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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15173/2025 del 16/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Catanzaro che aveva confermato la condanna per concorso in bancarotta fraudolenta distrattiva e documentale. Il ricorrente deduce tre motivi: (1) erronea applicazione della legge fallimentare e vizio di motivazione con riferimento alla presunta simulazione dei pagamenti per la cessione di immobilizzazioni e merci alla societa' COLOR SYSTEM s.r.l.; sostiene che le cessioni furono documentate da sette fatture e che risultino pagamenti in contanti per oltre 140.000 euro; (2) censura in ordine alla distrazione del denaro in cassa, lamentando la mancanza di spiegazione su come sia stata ricostruita una maggiore giacenza rispetto a quanto rinvenuto dalla curatela; (3) contestazione relativa alla bancarotta documentale, deducendo che non sarebbe provata la sottrazione o distruzione delle scritture contabili e che, comunque, parte della documentazione consentiva la ricostruzione fino al dicembre 2009.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso in tutte le sue parti. Ha ritenuto che i primi due motivi impongono una rivalutazione del merito non consentita in sede di legittimità e che le censure sono anche genericamente formulate senza confronto con la motivazione dei giudici di merito. I giudici hanno confermato che il curatore non ha trovato alcuna prova dell'effettivo pagamento delle fatture e non ha potuto rinvenire i beni, le rimanenze di magazzino e la cassa indicati nei conti. Si è richiamato il principio secondo cui, quando i beni risultano contabilmente presenti ma non rinvenuti al fallimento, incombe sul fallito l'onere di dimostrare la loro destinazione; la mancata prova legittima la presunzione di distrazione. Quanto alla bancarotta documentale, la Corte ha valorizzato le dichiarazioni del curatore e dell'esperto contabile che hanno ritenuto la documentazione incompleta, non aggiornata e inaffidabile, rendendo impossibile la ricostruzione del patrimonio. Conseguentemente, la sentenza di merito è stata confermata e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • legge fallimentare

    art. 8, comma 3 legge fallimentare

    L'art. 8, comma 3 impone l'obbligo di verità al fallito e la collaborazione con il curatore: la mancata produzione/illustrazione della destinazione dei beni rilevanti legittima la valutazione della loro distrazione

  • codice di procedura penale

    L'art. 192 c.p.p. è richiamato per la rilevanza delle presunzioni probatorie: la corte ha ritenuto applicabile la presunzione di distrazione quando beni contabilmente esistenti non vengono rinvenuti e il loro precedente possesso è accertato

Massime di principio

  • Se i libri contabili indicano beni/denaro presenti nel patrimonio e tali elementi non risultano al momento del fallimento, grava sul fallito l'onere di dimostrarne la destinazione; l'assenza di giustificazione può costituire presunzione di distrazione
  • La Corte di Cassazione non riesamina il merito delle valutazioni probatorie: contestazioni che chiedono una diversa lettura degli elementi di fatto sono inammissibili in sede di legittimità
  • La chiusura di conti correnti, la mancata consegna dei bilanci e l'assenza di scritture aggiornate costituiscono indici gravi e valutabili unitariamente come prova indiretta di operazioni elusive o distrattive
  • Per evitare responsabilità penali in caso di crisi/fallimento, l'amministratore deve conservare e rendere disponibili scritture e documenti contabili aggiornati e deve poter dimostrare la tracciabilità dei pagamenti e la destinazione dei ricavi derivanti da cessioni di beni
  • La distrazione di cassa e la simulazione di pagamenti sono elementi che, senza documentazione di riscontro (ricevute, movimenti bancari, prove del versamento), possono essere ritenuti dal giudice di merito indizianti la bancarotta fraudolenta

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