Sentenza n. 14603/2026 - Roma, Sezione 3B
per l'annullamento PER L'ANNULLAMENTO PREVIO RIESAME Del provvedimento emesso dal Ministero dell'Interno in data -OMISSIS-, notificato al ricorrente in data -OMISSIS-, con cui veniva decretato il respingimento dell'istanza di concessione della cittadinanza italiana -OMISSIS-ai sensi dell'art. 9 comma 1 lettera f) della Legge 5 febbraio 1992 n. 91, presentata in data-OMISSIS- (all.1).
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego di concessione della cittadinanza italiana per residenza ai sensi dell'art. 9, comma 1, lettera f), della legge n. 91/1992
Esito
Favorevole al resistente (ministero)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La ricorrente ha impugnato il diniego ministeriale fondato sulla rilevanza ostativa di una precedente condanna penale, contestata nel preavviso di rigetto. Ha dedotto, in sintesi, che il fatto era stato commesso molti anni prima, quando era giovane, che la condotta aveva avuto carattere episodico, che vi era stato pieno ravvedimento, che aveva risarcito il danno all'esercizio commerciale interessato e che risultava pendente un'istanza di riabilitazione. Ha inoltre valorizzato la lunga permanenza e integrazione sul territorio italiano, la presenza di un figlio nato in Italia, l'attività lavorativa svolta e il possesso di un permesso di soggiorno di lungo periodo. La domanda era diretta all'annullamento del diniego, previo riesame.
La decisione
Il TAR ha respinto il ricorso ritenendolo infondato. Ha rilevato che la causa ostativa risultava ancora infradecennale alla data di presentazione dell'istanza e che la riabilitazione era comunque intervenuta successivamente alla valutazione ministeriale. Ne consegue che l'amministrazione doveva valutare la domanda sulla base della situazione di fatto e di diritto esistente al momento della decisione, secondo il principio rebus sic stantibus, restando irrilevanti le vicende successive. La riabilitazione successiva può eventualmente fondare la ripresentazione di una nuova domanda, ma non rende illegittimo il diniego già adottato. Spese compensate.
Norme richiamate
art. 9, comma 1, lettera f), l. 5 febbraio 1992, n. 91
La disposizione costituisce il fondamento della domanda di concessione della cittadinanza italiana per residenza.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196
Richiamato quale base per l'oscuramento delle generalità e dei dati personali nella diffusione del provvedimento.
art. 9, paragrafi 1 e 4, Regolamento (UE) 2016/679
Richiamato a tutela dei dati personali e, in particolare, dei dati idonei a rivelare lo stato di salute.
art. 2-septies d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196
Richiamato, unitamente alla disciplina europea e nazionale in materia di protezione dei dati personali, per disporre l'oscuramento dei dati sensibili.
Massime di principio
- La legittimità del diniego di concessione della cittadinanza deve essere valutata con riferimento alla situazione di fatto e di diritto esistente al momento della decisione amministrativa, secondo il principio rebus sic stantibus.
- Una causa ostativa ancora sussistente alla data di presentazione della domanda può legittimare il diniego della cittadinanza anche se, successivamente, intervengono fatti favorevoli, come la riabilitazione penale.
- La riabilitazione intervenuta dopo la valutazione amministrativa non incide sulla legittimità del diniego già adottato, ma può consentire all'interessato di ripresentare la domanda sulla base della situazione sopravvenuta.
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