza di vincoli preordinati all’esproprio

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (proprietari)

Prevale il privato

La controversia

I ricorrenti hanno dedotto che il loro terreno, già in parte destinato a sede viaria e per la restante parte a parcheggio di progetto, fosse stato assoggettato a vincoli preordinati all’espropriazione, divenuti inefficaci per decorso del termine quinquennale senza reiterazione. Secondo i ricorrenti, l’area sarebbe quindi divenuta zona bianca ai sensi dell’art. 9 d.P.R. 380/2001. Con istanza del 28 luglio 2025 hanno chiesto al Comune una nuova classificazione urbanistica, senza ricevere riscontro. Hanno pertanto proposto azione avverso il silenzio ai sensi degli artt. 31 e 117 c.p.a., chiedendo l’accertamento dell’illegittimità dell’inerzia, l’ordine al Comune di provvedere entro un termine, la nomina di un commissario ad acta in caso di ulteriore inadempimento e la condanna al pagamento dell’indennizzo da ritardo previsto dall’art. 2-bis, comma 1-bis, l. 241/1990.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso, ritenendo sussistenti i presupposti dell’azione avverso il silenzio. La decadenza di un vincolo preordinato all’espropriazione determina un vuoto di disciplina urbanistica che il Comune è obbligato a colmare, poiché lo strumento urbanistico deve disciplinare l’intero territorio comunale. Il proprietario dell’area vanta un interesse legittimo pretensivo all’esercizio della funzione di governo del territorio e può chiedere l’attribuzione di una nuova destinazione urbanistica. Il Comune deve esaminare l’istanza e concludere il procedimento con un provvedimento espresso e congruamente motivato, anche qualora ritenga di non accogliere la richiesta; resta invece discrezionale il contenuto della nuova disciplina urbanistica. Accertata l’inerzia, il Collegio ha ordinato al Comune di provvedere entro 120 giorni dalla comunicazione o, se anteriore, dalla notificazione della sentenza. Per l’ulteriore inadempimento è stato nominato commissario ad acta il Direttore generale del Dipartimento Urbanistica dell’Assessorato regionale Territorio e Ambiente, con facoltà di delega, per un ulteriore termine di 120 giorni. Il Comune è stato condannato alle spese di lite, liquidate in euro 1.000 oltre accessori. Il testo non riferisce una decisione espressa sulla domanda di indennizzo da ritardo.

Norme richiamate

  • art. 31 c.p.a.

    Disciplina l’azione di accertamento dell’illegittimità del silenzio e consente al giudice di ordinare all’amministrazione di provvedere.

  • art. 117 c.p.a.

    Disciplina il rito speciale relativo all’azione avverso il silenzio dell’amministrazione.

  • art. 2, comma 1, l. 241/1990

    mediante l'adozione di un provvedimento espresso

    Impone all’amministrazione di concludere con un provvedimento espresso i procedimenti conseguenti obbligatoriamente a un’istanza o da iniziare d’ufficio.

  • art. 9 d.P.R. 380/2001

    È richiamato quale riferimento per la disciplina delle aree prive di regolamentazione urbanistica, le cosiddette zone bianche.

  • art. 2-bis, comma 1-bis, l. 241/1990

    È richiamato dai ricorrenti quale base della domanda di indennizzo da ritardo; il testo non indica una specifica statuizione del TAR su tale domanda.

  • art. 97 Cost.

    È richiamato quale fondamento dei doveri di correttezza e buona amministrazione che concorrono a giustificare l’obbligo di una pronuncia espressa sulle istanze del privato.

  • art. 71 d.P.R. 115/2002

    È richiamato per stabilire il termine di cento giorni entro il quale il commissario ad acta deve presentare la nota delle spese ai fini della liquidazione del compenso.

Massime di principio

  • La decadenza quinquennale di un vincolo urbanistico preordinato all’espropriazione, se non reiterato, determina un vuoto di disciplina che il Comune è obbligato a colmare mediante l’esercizio della funzione di pianificazione urbanistica; nelle more trova applicazione la disciplina delle zone bianche.
  • Il proprietario di un’area interessata da un vincolo espropriativo decaduto è titolare di un interesse legittimo pretensivo a che il Comune esamini la richiesta di nuova destinazione urbanistica e concluda il procedimento con un provvedimento espresso.
  • L’obbligo dell’amministrazione riguarda l’an dell’esercizio del potere di pianificazione, mentre il quomodo, ossia il contenuto della nuova destinazione urbanistica, resta affidato alla discrezionalità comunale nei limiti della legislazione vigente.
  • L’istanza del proprietario diretta a ottenere la nuova disciplina urbanistica di un’area rimasta priva di regolamentazione deve essere esaminata anche quando l’amministrazione ritenga la richiesta non accoglibile; in tal caso il diniego deve essere congruamente motivato.
  • Decorso il termine per la conclusione del procedimento senza una pronuncia espressa, il silenzio del Comune sulla richiesta di ritipizzazione urbanistica è impugnabile con l’azione prevista dagli artt. 31 e 117 c.p.a.; il giudice può ordinare all’amministrazione di provvedere e nominare un commissario ad acta per l’ulteriore inadempimento.

Come è indicizzato

MaterieVincoli urbanisticiTermini del procedimento e silenzioGiudizio di ottemperanza
RamiUrbanistica e governo del territorioProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneTermini del procedimentoEffetto conformativo e riedizione del potereOttemperanza e commissario ad acta

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