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Sentenza

Sentenza n. 947/2026 - Salerno, Sezione 1

Giustizia amministrativa202501564

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Salerno, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: assegnazione di una docente di sostegno per 18 ore settimanali a supporto del minore per l’anno scolastico 2025/2026

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (amministrazione scolastica)

Prevale l’amministrazione

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato il provvedimento con cui il dirigente scolastico aveva assegnato una docente di sostegno al minore per 18 ore settimanali, chiedendo l’annullamento dell’atto e degli atti presupposti, preparatori, connessi e consequenziali. Dal testo non risultano specificamente indicati i singoli vizi di legittimità dedotti. Nel corso del giudizio, con memoria del 7 maggio 2026, i ricorrenti hanno dichiarato di non avere più interesse alla decisione, rappresentando che, in un distinto giudizio cautelare avente a oggetto il P.E.I. relativo al medesimo anno scolastico, il TAR di Salerno aveva accolto le domande e ordinato all’amministrazione di riformulare il P.E.I., attribuendo al minore l’insegnante di sostegno per l’intero orario scolastico.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse. La dichiarazione espressa dei ricorrenti, intervenuta prima della decisione, ha evidenziato il venir meno dell’interesse alla prosecuzione del giudizio, poiché la tutela sostanziale richiesta era stata già conseguita mediante la sentenza resa nel distinto giudizio sul P.E.I. Il giudice ha richiamato il principio della disponibilità dell’interesse a ricorrere: fino al momento in cui la causa è trattenuta per la decisione, il ricorrente può dichiarare di non avere più interesse alla pronuncia; il giudice deve prenderne atto, non potendo procedere d’ufficio né sostituirsi alla parte nella valutazione dell’interesse ad agire. Le spese di lite sono state compensate in ragione della definizione in rito della controversia.

Norme richiamate

  • art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.

    La sopravvenuta carenza di interesse alla decisione comporta la declaratoria di improcedibilità del ricorso.

  • art. 85, comma 9, c.p.a.

    Richiamato dal giudice nell’ambito della disciplina processuale applicata alla definizione del giudizio.

  • art. 52, commi 1, 2 e 5, d.lgs. 196/2003

    Richiamato quale presupposto per disporre l’oscuramento dei dati identificativi del minore e dei soggetti esercenti la responsabilità genitoriale.

  • art. 6, paragrafo 1, lett. f), Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamato, unitamente alla disciplina nazionale sulla protezione dei dati personali, a fondamento dell’oscuramento dei dati identificativi.

Massime di principio

  • Nel processo amministrativo l’interesse a ricorrere è nella disponibilità della parte: fino a quando la causa non è trattenuta per la decisione, il ricorrente può dichiarare di non avere più interesse alla prosecuzione del giudizio.
  • La dichiarazione espressa del ricorrente circa il venir meno dell’interesse alla decisione impone al giudice di dichiarare l’improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, senza che il giudice possa procedere d’ufficio o sostituirsi alla parte nella valutazione dell’interesse ad agire.
  • L’interesse alla prosecuzione del giudizio viene meno quando la tutela sostanziale perseguita con il ricorso sia stata già integralmente conseguita mediante un distinto provvedimento giurisdizionale.
  • Anche quando il giudizio è definito per improcedibilità, il giudice deve provvedere alla regolazione delle spese; queste possono essere compensate in considerazione della definizione in rito della controversia.

Come è indicizzato

MaterieScuolaEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiIstruzione e universitàProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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